Piero Pelù torna al centro delle polemiche nelle ultime ore: durante i concerti del tour dei Litfiba per il quarantennale di 17 Re, il cantante ha attaccato duramente Donald Trump e Benjamin Netanyahu, arrivando a far roteare sul palco una testa di silicone con i capelli arancioni che richiama in modo esplicito il presidente americano. Il gesto è avvenuto il 9 luglio 2026 a Villafranca di Verona, ma è tornato virale e commentato da nuove fonti proprio in queste ore, con tanto di replica politica di Fratelli d’Italia che ha citato Francesco De Gregori per rispondere al rocker. Quello che in pochi hanno notato, però, è che Villafranca non è un episodio isolato: è l’ultimo tassello di un percorso che Pelù porta avanti da settimane, tappa dopo tappa, trasformando il tour dei suoi 40 anni in un caso politico permanente.
Non è la prima volta: cosa era già successo a Pescara il 4 luglio
Per capire la portata dell’episodio di Villafranca bisogna tornare indietro di cinque giorni. Un concerto dei Litfiba al Porto Turistico di Pescara si è trasformato in un caso politico dopo gli interventi dal palco di Piero Pelù, che tra un brano e l’altro ha affrontato temi pubblici e ideologici, fino a sventolare la bandiera italiana davanti al pubblico. Il passaggio più discusso è arrivato quando Pelù ha sventolato la bandiera italiana davanti al pubblico, accompagnando il gesto con una frase destinata a diventare il centro della polemica: Viva l’Italia libera e antifascista, ha gridato dal palco, aggiungendo che si trattava semplicemente della storia del Paese. Una frase che sembra innocua letta oggi, ma che a Pescara aveva già acceso gli animi, tanto che il deputato di Fratelli d’Italia Guerino Testa, presente in platea, era intervenuto duramente: Ancora una volta la cultura, in questo caso musicale, viene politicizzata, ha dichiarato, sostenendo che a Pescara Piero Pelù avrebbe intervallato i brani con pensieri politici più ideologizzanti che concreti. È dunque proprio a Pescara, e non solo dopo l’episodio Trump, che nasce il richiamo alla cultura che non dovrebbe piegarsi alla politica, un tema che tornerà identico pochi giorni più tardi.
C’è poi un dettaglio che rende ancora più denso il concerto di Villafranca: lo stesso 9 luglio, prima di salire sul palco del Castello Scaligero, è il brano S.O.S, scritto e cantato da Piero Pelù, a vincere il 24° Premio Amnesty International Italia per la sezione Big, il riconoscimento dedicato al miglior brano sui diritti umani della musica italiana. Pelù aveva raccontato di aver scritto quel pezzo lo scorso ottobre, una canzone che mi è venuta dal cuore e che parla dei genocidi in atto in ogni parte del mondo, in particolare di quello palestinese. Il concerto di Villafranca, insomma, non era una tappa qualunque: era la serata della premiazione, e proprio in quella serata il cantante ha scelto di calcare la mano più che altrove.
Cosa è successo davvero sul palco di Villafranca il 9 luglio
Sulle note dello storico brano Tex, Pelù ha tirato fuori l’oggetto che ha fatto il giro dei social: ha portato sul palco una testa in silicone con i capelli arancioni, legata a una corda per farla roteare, chiaro riferimento, irrisorio, a Donald Trump. Poi le parole, diventate immediatamente virali: Eccolo lo scalpo, eccolo qua. Sembra facile, ma vallo a prendere tu lo scalpo di quella testa di ca**o di Trump, vai. Vallo a prendere. Senza dimenticare quel grandissimo pezzo di me**a di Netanyahu, ha detto dal palco, chiedendo di fermare l’offensiva contro i palestinesi. Non un fulmine a ciel sereno, quindi, ma la naturale escalation di un discorso iniziato giorni prima con toni più istituzionali e finito, a Villafranca, con la messinscena fisica del manichino.
Il tour dei 40 anni di 17 Re: numeri e contesto
Il tour Quarant’anni di 17 Re celebra i quattro decenni dell’album simbolo della Trilogia del Potere, con la formazione originale dei Litfiba al completo: Piero Pelù, Ghigo Renzulli, Antonio Aiazzi e Gianni Maroccolo. A sei mesi dalla partenza del tour più atteso da tutti i fan del rock italiano sono già oltre 50.000 i biglietti venduti per le 20 date che tra giugno e agosto vedranno impegnati in giro per l’Italia i Litfiba degli anni ’80 con la formazione originale. Un dato comunicato già a gennaio 2026, che dà la misura di quanto sia enorme il richiamo commerciale della reunion e, di conseguenza, quanto venga amplificata ogni sua uscita politica. Prima della partenza ufficiale, la band si era già esibita al Concerto del Primo Maggio a Roma, anticipando dal vivo il progetto della reunion. A giugno, inoltre, Pelù aveva promosso e partecipato a Sos Palestina 2, il concerto sold out alle Cascine di Firenze con i Litfiba sul palco per raccogliere fondi destinati a Medici Senza Frontiere, a conferma di un filone di impegno pro Palestina che accompagna tutto il suo 2026.
La replica della politica: Fratelli d’Italia cita De Gregori
Dopo Villafranca, la reazione della destra italiana non si è fatta attendere ed è arrivata nella stessa cornice già vista a Pescara. Il deputato di Fratelli d’Italia Guerino Testa ha ribadito la linea del partito, invitando il cantante a fare il mestiere per cui sale sul palco senza trasformare i concerti in sermoni politici, e richiamando in entrambe le occasioni le parole di Francesco De Gregori, storicamente contrario all’idea che un artista debba fare da guida politica al proprio pubblico. Non è un caso isolato di polemica lampo: prima Pescara, poi Villafranca, la stessa argomentazione è stata riproposta identica, segno che il fronte politico sta ormai monitorando data per data le uscite del cantante.
Cosa aveva detto Pelù prima del tour per giustificare la sua linea
Il rocker toscano non ha mai nascosto le sue posizioni, nemmeno prima che il tour partisse. In una delle interviste concesse al lancio di 17 Re, aveva definito senza mezzi termini Netanyahu quel criminale di guerra, aggiungendo che, a suo parere, solo di recente è arrivata una presa di posizione del nostro governo, giudicata comunque tardiva rispetto a quella di altri Paesi europei. Sul ruolo degli artisti nel dibattito pubblico, Pelù aveva le idee chiarissime: come artisti contiamo zero ma abbiamo la voce e il coraggio di schierarci, aspetto che a suo dire manca a molti colleghi, citando come rara eccezione internazionale Bruce Springsteen. Parole che oggi, alla luce di Pescara e Villafranca, suonano quasi come un programma dichiarato più che come una boutade estemporanea.
Il pubblico diviso: tra chi applaude e chi lascia il concerto
Non tutti i fan hanno accolto con entusiasmo la deriva sempre più politica dei concerti. Dopo Pescara, sui social sono comparsi commenti durissimi: È stato veramente scandaloso. Ho preferito andare via. Un vero comizio, ha commentato uno spettatore pescarese. E non si tratta solo di detrattori esterni: anche tra gli stessi fan di Pelù non sono mancate le critiche. Un sostenitore del cantante ha scritto che gli si perdona tutto, ma gli rimprovera gli interventi sul patriarcato, le sue posizioni sulla guerra in Ucraina e contro il governo. Un pubblico spaccato, insomma, che da un lato riconosce a Pelù una coerenza pluridecennale nell’impegno civile, dall’altro fatica ad accettare che ogni serata di festa per un disco di 40 anni fa si trasformi sistematicamente in un momento di attualità politica.
Perché proprio ora, perché in modo così plateale
Mettendo in fila le date, la progressione appare tutt’altro che casuale. Il 4 luglio a Pescara Pelù sceglie la via della parola, con riferimenti al governo, alla guerra in Ucraina e al patriarcato, scatenando la prima reazione di Guerino Testa. Cinque giorni dopo, il 9 luglio a Villafranca, il cantante alza il livello passando dalla sola invettiva verbale alla messinscena fisica con il manichino di Trump, proprio nella stessa serata in cui riceve il Premio Amnesty International per un brano sui diritti umani e sul genocidio a Gaza. Il riconoscimento ricevuto sembra aver rafforzato, più che frenato, la sua determinazione a calcare la mano nella tappa immediatamente successiva alla premiazione. Nessuna variazione ufficiale è stata annunciata al calendario delle restanti date del tour, che proseguirà fino al 15 agosto 2026, ma la polemica politica si è ormai innestata stabilmente sullo show: dopo Pescara e Villafranca, il caso è diventato un appuntamento fisso a ogni tappa, con cronisti e osservatori che seguono ormai le dichiarazioni di Pelù data dopo data, quasi come si trattasse di un secondo tour parallelo a quello musicale.
Fonti
- Amnesty International Italia (2026). Piero Pelù vince il Premio Big di Amnesty International Italia.
- Litfiba.net (2025). Quarant’anni di 17 Re – Tour 2026.
- MC2 Live (2026). Litfiba, oltre 50 mila biglietti venduti per il “Quarant’anni di 17 Re” Tour 2026.





