Nuovo, pesantissimo capitolo nella guerra giudiziaria fra Brad Pitt e Angelina Jolie per Château Miraval, la tenuta vinicola provenzale che un tempo era il rifugio della coppia più chiacchierata di Hollywood. Fra il 24 e il 26 giugno 2026 sono arrivate due decisioni che cambiano l’equilibrio della partita e che spingono l’attore di Once Upon a Time in Hollywood un passo più vicino al cuore del processo: i dirigenti del colosso degli alcolici Stoli Group dovranno presentarsi a testimoniare sotto giuramento, e l’oligarca russo proprietario del gruppo, Yuri Shefler, non potrà più sfilarsi dal procedimento californiano.
Cosa ha deciso il giudice californiano sulle deposizioni Stoli?
La Corte Superiore della California, contea di Los Angeles, ha accolto la richiesta dei legali di Pitt e ha ordinato ai rappresentanti dello Stoli Group, fra cui il dirigente Alexey Oliynik, di sottoporsi a deposizione formale sulla compravendita del 2021 con cui Jolie cedette la propria quota della tenuta a Tenute del Mondo, società controllata proprio dalla galassia Stoli. Le testimonianze, secondo i documenti depositati e ottenuti dalla stampa americana nelle ultime ore, dovranno tenersi a Londra entro il 30 settembre 2026. Per Pitt è un risultato strategico enorme: significa poter mettere sotto torchio, parola per parola, chi ha materialmente trattato con Jolie e capire se davvero esistesse quella clausola di non vendita a terzi senza consenso reciproco che l’attore rivendica come violata.
Perché la sentenza d’appello del 24 giugno 2026 è una svolta?
Il secondo colpo è arrivato dalla Corte d’Appello della California con sentenza certificata per la pubblicazione e depositata il 24 giugno 2026. I giudici hanno ribaltato la precedente decisione del tribunale di primo grado che aveva escluso Shefler dal procedimento per difetto di giurisdizione. Secondo il collegio d’appello, l’acquisto delle quote di Jolie era regolato dalla legge californiana e i contatti di Shefler con la California — aver comprato una società californiana da una residente californiana, causando un danno a un altro residente e a una società californiana (Pitt e la sua Mondo Bongo) — erano più che sufficienti per radicare la causa a Los Angeles. Tradotto: l’oligarca non potrà più nascondersi dietro la tesi del “ruolo marginale” nella trattativa e dovrà rispondere davanti a un giudice statunitense.
Da dove nasce la guerra di Château Miraval?
Per capire la portata delle decisioni bisogna riavvolgere il nastro. Pitt e Jolie acquistarono Miraval nel 2008, vi celebrarono il matrimonio nel 2014 e ne fecero un brand di rosé fra i più premiati al mondo. Dopo la separazione del 2016 e il divorzio mai del tutto archiviato, nel 2021 Jolie vendette la propria quota a Tenute del Mondo per una cifra stimata intorno ai 60 milioni di euro, senza — sostiene Pitt — il consenso preventivo che i due si sarebbero promessi reciprocamente. Da lì è partita la causa civile in California: l’attore chiede danni che le carte processuali quantificano in circa 35 milioni di dollari, mentre Jolie ha risposto con una controcausa che arriva a chiedere fino a 250 milioni di dollari, accusando l’ex marito di una battaglia legale punitiva e logorante.
Cosa cambia ora nella strategia processuale di Brad Pitt?
Con queste due pronunce ravvicinate, Pitt ottiene due cose: l’accesso diretto alle prove testimoniali dei vertici Stoli e la possibilità concreta di trascinare in giudizio davanti a una corte californiana anche il nuovo comproprietario della tenuta. Per il suo team legale è la conferma che la tesi di partenza — un’operazione costruita per danneggiarlo come socio e come gestore del brand Miraval — può essere finalmente sostanziata con elementi raccolti dai protagonisti diretti. Le deposizioni londinesi previste entro fine settembre saranno quindi un passaggio cruciale: chiunque abbia trattato la cessione delle quote dovrà ricostruire tempi, contatti, e-mail, intermediari e clausole.
Come ha reagito la squadra legale di Angelina Jolie?
I rappresentanti dell’attrice premio Oscar hanno minimizzato la portata delle due decisioni. La linea ufficiale è che si tratti di passaggi puramente procedurali, che non toccano il merito della causa e che non modificano la sostanza della difesa di Jolie, da sempre fondata sull’idea che la vendita del 2021 fosse pienamente legittima e che Pitt stia usando i tribunali per logorarla economicamente e psicologicamente, anche dopo la sentenza di divorzio diventata definitiva alla fine del 2024. Resta il fatto che la prospettiva di interrogatori formali a oligarchi russi e top manager dei superalcolici alza enormemente l’asticella mediatica del caso.
Perché il caso Miraval interessa anche fuori da Hollywood?
La vicenda non è soltanto una saga sentimentale fra due divi: tocca il mondo del vino di lusso, la galassia degli investitori internazionali nel settore dei beni di prestigio e il delicato tema della giurisdizione transfrontaliera. La pronuncia d’appello del 24 giugno 2026, certificata per la pubblicazione, diventa infatti un precedente importante in California sulla cosiddetta “purposeful availment”, cioè sul fatto che un investitore straniero possa essere chiamato a rispondere in uno Stato americano quando acquista asset detenuti da residenti locali. Per Miraval, intanto, la produzione del celebre rosé continua, ma sopra le bottiglie aleggia ormai da quattro anni l’ombra di una battaglia legale che non sembra avere una fine vicina.
Quali sono le prossime tappe da segnare in agenda?
I prossimi mesi saranno decisivi. Entro il 30 settembre 2026 dovranno chiudersi le deposizioni londinesi dei vertici Stoli; in parallelo, dopo l’ok della Corte d’Appello, Pitt potrà ampliare la platea dei soggetti citati davanti al tribunale di Los Angeles. Sullo sfondo, le trattative riservate per un accordo extragiudiziale non si sono mai davvero chiuse, ma ogni nuova sentenza favorevole a una delle due parti sposta il punto di equilibrio di un’eventuale transazione. Per ora, fra cause, contro-cause e milioni in ballo, il rosé più chiacchierato di Francia continua a finire nei verbali dei tribunali ben più che nei calici.
Fonti
- California Court of Appeal, Second Appellate District (2026). Pitt v. Shefler, Case No. B338608 – Certified for Publication.
- Justia US Law (2026). Pitt v. Shefler, California Court of Appeal Decision, B338608.
- Judicial Branch of California (2026). Published/Citable Opinions – California Courts.





