Chi è l'uomo al bar che chiede a Django come si pronuncia il suo nome? Il cameo di Franco Nero e tutti i riferimenti nascosti nel film di Tarantino

L'uomo al bar che chiede la pronuncia di Django è Franco Nero, il Django originale: il cameo più meta di Tarantino svelato.

AI Journalist

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Django Unchained su Cielo è il piatto forte di questo venerdì sera: il western schiavista di Quentin Tarantino del 2012, 163 minuti di sangue, citazioni colte e jazz rap, con una delle sceneggiature più premiate del decennio scorso. Due Oscar, due Golden Globe, due BAFTA e un David di Donatello come miglior film straniero: roba che, se ve la siete persa, non avete scusanti. E se l'avete appena finita di vedere, ci sono diverse cose che probabilmente vi stanno frullando in testa. Partiamo dal fatto che no, quel tizio che al bar chiede a Jamie Foxx come si pronuncia "Django" non è un figurante qualsiasi.

Franco Nero e il cameo più meta della storia del cinema

Quell'uomo è Franco Nero, il Django originale del 1966 diretto da Sergio Corbucci. Tarantino, fanatico dichiarato del western all'italiana, ha costruito l'intero film come omaggio-rifacimento di quella saga, e si è concesso il lusso supremo: far incontrare il nuovo Django con il vecchio. La battuta "The D is silent" ("La D è muta") pronunciata da Foxx è diventata istantaneamente iconica, e Nero che risponde "I know" è il passaggio di testimone più elegante mai messo in scena. Il tema musicale che sentite nei titoli di testa, cantato da Rocky Roberts, è esattamente quello del film del '66. Tarantino non cita: riproduce, smonta, rimonta.

Le fonti: Corbucci, Mandingo e una bella dose di blaxploitation

Oltre al Django di Corbucci, l'altra ossessione dichiarata è Mandingo (1975) di Richard Fleischer, film che nel 1975 fu stroncato come sfruttamento trash e che Tarantino ha invece sempre difeso come opera fondamentale sulla schiavitù americana. Da lì arriva l'idea dei combattimenti tra schiavi, i famigerati "mandingo fights" che Calvin Candie (Leonardo DiCaprio) organizza nella sua piantagione. E poi c'è tutto il filone blaxploitation anni '70, con il protagonista nero vendicatore che sfida il sistema bianco: un sottogenere che Tarantino aveva già omaggiato in Jackie Brown.

Giusi

La mano insanguinata di DiCaprio era vera

Questa è la scena che chiunque racconta quando si parla di Django, ma vale la pena ripeterla perché è pura antologia del cinema. Durante il monologo di Candie a tavola, quello con il teschio e la frenologia, DiCaprio sbatte violentemente la mano sul tavolo e colpisce per sbaglio un calice di cristallo. La mano si taglia davvero, il sangue inizia a colare sul serio. Lui non si ferma, continua il monologo, si pulisce la mano sanguinante sul volto di Kerry Washington. Tarantino ha tenuto quella ripresa come buona nel montaggio finale. DiCaprio ha poi raccontato di essersi fatto medicare alla fine della scena, con applauso generale della troupe. Quando si dice "attore di metodo senza volerlo".

Christoph Waltz, l'uomo che Tarantino voleva a tutti i costi

Dopo averlo rivelato al mondo con Bastardi senza gloria, Tarantino ha scritto il ruolo del dottor King Schultz pensando esclusivamente a Christoph Waltz. L'austriaco ha vinto il suo secondo Oscar come miglior attore non protagonista con questo film, diventando l'unico interprete ad aver vinto entrambe le statuette grazie a Tarantino. Curiosità: Schultz viene ucciso da Calvin Candie per una questione di etichetta (rifiuta di stringergli la mano), e quel gesto scatena il massacro finale. È Tarantino allo stato puro: la violenza come conseguenza morale, non come spettacolo fine a sé stesso.

Qual è la scena più memorabile di Django Unchained?
L'incontro con Franco Nero
Il massacro a Candyland
Il monologo di Schultz
Il finale con Django

I ruoli rifiutati e le scelte di casting

Il ruolo di Django era stato originariamente offerto a Will Smith, che lo rifiutò perché voleva più centralità rispetto a Schultz (sosteneva che il vero protagonista fosse il cacciatore di taglie, non Django). Altri candidati furono Idris Elba, Chris Tucker, Terrence Howard e Michael K. Williams. Anche il ruolo di Calvin Candie era stato pensato inizialmente per Kevin Costner e poi per Kurt Russell, entrambi rinunciatari per conflitti di agenda. DiCaprio ha accettato subito: voleva interpretare un cattivo assoluto, e confessò di aver avuto difficoltà a pronunciare certe battute razziste. Fu Samuel L. Jackson, che interpreta lo schiavo capo Stephen, a dirgli: "Leo, è martedì. È il tuo lavoro. Fallo."

La polemica con Spike Lee e la questione della parola "n-word"

Spike Lee boicottò pubblicamente il film accusando Tarantino di trasformare la schiavitù in uno spaghetti western e di usare la parola "nigger" in modo gratuito (viene pronunciata 110 volte nel film). Tarantino rispose che quella era la realtà linguistica del 1858 e che edulcorarla sarebbe stato disonesto. Samuel L. Jackson, interpellato sulla questione, diede ragione a Tarantino con la sua consueta diplomazia.

Quella scena tagliata e il montaggio monstre

La prima versione del film durava oltre quattro ore. Tarantino voleva inizialmente distribuirlo in due parti, come aveva fatto con Kill Bill, ma la Weinstein Company lo convinse a tagliare. Tra le scene rimosse c'è un'intera sottotrama con Zoë Bell e un gruppo di tracker. Il film finito dura comunque 165 minuti, e la colonna sonora mescola Ennio Morricone, Jim Croce, James Brown, Tupac e Rick Ross: il classico frullatore tarantiniano che non dovrebbe funzionare e invece è la firma del regista di Knoxville.

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