Oggi Michael Jackson torna sul grande schermo, ma mentre il biopic con suo nipote Jaafar come protagonista celebra il mito, emerge la verità su come il Re del Pop "hackerò" il sistema televisivo americano per abbattere la Color Line.
Michael Jackson ha fatto la storia della musica, in tutti i sensi possibili e immaginabili. Per questo vale la pena approfondire il suo rapporto con MTV (che ha portato all'abbattimento della cosiddetta color line). Contestualizziamo. Il momento più difficile per l'emittente statunitense si verificò quando venne accusata di razzismo da Fab 5 Freddy e da Rick James (quest'ultimo mandò il suo videoclip di Super Freak senza vederlo messo in onda). Solo pochi cantanti neri come Eddie Grant o Herbie Hancock trovavano spazio sul canale americano che considerava la musica nera non abbastanza crossover e poco mainstream. MTV rispose all'accusa di razzismo, asserendo di trasmettere solo musica rock.
In ogni caso, bisogna precisare che la discriminazione apparteneva, in quel periodo, anche al settore radiofonico: c'erano radio per neri e radio per bianchi. Dunque MTV rifletteva semplicemente una tendenza, con la differenza che in televisione le implicazioni razziali erano più profonde perché la musica non solo si ascoltava, ma si guardava anche. Un momento significativo a proposito di razzismo è la scottante intervista a David Bowie del 1983, al termine della quale l'artista chiedeva perché venissero trasmessi così pochi artisti neri su MTV. Il vj che sosteneva l'intervento spiegò come la linea editoriale dell'emittente fosse basata su rock and roll nazionalmente valido e per diciassettenni, ma Bowie replicò come anche artisti del calibro di Marvin Gaye fossero importanti per un pubblico di diciassettenni neri. Quest’intervista marchiò in negativo la storia di MTV perché al termine di essa si parlò della necessità di educare il pubblico alla black music un po’ alla volta.

Michael Jackson messo al bando da MTV: il piano segreto per essere trasmesso
Anche Michael Jackson venne messo al bando. In vetta alle classifiche, era uno degli artisti più conosciuti a livello mondiale eppure la sua musica non andava bene perché non poteva essere definita rock. Solo quando, nel 1983, Walter Yetnikoff, l'amministratore delegato di CBS che aveva Jackson sotto contratto, andò su tutte le furie minacciando di boicottare MTV, si pensò di ovviare a tale criticità con il videoclip di Beat it, brano che con un assolo di chitarra di Eddie Van Halen al minuto 3:00 può essere annoverato nel genere professato come principe dall'emittente...

Lo scambio di cassette e l'abbattimento della color line
Ma qui risiede il cuore dell'inganno che pochi conoscono. In videocassetta negli studi di MTV non arrivò il tanto atteso Beat it ma Billie Jean, singolo impossibile da definire rock. Pur essendo il videoclip straordinario, fare un'eccezione per Jackson, significava incappare in complicazioni con gli altri artisti, trasmettendo qualcosa di esterno alla consueta linea editoriale. Per la fama di Michael e i precedenti con la CBS, però, anche non trasmettere Billie Jean era chiaramente una difficoltà. In definitiva, si decise di mandare in onda entrambi i videoclip. Così Michael Jackson cambiò le carte in tavola, abbattendo la cosiddetta color line e facendo aprire MTV al pop e all'R&B.
Analisi della Scena: Al minuto 1:07 del video di Billie Jean, il marciapiede si illumina sotto i piedi di Jackson. Quell'estetica noir e cinematografica, diretta da Steve Barron, era così superiore a qualunque cosa trasmessa all'epoca che MTV non ebbe il coraggio di rifiutarla, nonostante il brano fosse puramente Funk/Pop.
L'impatto di questo "bluff" fu immediato. Non solo Jackson divenne il Re del Pop, ma salvò le finanze della stessa emittente.
- Billie Jean: Oltre 1,6 miliardi di visualizzazioni.
- Incremento Audience: +15% di share per MTV nel primo trimestre del 1983.
- Apertura Mercato: Dopo MJ, arrivarono Prince, Lionel Richie e Donna Summer.
Thriller e l'eterno ringraziamento di MTV a Michael Jackson
D’altro canto era sempre il 1983 l’anno in cui vide la luce il singolo Thriller. L’agente di Jackson chiese ai dirigenti di MTV di pagare l'artista per realizzarne il videoclip, dato che, ancora una volta dopo Billie Jean avrebbe dato risalto all'emittente. Fare una cosa del genere per Michael però significava farlo per tutti e dunque decretare la bancarotta per MTV. Al tempo stesso, non farlo significava lasciare ad altri la possibilità di trasmettere la più grande star di tutti i tempi. Così si decise di pagare un documentario dal titolo The making of Thriller diretto da John Landis, il quale riprese ambientazioni ed effetti speciali del suo horror An American Werewolf in London, e di inserire nel budget del film quello del videoclip. Una furberia per eludere il sistema e dire di non aver pagato per il video della canzone.

Thriller divenne, in effetti, uno dei più importanti videoclip della storia. Addirittura venivano dichiarati gli appuntamenti giornalieri in cui le immagini di Jackson per quattordici minuti, ritornano in onda. Orde di diciassettenni lo guardavano e riguardavano, lo share impennava. Per MTV gli affari non erano mai andati meglio di così: nel 1985 tutti ne conoscevano il logo, ormai popolare tra gli adolescenti come il marchio Coca Cola. L’emittente diventava sempre più grande e veloce grazie al suo essere una televisione esclusiva per i giovani, tant’è che si parla di una vera e propria MTV Generation; basti pensare che i genitori, quasi sempre contrari all'abuso di videoclip rock da parte dei figli, iniziarono ad acquistare un televisore solo per questi ultimi, da posizionare rigorosamente in cantina.
Mentre entriamo in sala per il biopic, ricordiamoci che Michael Jackson non ha solo scalato le classifiche: ha usato la creatività per "hackerare" un sistema che gli sbarrava la strada, distruggendo la color line e rendendo la musica finalmente libera.




