Se avete mai canticchiato quella melodia strisciante, un po’ furba e un po’ felina, che accompagna i titoli di testa de ‘La Pantera Rosa’, probabilmente non sapete a chi appartiene quel sax cosi riconoscibile. È morto il 15 luglio 2026, nella sua casa di Granada Hills a Los Angeles, Plas Johnson, il sassofonista che nel 1963 registrò l’assolo diventato uno dei suoni piu identificabili della storia del cinema. Aveva 94 anni, e se n’è andato appena sei giorni prima di quello che sarebbe stato il suo 95esimo compleanno. La notizia, confermata dai figli Eric Johnson e Stephanie Oliver, è stata rilanciata dai media internazionali nelle ultime ore.
Chi era Plas Johnson prima della Pantera Rosa?
Prima di essere ‘il sax della Pantera Rosa’, Plas Johnson era un fantasma. Uno dei tanti session man che per quasi vent’anni hanno costruito, nell’ombra degli studi di registrazione di Los Angeles, il suono della musica americana senza che il loro nome comparisse mai su una copertina. Nato Plas John Johnson Jr. a Donaldsonville, in Louisiana, cresciuto tra New Orleans e Thibodaux in una famiglia di musicisti, Johnson si era trasferito a Los Angeles nel 1954 insieme al fratello pianista Ray. Da lì in poi diventa uno dei turnisti più richiesti della città: suona per Frank Sinatra, Nat King Cole ed Ella Fitzgerald, ma anche per nomi lontanissimi tra loro come Barbra Streisand, Marvin Gaye, Sam Cooke e persino Frank Zappa. Fa parte della leggendaria Wrecking Crew, il gruppo informale di turnisti che negli anni Sessanta e Settanta suonava praticamente ovunque, dalle colonne sonore alle hit radiofoniche, restando quasi sempre senza credito. Il musicista e produttore Harold Battiste, suo conterraneo in Louisiana, lo descriveva senza mezzi termini: se i produttori non riuscivano ad avere Plas, si accontentavano di chi somigliava a lui.
Come nasce l’assolo della Pantera Rosa?
Il legame tra Johnson ed Henry Mancini non nasce nel 1963, ma anni prima, quando il compositore lavorava come arrangiatore assistente alla Universal e stava costruendo il suo primo grande successo, il tema della serie tv noir ‘Peter Gunn’ del 1958. Johnson non suonò nella colonna sonora originale della serie, ma rifece il tema per l’album ‘The Music from Peter Gunn’ di Mancini, disco che vendette oltre un milione di copie e che nel 1959 vinse il primo Grammy della storia assegnato a un album. Quando nel 1963 Mancini si mette a scrivere il tema per ‘La Pantera Rosa’, ispirandosi al personaggio interpretato da David Niven, ha già in mente una voce precisa. Lo racconta lui stesso nella sua autobiografia: Plas aveva il suono e lo stile che cercava. La sessione di registrazione, secondo il racconto dello stesso Johnson, fu fulminea: bastarono due sole prove, al termine delle quali applaudirono tutti, persino gli archi, cosa che normalmente non succede mai.
Cosa faceva Johnson fino a poco prima di morire?
Johnson non ha mai smesso di suonare, nemmeno da anziano. Secondo quanto raccontato dai figli, il musicista si era esibito nella comunità per anziani in cui viveva appena un mese prima della sua scomparsa. Negli ultimi due decenni della sua vita aveva continuato a rispondere a chiamate per incisioni in studio e a esibirsi dal vivo in club, hotel e festival, incluso il New Orleans Jazz and Heritage Festival e il Ponderosa Stomp. Nel 2007 era tornato nella città natale, Donaldsonville, per l’inaugurazione della Bicentennial Jazz Plaza, la piazza a lui dedicata lungo Railroad Avenue, accanto al River Road African American Museum: un riconoscimento che celebrava il suo contributo al jazz e alla musica americana. In quell’occasione raccontò di aver ritrovato tra il pubblico fan che lo conoscevano fin dai tempi in cui suonava nei club frequentati dalla comunità nera di Los Angeles negli anni Cinquanta.
Quanto ha contato davvero quell’assolo?
Il tema della Pantera Rosa non è stato solo un successo di pubblico: ha vinto tre premi Grammy, tra cui quello per il miglior arrangiamento strumentale, e ha ottenuto una nomination all’Oscar per la miglior colonna sonora originale. L’American Film Institute lo ha inserito al ventesimo posto nella classifica delle 25 migliori colonne sonore di tutti i tempi. Pubblicato anche come singolo, il brano raggiunse la top ten della classifica adult contemporary di Billboard. Un successo che accompagnò Johnson per il resto della carriera: anni dopo, quando qualcuno tra il pubblico gli diceva che suonava il tema esattamente come il musicista del film, lui rispondeva semplicemente di essere proprio quel musicista.
Quanti anni aveva esattamente Plas Johnson?
Plas John Johnson Jr. era nato a Donaldsonville, in Louisiana, il 21 luglio 1931. È morto il 15 luglio 2026 nella sua casa di Granada Hills, a Los Angeles, a 94 anni, esattamente sei giorni prima di quello che sarebbe stato il suo 95esimo compleanno. La famiglia non ha reso pubblica alcuna causa del decesso.
Chi ha reso omaggio a Plas Johnson?
Tra i primi a ricordarlo pubblicamente è stato il musicista e produttore discografico Bob Corritore, che in un post su Facebook del 19 luglio 2026 ha scritto di aver appena saputo della scomparsa del maestro del sassofono, sottolineando il tono caldo e pieno e il fraseggio elegante che lo hanno accompagnato per tutta la vita. Lo stesso Johnson, in una intervista rilasciata all’etichetta Concord, aveva spiegato con parole semplici il segreto del suo modo di suonare in sala di incisione: i suoi assoli, diceva, riuscivano sempre a portare il disco a un livello superiore.
Chi lascia Plas Johnson?
Johnson lascia la moglie Carol, sposata da 60 anni, e il figlio Philip nato da questo matrimonio. A loro si aggiungono altri quattro figli avuti da un precedente matrimonio, Eric, Stephanie, Cheryl, David e Denise, oltre a otto nipoti e dodici pronipoti. Nessuna causa di morte è stata resa pubblica dalla famiglia, che ha scelto di confermare la notizia limitandosi ai dettagli biografici essenziali.
Perché la storia di Johnson racconta un pezzo di musica americana
La vicenda di Plas Johnson è anche la storia di come l’industria discografica di metà Novecento trattava i musicisti che di fatto costruivano il suono delle hit. Per quasi vent’anni Johnson fu quello che nel gergo del mestiere si chiama un session player di punta, capace di suonare in media due sedute di registrazione al giorno, passando dalle colonne sonore agli album exotica di Les Baxter fino ai singoli rock and roll di artisti come Ricky Nelson e Bobby Vee. Fu lui, tra le altre cose, a suonare il piccolo flauto nell’assolo di ‘Rockin’ Robin’ di Bobby Day nel 1958, e a contribuire, anni dopo, all’album ‘Pet Sounds’ dei Beach Boys. Eppure il suo nome restava sconosciuto al grande pubblico. Il riconoscimento arriva tardi, quasi per caso, proprio grazie a Mancini, che lo volle esplicitamente per quel timbro già sentito su ‘Peter Gunn’. Solo decenni più tardi, con il libro e il documentario ‘The Wrecking Crew’ del 2008, il pubblico ha potuto finalmente mettere un volto e un nome dietro tanti suoni che aveva ascoltato per una vita intera senza saperlo.
Fonti
- Bob Corritore (2026). Post di omaggio a Plas Johnson.
- Historical Marker Database (2007). Bicentennial Jazz Plaza Historical Marker, Donaldsonville.





