La terza avventura di Henry Jones Jr., diretta da Steven Spielberg nel 1989, resta per molti il capitolo più amato della saga con la frusta. Il merito è in gran parte della chimica tra Harrison Ford e Sean Connery, ma dietro il Graal, i nazisti e il carro armato ci sono decine di aneddoti che meritano di essere raccontati.
Perché Sean Connery accettò il ruolo del padre di Indiana Jones?
Steven Spielberg voleva assolutamente Connery per un motivo preciso: se Indiana Jones era ispirato a James Bond, chi meglio dell’attore che 007 lo aveva creato sullo schermo poteva interpretarne il padre? Connery all’epoca aveva 58 anni, appena 12 in più di Harrison Ford, che ne aveva 46. Per rendere credibile la differenza generazionale, l’attore scozzese pretese di apparire con barba e occhiali, contro il parere iniziale della produzione. Connery riscrisse anche molte delle sue battute, contribuendo in modo sostanziale a definire l’aspetto svagato e pedante del professor Henry Jones Sr., un uomo più interessato ai libri che al figlio.
Il prologo con River Phoenix: quanto c’è di vero nella giovinezza di Indy?
La sequenza iniziale ambientata nel 1912 nello Utah, con il giovane Indiana interpretato da River Phoenix, non era nella sceneggiatura originale. George Lucas volle inserirla per spiegare l’origine di tre elementi iconici del personaggio: la cicatrice sul mento, la paura dei serpenti e il cappello Fedora. La cicatrice sul mento è reale: Harrison Ford se la procurò a vent’anni in un incidente stradale in California, addormentandosi al volante. River Phoenix fu scelto perché Ford stesso lo aveva conosciuto sul set di Mosquito Coast, dove interpretavano padre e figlio, e ne aveva ammirato la capacità di imitarne le movenze. Il giovane attore aveva 18 anni durante le riprese e sarebbe morto tragicamente quattro anni dopo.
Il diario del Graal esiste davvero?
Il diario di Henry Jones Sr. è uno degli oggetti di scena più curati della saga. Il reparto artistico guidato da Elliot Scott ne realizzò diverse copie, riempite a mano con disegni, mappe, appunti in latino e riproduzioni di miniature medievali. Alcune pagine contenevano riferimenti reali alla leggenda del Graal, altre erano invenzioni. Una delle copie originali è stata battuta all’asta più volte, raggiungendo quotazioni a cinque cifre. I fan hanno prodotto negli anni riproduzioni fedelissime, alcune vendute come merchandising ufficiale Lucasfilm.
Il castello di Brunwald e le location reali
Il castello nazista di Brunwald, in cui Indy e il padre vengono catturati, è in realtà il castello di Bürresheim vicino a Magonza, in Germania. È uno dei pochi manieri della zona a non essere mai stato distrutto o saccheggiato in oltre 800 anni di storia. La città di Venezia è invece autentica: la scena della biblioteca fu girata nella Chiesa di San Barnaba a Dorsoduro, che nel film diventa l’ingresso delle catacombe. Il canyon in cui si trova il Tempio del Graal è il celebre sito archeologico di Petra, in Giordania: la facciata scavata nella roccia è quella di Al-Khazneh, che nel film viene chiamata Canyon of the Crescent Moon. In realtà Al-Khazneh è una tomba nabatea del I secolo e all’interno è quasi completamente vuota, non contiene alcuna sala delle prove.
Errori, incongruenze e dettagli che sfuggono
Gli appassionati hanno catalogato negli anni decine di piccoli errori. Nella scena della moto con sidecar, quando il veicolo si spezza in due, in alcune inquadrature la ruota del sidecar cambia posizione. Nella sequenza del carro armato, girata nel deserto di Almería in Spagna, si intravede in lontananza un cavo elettrico moderno. Il carro armato Mark VIII utilizzato nel film è un’invenzione: il vero Mark VIII esisteva ma era diverso, quello del film fu costruito da zero su un telaio di escavatore ed era completamente funzionante, pesava circa 25 tonnellate. Un altro dettaglio curioso riguarda la data: la storia è ambientata nel 1938, ma alcune uniformi naziste mostrate appartengono a modelli introdotti solo dopo il 1940. Infine, il rogo dei libri a Berlino cui assiste Indy è ispirato a un evento reale, la Bücherverbrennung del 10 maggio 1933, quindi cinque anni prima dell’ambientazione del film.
Il cameo di Hitler e la battuta improvvisata
La scena in cui Indiana Jones si ritrova faccia a faccia con Adolf Hitler durante il rogo dei libri è diventata leggendaria. Hitler firma l’autografo sul diario del Graal senza rendersi conto di cosa sia. Spielberg voleva una sequenza che mostrasse l’assurdità del regime attraverso un gesto banale. L’attore che interpreta Hitler è Michael Sheard, caratterista britannico che ha interpretato il dittatore in almeno cinque produzioni diverse nella sua carriera. Sheard è anche noto per aver interpretato l’ammiraglio Ozzel ne L’Impero colpisce ancora, quello strangolato a distanza da Darth Vader.
Il finale con il Graal: la scelta della coppa
La sala delle prove finali, con le tre sfide del respiro di Dio, della parola di Dio e del sentiero di Dio, fu progettata dal production designer Elliot Scott ai Elstree Studios di Londra. La coppia di coppe da cui il cattivo Donovan e Indy devono scegliere è composta da oltre 40 calici diversi, tutti realizzati a mano. Quello autentico, di legno grezzo, è ispirato alla tradizione cristiana che vuole Gesù falegname e povero, quindi impossibilitato a possedere una coppa preziosa. La scena dell’invecchiamento accelerato di Donovan utilizzò una combinazione di animatronica realizzata dalla ILM e stop motion, con oltre tre minuti di effetti pratici che richiesero mesi di lavorazione.
Perché doveva essere l’ultima crociata?
Il sottotitolo Last Crusade fu voluto da Spielberg e Lucas perché all’epoca era davvero pensato come il capitolo conclusivo. Harrison Ford aveva un contratto per tre film e la scena finale, con i quattro protagonisti che cavalcano verso il tramonto, è un esplicito omaggio ai finali dei western classici, in particolare a Il cavaliere della valle solitaria. Come sappiamo, la promessa non fu mantenuta: sarebbero arrivati Il Regno del Teschio di Cristallo nel 2008 e Il Quadrante del Destino nel 2023, entrambi accolti in modo controverso dai fan storici. Per molti, il vero addio di Indy resta quella cavalcata al tramonto del 1989.
Curiosità dai forum: le teorie dei fan
Su Reddit e IMDb circolano da anni teorie interessanti. Una delle più discusse riguarda la vera età di Indy nel prologo: se nel 1912 ha 13 anni, nel 1938 dovrebbe averne 39, coincidenti con l’età che Harrison Ford aveva quando iniziò a interpretare il personaggio ne I predatori dell’arca perduta. Un’altra teoria molto amata sostiene che Marcus Brody, il collega goffo interpretato da Denholm Elliott, sia in realtà molto più competente di quanto appaia: nel primo film era descritto come un esploratore navigato, mentre qui si perde nel suo stesso museo. Gli sceneggiatori hanno ammesso in interviste successive di aver alleggerito il personaggio per esigenze comiche, sacrificando la coerenza. Un ultimo dettaglio: il numero identificativo del dirigibile su cui Indy fugge è D-138, un riferimento al numero civico della casa di produzione Amblin di Spielberg all’epoca.





