I Cesaroni hanno avuto in passato un grande rivale con “Un Ciclone in famiglia”, ma perché le due sit com hanno avuto così successo?
C’è stato un periodo dove Mediaset spopolava con le sit com, con metodi similari ma con una serie di differenze sostanziali che hanno permesso poi di sviluppare anche con il concetto successivo di serie tv. Lo si vede con la nascita, più o meno nello stesso periodo, de “I Cesaroni” e di “Un ciclone in famiglia”.
Tra l’altro abbiamo anche la figura di Maurizio Mattioli in comune, anche se la sua parte in “Un ciclone in famiglia” è senza dubbio dominante essendo, assieme a Massimo Boldi, una delle figure cardine della storia. Entrambe però si basano su di un concetto abbastanza semplice, ovvero quello di voler ricreare una serie tv capace di coinvolgere quanti più italiani possibile.
L’intento è infatti quello di rappresentare lo spaccato del Belpaese, mostrando delle famiglie semplici, certo un po’ complicate e magari fuori dal comune, ma comunque trattando problemi comuni, tematiche dove tutti si possono ritrovare. Dalle difficoltà nell’unire due famiglie, con figli di padri o madri differenti come ne “I Cesaroni” o con gravidanze anticipate e gestione della vita di coppia dei figli ne “Un ciclone in famiglia”.
La complessità della semplicità: i motivi del successo delle due sit com
Se prendiamo figure come i Cesaroni o i Fumagalli, notiamo come tutti quanti possiamo rispecchiarci, anche nel modo di fare, con Amendola e Boldi che ci risultano fin da subito simpatici. Ma il fatto di essere “semplici”, non vuol dire essere banali.

Sebbene spesso e volentieri pensiamo di vivere all’interno di una vita monotono e che faccia della routine la propria normalità, se ci fermiamo un attimo a riflettere, ci renderemo conto di come le difficoltà siano tantissime. “I Cesaroni” e “Un ciclone in famiglia” le vanno a snocciolare, passo dopo passo, non solo con la semplicità di questi momenti, ma con i pregi e i difetti.
Le reazioni impulsive non mancano, ma poi vi è sempre anche quella volontà di capire le difficoltà che hanno dovuto attraversare i figli e le persone che amiamo. Lo stile poi ha premiato i Cesaroni forse anche per la tempistica. Tolta la quarta stagione, non a caso quella un po’ più zoppicante, la durata delle puntate è sempre stata al massimo poco sotto l’ora, mentre in “Un ciclone in famiglia” vi erano almeno venti o venticinque minuti in più, forse un po’ troppo.




