Io sono Alice su Rai 4, la storia vera dietro il film è agghiacciante: fuggì dalla schiavitù nel 1961

Io sono Alice è il thriller drammatico del 2022 scelto da Rai 4 per inaugurare, lunedì 20 aprile in prima serata, una nuova collezione di prime visioni dedicate a crime, action horror e thriller. Un film potente, scritto e diretto dall'esordiente Krystin Ver Linden, che mescola denuncia sociale, revenge movie e cinema afroamericano in un cortocircuito temporale che lascia lo spettatore senza fiato. Protagonista assoluta è la talentuosa Keke Palmer, anche produttrice esecutiva del progetto, affiancata da Common e Jonny Lee Miller.

Presentato in anteprima al Sundance Film Festival nel gennaio 2022, il film è liberamente ispirato alla vicenda reale di Mae Louise Walls Miller, una donna fuggita da una forma di schiavitù moderna nel 1961. Un dettaglio biografico che rende il racconto ancora più disturbante e attuale.

Io Sono Alice

La trama: una fuga che ribalta il tempo

Alice vive come schiava in una piantagione rurale della Georgia. Il suo padrone è Paul Bennet, un uomo brutale e profondamente disturbato, convinto – o meglio, deciso a far credere ai suoi prigionieri – di vivere nel XIX secolo. Dopo un violento scontro, Alice riesce a fuggire attraverso i boschi e sbuca improvvisamente su un'autostrada. La verità è sconvolgente: non è l'Ottocento, è il 1973.

A soccorrerla è Frank, un camionista e attivista politico disilluso interpretato da Common, che le mostra il mondo reale: un'America ancora segnata da profonde disuguaglianze, ma in fermento, attraversata dalle battaglie per i diritti civili e dalle figure di Malcolm X, Angela Davis e Fred Hampton. Alice non si limita ad adattarsi: decide di tornare indietro per vendicarsi e liberare la sua famiglia. Chi ama le storie tratte da fatti reali e trasposte sullo schermo può trovare spunti interessanti anche in altri recenti adattamenti che hanno conquistato il pubblico internazionale.

Il cast di Io sono Alice

  • Keke Palmer (vista in Nope di Jordan Peele) è Alice
  • Common è Frank, il camionista attivista
  • Jonny Lee Miller (l'indimenticato Sherlock di Elementary) è Paul Bennet
  • Sinqua Walls è Joseph
  • Alicia Witt è Rachel, ex moglie di Paul
  • Gaius Charles (Grey's Anatomy) completa il cast

Io Sono Alice

La spiegazione del finale: vendetta o consapevolezza?

Il finale di Io sono Alice è il cuore simbolico del film. La protagonista torna nella piantagione con un obiettivo chiaro: chiudere il cerchio. Il confronto con Paul è costruito come uno specchio ribaltato della dinamica iniziale: ora è lei ad avere il controllo. Ma il gesto decisivo non è uccidere l'oppressore: Alice lo ferisce, lo immobilizza e lo lega a terra, esattamente come lui aveva fatto con lei.

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Una scelta moralmente enorme: Paul è costretto a vivere e a confrontarsi con ciò che ha inflitto. Parallelamente, la scoperta che Joseph è vivo apre una prospettiva di futuro e ricostruzione. L'incendio finale della piantagione, appiccato con un vecchio accendino Zippo tramandato nel tempo, non è un gesto impulsivo: è cancellazione e rinascita, l'atto con cui Alice smette di essere vittima e diventa, letteralmente, la personificazione della libertà.

Io Sono Alice

Perché Io sono Alice è un film da non perdere

Candidato a tre NAACP Image Awards e nominato come miglior film indipendente ai Saturn Awards (con Keke Palmer in lizza come miglior attrice), Io sono Alice si inserisce in quella linea di cinema contemporaneo che usa il genere per riscrivere la Storia. Le riprese si sono svolte a Savannah, in Georgia, nell'autunno 2020.

  1. Un esordio registico coraggioso di Krystin Ver Linden
  2. Una Keke Palmer in stato di grazia, magnetica e potentissima
  3. Un revenge movie che dialoga con il blaxploitation e con Pam Grier di Coffy

Appuntamento quindi lunedì 20 aprile, in prima serata su Rai 4: un film che parla di memoria, identità e libertà come processo mai concluso.

Aggiornamento post visione: Io sono Alice

Vi è piaciuto Io Sono Alice? A noi è un film che ha particolarmente colpito. Non potevamo congedarci senza lasciarvi qualche importante informazione ulteriore, che probabilmente stavate cercando.

Il film è ispirato a fatti reali: racconta di piantagioni isolate negli USA dove la schiavitù continuò segretamente fino agli anni ’70 (casi documentati di schiavitù moderna in America). Non si tratta di una leggenda o di un’invenzione del film Alice (2022): è documentata da storici, genealogisti e testimonianze dirette. La già menzionata Mae Louise Walls Miller, a cui il film è ispirato, nacque intorno al 1943 in Mississippi e, insieme alla sua famiglia, fu tenuta in condizioni di schiavitù su una piantagione fino al 1963. Aveva circa 18-20 anni quando scappò. La famiglia lavorava senza paga, veniva picchiata, non aveva accesso a soldi, TV, radio o contatti esterni. Credevano che la schiavitù fosse ancora legale per tutti gli afroamericani.

Keke Palmer (protagonista e anche executive producer) ha ripetuto in più occasioni che il progetto le sta molto vicino al cuore: ha detto testualmente di averci “versato tutta la sua anima” (poured my soul into my character) e di averlo sentito come un ruolo molto personale e “dark”. Ha anche parlato della preparazione per interpretare una donna in un contesto storico così distante e pesante.

La regista Krystin Ver Linden (al suo primo lungometraggio) ha dovuto lottare duramente per far approvare e finanziare il film, tra problemi di budget e resistenza dell’industria. Nonostante le enormi difficoltà iniziali è riuscita, come detto, a portare il film al Sundance. E da lì, è storia.

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