Robert De Niro è tornato a Roma il 13 e 14 luglio 2026 per un evento che, sulla carta, sembrava una semplice tappa promozionale: la presentazione, in Piazza San Cosimato a Trastevere, della versione restaurata di Novecento di Bernardo Bertolucci, nel cinquantesimo anniversario del film. L’Atto I è stato proiettato il 13 luglio, l’Atto II il giorno successivo, e l’arrivo dell’82enne divo hollywoodiano ha scatenato un bagno di folla con migliaia di persone radunate in strada. Ma perché un attore che ormai raramente si sposta per eventi non strettamente legati a un red carpet ha attraversato l’Atlantico per una serata gratuita di quartiere, e non per un’anteprima patinata? La risposta ha a che fare con un legame costruito con Roma in tempi sorprendentemente brevi, e con una storia, quella della rassegna che lo ha ospitato, molto più solida di quanto la parola ‘piazza’ lasci immaginare.
Perché De Niro è tornato a Roma meno di nove mesi dopo la Lupa Capitolina
Chi ha seguito le cronache romane degli ultimi mesi sa che De Niro non era un volto nuovo per la Capitale. Lo scorso 6 novembre 2025 il sindaco Roberto Gualtieri gli aveva conferito la Lupa Capitolina, la massima onorificenza della città, durante una cerimonia in Campidoglio alla presenza di una rappresentanza della giuria Young Adult di Alice nella Città. In quell’occasione il sindaco aveva sottolineato il legame profondo che lo unisce a Roma, capitale del cinema e fonte d’ispirazione per artisti di ogni generazione, che sempre lo accoglierà come una seconda casa. L’invito a Trastevere per Novecento arriva dunque a meno di nove mesi da quel riconoscimento, e non è casuale: secondo quanto raccontato dagli organizzatori, l’attore avrebbe risposto a un contatto della Fondazione Piccolo America inviato in piena notte, motivato semplicemente da quello che i promotori della rassegna hanno descritto come puro amore per il cinema. Un dettaglio che chiarisce come l’operazione non sia nata da un ufficio stampa hollywoodiano, ma da un rapporto diretto tra l’attore e chi organizza l’evento sul territorio.
Cos’è davvero Il Cinema in Piazza e perché attira così tante persone
Per capire la portata di quanto accaduto a Trastevere bisogna sapere cos’è Il Cinema in Piazza, la kermesse della Fondazione Piccolo America di cui la serata con De Niro ha rappresentato il gran finale della XII edizione. Non si tratta di un evento estemporaneo: nella stagione 2025 la manifestazione aveva già registrato oltre 120.000 presenze, mentre l’edizione 2026, andata avanti dal 28 maggio al 12 luglio tra Piazza San Cosimato, il Parco della Cervelletta e Monte Ciocci, ha proposto 95 proiezioni complessive e 34 incontri speciali, quattro dei quali ospitati al Cinema Troisi. Anche la sala madre del gruppo, l’ex Cinema America riaperto dopo anni di battaglie legali, ha numeri che raccontano un fenomeno reale e non un episodio isolato: nel primo anno di riapertura aveva già superato le 60.000 presenze, aggiudicandosi il Biglietto d’Oro come monosala più frequentata d’Italia. Sono numeri che spiegano perché una star del calibro di De Niro possa scegliere una piazza gratuita di quartiere invece di un evento più blindato: qui il pubblico, letteralmente, c’è già.
Novecento non fu il flop di culto che si racconta oggi
Uno degli equivoci più diffusi attorno a Novecento riguarda il suo destino commerciale. Il film viene spesso ricordato come un’opera monumentale, difficile, quasi respinta dal grande pubblico all’epoca della sua uscita. I dati raccontano un’altra storia. Nella stagione cinematografica italiana 1976-1977 l’Atto I di Novecento si piazzò al terzo posto per numero di incassi, superando addirittura Rocky e Taxi Driver, mentre l’Atto II si fermò al ventesimo posto della medesima classifica. Complessivamente i due atti registrarono nelle sale italiane oltre dieci milioni di spettatori. Un successo che oggi la nostalgia collettiva tende a offuscare, forse perché la lavorazione fu tutt’altro che semplice: le riprese partirono il 2 luglio 1974 e richiesero quasi tre anni di lavoro, per un film che nella sua versione integrale supera le cinque ore di durata, distribuito in due atti anche per necessità pratiche di programmazione nelle sale.
La partita di calcio che nessuno racconta: quando Novecento sfidò Salò
C’è un aneddoto, meno noto del film stesso, che lega indirettamente quel set a un pezzo di storia italiana sportiva. Durante le riprese, iniziate appunto nel luglio 1974, la troupe di Bertolucci sfidò più volte a calcio quella di Salò o le 120 giornate di Sodoma, che Pier Paolo Pasolini stava girando nelle vicinanze, nella campagna intorno a Parma. A una di quelle partite, giocata tra attrezzisti e comparse delle due produzioni, prese parte anche un giovanissimo Carlo Ancelotti, oggi commissario tecnico della Nazionale italiana. Un dettaglio curioso che mostra come il set di Novecento fosse un microcosmo capace di intrecciare cinema d’autore, storia politica italiana e, inaspettatamente, il futuro del calcio nostrano.
Cosa ha detto davvero De Niro sul palco di Trastevere
Al di là della presenza fisica, la sostanza della serata sta in quello che De Niro ha detto durante il dialogo con Antonio Monda e Valerio Carocci, presidente della Fondazione Piccolo America. L’attore ha ricordato Bertolucci come una persona che, a suo dire, stava dalla parte della gente e dalla parte del giusto, ammettendo di non ricordare con precisione come lo avesse conosciuto ma di essere rimasto colpito dalla sceneggiatura, pur avendo inizialmente pensato che il regista fosse un po’ pazzo. Non sono mancati i retroscena tecnici: De Niro ha raccontato che la scena in cui interpretava una versione anziana del proprio personaggio venne girata per errore all’inizio delle riprese, invece che alla fine, e fu poi rifatta insieme a Gérard Depardieu proprio in chiusura di lavorazione, una scelta che lo lasciò spiazzato perché era abituato a girare in sequenza cronologica. Rivolto ai giovani radunati in piazza, l’attore ha lanciato un messaggio semplice quanto diretto: fidatevi del vostro istinto.
Chi ha lavorato al restauro di Novecento
Dietro la serata di Trastevere c’è un lavoro di restauro tutt’altro che artigianale. L’operazione che ha riportato in vita Novecento per il pubblico del 2026 è stata realizzata da 20th Century Fox, Paramount Pictures, Istituto Luce-Cinecittà e Cineteca di Bologna, con la collaborazione del produttore storico Alberto Grimaldi e il sostegno del laboratorio bolognese L’Immagine Ritrovata, sotto la supervisione dello stesso Bernardo Bertolucci, prima della sua scomparsa nel novembre 2018, e del direttore della fotografia Vittorio Storaro. Un dettaglio che colloca l’evento romano dentro un’operazione internazionale di conservazione della memoria cinematografica, non una semplice trovata promozionale locale.
Cosa lascia in eredità questo passaggio romano di De Niro
La serata di Piazza San Cosimato chiude la XII edizione de Il Cinema in Piazza e consolida definitivamente il posizionamento della Fondazione Piccolo America, nata da un’occupazione del vecchio Cinema America minacciato di demolizione nel 2012, come interlocutore capace di attrarre star hollywoodiane di prima fascia dentro un contesto interamente gratuito e all’aperto. Non è un dettaglio da poco per un’organizzazione che è passata, in poco più di un decennio, da occupazione giovanile a partner riconosciuto di majors come Fox e Paramount. L’operazione rilancia implicitamente anche un tema caro agli stessi organizzatori: quello della difesa degli spazi culturali romani, definiti dalla Fondazione oggi nuovamente minacciati, in un momento storico in cui il destino di sale storiche e luoghi di aggregazione culturale a Roma resta tutt’altro che scontato. La presenza di De Niro, in questo senso, funziona anche da cassa di risonanza per una battaglia che va oltre la singola serata di cinema sotto le stelle.





