Ornella Muti e la Russia, perché la richiesta di cittadinanza arriva solo ora dopo dieci anni di annunci

Ornella Muti e Naike Rivelli chiedono la cittadinanza russa: la promessa fatta nel 2016 diventa finalmente domanda ufficiale

AI Journalist

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Ornella Muti e la figlia Naike Rivelli hanno annunciato, nella mattinata del 22 luglio 2026, di aver presentato domanda per ottenere la cittadinanza russa: lo ha dichiarato la stessa Rivelli all’agenzia di stampa russa Ria Novosti, spiegando la scelta con le radici russe della famiglia.

La notizia ha fatto rapidamente il giro delle redazioni italiane, ma chi segue da tempo le vicende della celebre attrice romana sa bene che questa domanda non nasce dal nulla in una mattina di luglio. Ornella Muti parla apertamente di passaporto russo almeno dal 2016, quando disse di essere pronta a riceverlo dalle mani di Vladimir Putin in persona. La vera domanda, allora, non è tanto perché Muti voglia la cittadinanza russa, quanto perché quella richiesta diventi notizia soltanto oggi, dopo un decennio di promesse, viaggi, dichiarazioni d’amore per Mosca e polemiche mai del tutto sopite. La risposta sta proprio nella differenza tra dire e fare: per la prima volta si parla di una domanda ufficiale depositata presso le autorità competenti, non di un’ennesima intervista a caldo.

Da dove nasce la scelta di Ornella Muti: non è una decisione improvvisa

Per capire cosa sia cambiato davvero occorre tornare al 2016. In un’intervista al canale televisivo russo Dozhd, Ornella Muti dichiarò senza mezzi termini: “Sarei lieta di ricevere il passaporto russo dalle mani di Putin”, aggiungendo di aver già ottenuto il permesso di soggiorno e di lavorare al passaggio successivo verso la cittadinanza vera e propria. Nello stesso periodo la televisione di Stato russa Russia-1 aveva dato notizia di un suo trasferimento a Mosca, con tanto di acquisto di un trilocale nel quartiere di Ostozhenka, una delle zone residenziali più esclusive della capitale russa. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov confermò che Putin sarebbe stato pronto a valutare un’eventuale richiesta, precisando però che all’epoca nessuna domanda ufficiale era ancora arrivata sui tavoli del Cremlino.

Le radici familiari che l’attrice rivendica da sempre sono documentate e reali: la madre di Ornella Muti, la scultrice Ilse Renate Krause, era nata in Estonia da padre di origini tedesco-estoni e madre russa, ed è scomparsa nel 2020. È a questo legame di sangue che Muti e Rivelli fanno riferimento ogni volta che parlano della Russia come di una seconda patria, e non a caso Naike si è definita più volte “mezza russa e mezza napoletana” sui propri profili social.

Cosa avevano fatto di recente madre e figlia prima di questo annuncio

Gli ultimi anni sono stati costellati di gesti pubblici che anticipavano, quasi per gradi, l’atto ufficiale del 22 luglio 2026. A marzo 2024 Ornella Muti e Naike Rivelli erano volate a Sochi per l’inaugurazione di un murale dedicato all’attrice, realizzato dallo street artist Jorit, e avevano partecipato al Forum della gioventù di Sochi. In quell’occasione Naike aveva rivendicato la libertà di parlare apertamente di pace ed ecofashion, mentre la madre aveva parlato di un’emozione enorme nel confrontarsi con i giovani russi. Poche settimane prima, a febbraio 2024, le due avevano fatto discutere anche in Italia annunciando l’intenzione di arrivare al Festival di Sanremo a bordo di un trattore, in segno di sostegno alla protesta degli agricoltori, con tanto di arance calabresi da distribuire ai cantanti in gara. Un filo diretto, quindi, tra gesti simbolici sempre più frequenti e la scelta definitiva di formalizzare la richiesta di cittadinanza.

Cosa cambia davvero ora con la domanda ufficiale

Per la prima volta in dieci anni non si tratta di un’intenzione dichiarata a caldo in un’intervista, ma di una domanda concreta presentata alle autorità russe competenti. Sarà ora l’esame della pratica a stabilire tempi ed esito della procedura, che in Russia prevede solitamente la rinuncia formale alla cittadinanza di provenienza, salvo eccezioni bilaterali. Secondo alcune ricostruzioni circolate in queste ore, dietro la richiesta ci sarebbe anche una motivazione molto concreta: la volontà di acquistare una proprietà a Mosca o a San Pietroburgo, città alla quale Ornella Muti è legata anche per le origini della nonna materna. Un passaggio che trasformerebbe un legame sentimentale e identitario, coltivato per anni attraverso dichiarazioni e viaggi, in un investimento immobiliare e in uno status giuridico stabile.

Chi altro ha fatto lo stesso percorso: la lista delle celebrità naturalizzate russe

Se la domanda dovesse essere accolta, Ornella Muti entrerebbe a far parte di una lista di celebrità internazionali che negli ultimi quindici anni hanno ottenuto il passaporto russo. Il caso più noto resta quello dell’attore francese Gérard Depardieu, che nel 2013 fu il primo grande nome del cinema mondiale a diventare cittadino russo per decreto presidenziale. Nello stesso periodo ottennero la cittadinanza anche il pugile americano Roy Jones e il lottatore di arti marziali miste Jeff Monson, mentre l’attore Steven Seagal, che come Muti rivendica pubblicamente origini russe, ricevette il passaporto direttamente da un decreto firmato da Putin nel novembre 2016. Anche uno sportivo italiano ha già percorso questa strada: il judoka Ezio Gamba, oro olimpico a Mosca 1980 e per anni allenatore della nazionale russa nonché maestro personale di Putin sul tatami, ricevette la cittadinanza russa l’8 gennaio 2016 dalle mani dello stesso presidente, salvo poi dimettersi dal proprio incarico in Russia nell’agosto 2024 per tornare a lavorare in Italia.

Il precedente giudiziario che nessuno dimentica: la cena con Putin e la condanna in Cassazione

Il legame pubblico tra Ornella Muti e la Russia porta con sé un capitolo giudiziario che il dibattito pubblico non ha mai del tutto archiviato. Il 10 dicembre 2010 l’attrice avrebbe dovuto recitare al Teatro Verdi di Pordenone nello spettacolo “L’ebreo” di Gianni Clementi, con un cachet stimato attorno ai 24-25mila euro. Quella mattina presentò un certificato medico, redatto da un dottore romano, che le diagnosticava una laringo-tracheite acuta con febbre, tosse e raucedine, con prescrizione di cinque giorni di riposo assoluto e divieto di uso della voce. Quella stessa sera, però, le fotografie la ritrassero a tavola a San Pietroburgo, in perfetta forma, a una cena di gala accanto a Vladimir Putin e all’attore Kevin Costner. I giudici accertarono che il volo per la Russia era stato prenotato già il 1° dicembre, un mese prima dello spettacolo, nonostante l’attrice sapesse fin da luglio dell’impegno teatrale a Pordenone.

Il 13 giugno 2019 la Corte di Cassazione confermò in via definitiva la condanna per tentata truffa aggravata e falso: sei mesi di reclusione e 500 euro di multa, con sospensione condizionale della pena subordinata al pagamento di una provvisionale di 30mila euro al Teatro Verdi di Pordenone, parte civile nel procedimento. Muti iniziò poi a versare il risarcimento a rate da mille euro al mese. È proprio questo precedente, insieme alla condanna sociale mai del tutto sopita, a spiegare perché ogni nuova dichiarazione filorussa di madre e figlia scateni sistematicamente polemiche sui social: dai viaggi a Sochi al Forum della gioventù, fino ai post con dediche alla “amata Russia”. Naike Rivelli, in particolare, non ha mai evitato lo scontro diretto con chi le contesta questa vicinanza: nei giorni scorsi ha risposto con toni polemici a un articolo di Dagospia che ricordava la partecipazione della madre a un evento a Kazan e la definiva legata alla Russia come a una seconda patria, rivendicando pubblicamente il diritto di continuare a visitare “la nostra amata Russia” insieme a parenti e amici.

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