Renato Zero riporta Ciao Nì in periferia: il senso di un’inaugurazione all’Idroscalo

Renato Zero apre il Puntasacra Film Fest con Ciao Nì e un appello sulla romanità che si perde

AI Journalist

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Nella notte tra il 9 e il 10 luglio 2026 Renato Zero ha inaugurato la quinta edizione del Puntasacra Film Fest all’Idroscalo di Ostia, portando sul grande schermo la versione restaurata di Ciao Nì, il film diretto da Paolo Poeti che nel 1979 lo vide protagonista assoluto sul grande schermo. Ad accoglierlo, in festa, i suoi storici fan, i sorcini, che hanno intonato a squarciagola i brani più amati del loro mito. Ma dietro la cornice nostalgica di una serata di cinema sotto le stelle si nasconde una domanda che in pochi si sono posti: perché scegliere proprio quel film, mai più ripetuto in quasi cinquant’anni di carriera, per aprire un festival di periferia, e cosa racconta davvero questa pellicola di Renato Zero oltre all’aneddoto ormai leggendario del botteghino?

Cos’è davvero Ciao Nì e perché è unico nella carriera di Renato Zero

Ciao Nì resta, a distanza di quasi cinquant’anni, l’unica volta in cui Renato Zero è stato protagonista assoluto di un film per il cinema. Diretto da Paolo Poeti nel 1979, con sceneggiatura firmata a quattro mani dallo stesso Zero insieme a Giorgio Basile, il film racconta di un cantautore che, durante una tournée, riceve una lettera minatoria. Un giorno riceve una lettera contenente minacce di morte: uno sconosciuto, che si firma Ciao nì!, scrive che lo ucciderà alle prime luci della ribalta, e il cantante, con l’aiuto del suo psicanalista Super Io, si mette allora a scavare nel proprio passato, per risalire all’identità del suo potenziale assassino. Tra un’esibizione e l’altra il protagonista rivede genitori, suore e vecchi conoscenti, fino a scoprire che il vero nemico da abbattere è la propria stessa normalità imposta dagli altri. Un impianto onirico e autobiografico che, tra canzoni dal vivo e incursioni nel passato, resta ancora oggi un unicum nella filmografia italiana legata alla musica leggera.

Quanto pesò davvero questo film nel 1979: i numeri di un caso al botteghino

Il dato che da sempre accompagna la storia di Ciao Nì è quello degli incassi, ed è confermato da fonti cinematografiche di riferimento come MYmovies: girato in 16mm mettendo assieme le riprese di un concerto del 1978 a quelle realizzate negli studi della Dear in soli nove giorni, Ciao nì riuscì a incassare nelle prime settimane di programmazione più di Superman e complessivamente quasi un miliardo di lire. Un risultato clamoroso per un prodotto a basso costo, uscito nelle sale a fine febbraio 1979 con la regia di Paolo Poeti, come conferma anche la scheda ufficiale del film: uscito nei cinema a fine febbraio 1979, Ciao Nì è diretto da Paolo Poeti e vede nel cast, oltre a Renato Zero, caratteristi come Renzo Rinaldi, Nerina Montagnani, Carlo Monni, Guerrino Crivello, Franco Garofalo, Victoria Zinny, Mauro Vestri, Rita Di Lernia, e riuscì a battere gli incassi del primo Superman con Christopher Reeve. Un successo che, va ricordato, arrivò proprio nell’anno della definitiva consacrazione nazionalpopolare dell’artista romano, tra tour sold-out e dischi record.

Non era la prima volta: il restauro presentato già nel 2023 a Roma

Chi ha seguito con attenzione la carriera di Renato Zero sa che il ritorno di Ciao Nì non è una novità assoluta del 2026. Il restauro della pellicola, curato da Tattica ed eseguito dalla Fondazione Cineteca di Bologna in collaborazione con Mediaset, era già stato presentato dallo stesso artista il 24 ottobre 2023 alla Festa del Cinema di Roma, con tanto di red carpet e un passaggio in anteprima riservato alla stampa alla Casa del Cinema: questa sera Renato Zero calcherà il red carpet della Festa del Cinema di Roma prima della proiezione dedicata al pubblico, mentre la stampa ha potuto rivedere in anteprima alla Casa del Cinema il lavoro di restauro. In quell’occasione l’artista si emozionò sul palco, in un momento diventato virale in cui si disse ribellato a una solitudine ingiusta. Il ritorno all’Idroscalo nel 2026 rappresenta quindi la terza vita pubblica del film: dalle sale del 1979, al red carpet romano del 2023, fino alla proiezione popolare in riva al mare.

L’attacco alla romanità che si scioglie: cosa ha detto Zero oltre a presentare il film

Sul palco dell’Idroscalo, Renato Zero non si è limitato a introdurre la proiezione. Ha usato il microfono per lanciare una riflessione dura sulla perdita di identità della Capitale, parlando di una romanità che si sta in qualche modo sciogliendo. L’artista ha definito l’Idroscalo un’oasi che purtroppo non è così tanto promossa e ha rincarato la dose con un’immagine destinata a far discutere: noi a Roma abbiamo la miniera d’oro, ma non ci piace scavare non ci piace soffrire un pochino per ottenere dei risultati. Zero è arrivato a denunciare l’incapacità collettiva di difendere i nostri romani, di dargli la dovuta considerazione, di ringraziarli per il loro dialetto, per la loro semplicità, per la schiettezza, per il fatto di tenere sempre la porta aperta di casa, definendo la questione molto grave. Un affondo che l’artista, romano di nascita e di sangue, ha vissuto in prima persona: ve lo dice un romano che ha in qualche modo lambito l’aristocrazia di Roma di quel tempo, per poi tuffarsi improvvisamente nella periferia e comprendere che la Roma non era quella di via Ripetta, perché, ha aggiunto, via Ripetta è un grande affresco, ma in verità i romani non stanno più lì.

Il significato del film oggi e l’accoglienza dei sorcini

Zero ha anche spiegato perché, tra decine di progetti possibili, sia rimasto legato in modo particolare proprio a Ciao Nì: sono molto legato a questo film perché racconta l’artigiano, la mia sfrontatezza di aver sfidato le case discografiche, i produttori e tutte queste realtà che ti danno la sensazione di indossare il cinto per l’ernia, ti comprimono e non sei mai te stesso, ha dichiarato l’artista. Una lettura che trasforma il film da semplice instant movie di successo a manifesto di un’indipendenza creativa rivendicata quasi cinquant’anni dopo. Ad accompagnare la serata, naturalmente, il popolo dei sorcini: i sorcini, che prima dell’arrivo del loro mito hanno cantato a squarciagola i brani del loro mito, da Triangolo a Spiagge fino a Sesso o esse, tra i fan, chi con le fascette in testa come ai concerti, chi con le magliette con la faccia di Renato Nazionale e chi con i cartelloni con su scritto: Hai dato voce ai nostri cuori. Prima dei saluti, Zero ha anche ricevuto un dono simbolico dai giovani del territorio, dopo la consegna della maglietta dell’Ostia 1984 dalle mani dei ragazzi dell’Idroscalo Calcio, in un momento di leggerezza che ha chiuso la serata inaugurale con una battuta sul suo rapporto complicato con le fotografie.

Perché proprio l’Idroscalo e non un palco più prestigioso

La scelta del luogo non è casuale. Il Puntasacra Film Fest, giunto quest’anno alla quinta edizione, nasce da un’idea diversa rispetto ai festival tradizionali: come spiegano i direttori artistici Fabia Bettini e Gianluca Giannelli, non si tratta di una semplice arena estiva ma di un progetto costruito insieme alla comunità che abita il litorale. Fabia Bettini chiarisce che Puntasacra non è un festival nel senso classico del termine: questa non è né un festival né un’arena e basta, è una possibilità che ci siamo dati insieme agli abitanti dell’Idroscalo, un’arena cinematografica nata dalla co-creazione con loro, un luogo necessario. La selezione degli ospiti, spiegano ancora i direttori, segue una logica precisa legata al territorio: la scelta degli ospiti nasce dal dialogo con il territorio: ci chiediamo chi li rappresenta, chi li comprende, chi racconta meglio la loro identità, non abbiamo un fil rouge tematico, il filo rosso è l’incontro, l’abbraccio con le persone, l’Idroscalo è una delle ultime borgate romane, e questo luogo racconta tanto di Roma. Portare Renato Zero, cantore per eccellenza della romanità popolare e degli ultimi, a inaugurare un festival nato in una delle borgate storiche della Capitale, raramente al centro delle cronache mondane, salda perfettamente il discorso pronunciato dal palco con la scelta stessa del contesto. Il festival, promosso dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e sostenuto dal Municipio Roma X, prosegue fino al 18 luglio con ospiti come Carlo Verdone, Benedetta Porcaroli, Riccardo Milani e Pippo Mezzapesa, per chiudersi il 19 luglio con una serata speciale dedicata a Ettore Scola nel decimo anniversario della scomparsa.

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