Oggi la programmazione di Rete 4 ospita uno dei pilastri del cinema italiano, ispirato a una storia vera: Il Marchese del Grillo. La pellicola del 1981 vede la regia di Mario Monicelli. Il protagonista ha il volto e la voce di Alberto Sordi.
Il film racconta le giornate di un nobile romano dedito all’ozio e alle beffe feroci. Le sequenze mostrano una Roma sfarzosa e decadente sotto il dominio francese. Il contesto storico è quello delle Guerre Napoleoniche. Appaiono figure come Papa Pio VII e il generale Miollis. Tuttavia, la realtà storica di Onofrio del Grillo segue un binario differente. Il vero nobile nacque a Fabriano nel 1714. Apparteneva a una famiglia nobilitata nel XVII secolo. La stirpe dei Del Grillo godeva di un prestigio riconosciuto dalla Curia Romana. Onofrio non visse nell’Ottocento di Sordi. Egli morì a Roma nel 1787, poco prima della Rivoluzione Francese. Il palazzo di famiglia si trova tuttora nella celebre Salita del Grillo, nel rione Monti.
L’uomo ricoprì cariche pubbliche rilevanti. Fu cameriere segreto di cappa e spada. Frequentò i palazzi del potere pontificio con regolarità. La sua tomba si trova nella chiesa di San Giovanni dei Fiorentini. Le iscrizioni marmoree confermano il legame profondo tra il casato e la città eterna. Il patrimonio della famiglia includeva il titolo di Marchese di Santa Cristina. La sceneggiatura di Monicelli utilizza il nome di Onofrio ma altera la linea temporale. Gli autori fusero insieme le vite di diversi esponenti della famiglia. Lo zio Bernardo del Grillo condivideva la fama di uomo eccentrico. Il nipote omonimo, Onofrio junior, visse effettivamente durante l’occupazione francese. Il film crea un personaggio unico da tre figure distinte.

Il Marchese del Grillo, qual è la storia vera? Dalla cronaca dei tribunali alla leggenda delle osterie romane
Le storie sulle burle del Marchese non nacquero nei libri di storia. Esse circolarono per decenni attraverso la tradizione orale. Il popolo romano tramandava aneddoti nelle piazze e nelle taverne. Molti di questi racconti trovarono una forma scritta solo a metà dell’Ottocento. Questo sfasamento temporale alimentò il mito del nobile beffardo. Esistono documenti che parlano di liti giudiziarie e debiti mai pagati. Il Marchese amava umiliare gli artigiani della città. Un episodio reale riguarda il falegname Aronne Piperno. Nel film la beffa si consuma tra sguardi d’intesa e cinismo. Nella realtà, rifletteva il divario sociale tra il patriziato e il popolo. Il privilegio nobiliare garantiva quasi sempre l’impunità.
Il palazzo in Salita del Grillo era il centro di queste attività. La struttura possiede ancora una torre medievale intatta. Dal suo terrazzo, il nobile osservava il passaggio dei romani. Gli aneddoti riportano lanci di monete roventi per scottare le mani dei mendicanti. Altri racconti descrivono feste sfarzose concluse con scherzi crudeli agli invitati. Queste azioni non erano semplici scherzi, ma manifestazioni di potere assoluto.
Il cinema ha trasformato questa figura in una maschera comica. La romanità di Alberto Sordi ha reso Onofrio quasi simpatico. La sceneggiatura ha rimosso gli aspetti più oscuri del personaggio settecentesco. Il vero Marchese viveva in una Roma cupa, dominata dall’Inquisizione. La sua ribellione non aveva scopi politici o sociali. Egli cercava solo di vincere la noia aristocratica. Oggi la toponomastica romana conserva il suo nome. Salita del Grillo resta una delle mete più fotografate dai turisti. Le pietre di quel palazzo hanno visto passare secoli di storia reale. Il film ha sovrascritto la memoria storica con quella cinematografica. Molte persone identificano Onofrio esclusivamente con il volto di Sordi. La ricerca accademica ha faticato a separare i fatti dalle invenzioni letterarie.





