Tra documentari e biografilm c’è una grande differenza e da anni si assistono a grosse divisioni tra gli appassionati.
Sono tantissimi i modi al giorno d’oggi per poter dare alla luce un progetto cinematografico di grande successo e non vi è dubbio alcuno sul fatto che i documentari siano pienamente in questa categoria. Allo stesso tempo da svariati anni non mancano anche i “biografilm”, delle realtà che sono decisamente più difficili da dover affrontare, perché la possibilità di scontentare tutti è davvero sempre dietro l’angolo.
I documentari si sa che sono delle perfette rappresentazioni di quella che è la realtà, storie realmente accadute e che dunque diventano trasportare su pellicola. Ma con il concetto di biografilm si vuole cercare di rendere cinematografica anche una storia reale.
Questo però comporta naturalmente enormi critiche, perché diventa necessario a quel punto romanzare alcuni aspetti, inoltre si rischia anche seriamente di dover fare i conti con una serie di “taglia e cuci” per quanto riguarda la componente storico reale. Nonostante questo sono sempre di più le “biografilm”, ma perché si sente la necessità di romanzare la vita di persone realmente esistite?
Biografilm: il successo sta proprio nella finzione
Quante volte ci è capitato di utilizzare delle citazioni che sono avvenute all’interno dei film nelle discussioni di tutti i giorni? Questo dipende dal fatto come il cinema abbia un ruolo catalizzante all’interno della società e che sia con un impatto decisamente superiore rispetto ai documentari.

Inoltre nei “Biografilm” si ha la possibilità di poter variare moltissimo sulla componente privata. Certo, non si deve commettere l’errore di credere che si possa trattare il tutto come una storia inventata, si deve comunque rimanere all’interno di certi paletti, ma una volta che questi sono rispettati, si ha davvero la possibilità di giocare con la fantasia, in particolar modo con una serie di citazioni che spesso sono modificate.
Del resto è lo spettatore stesso che sa bene la differenza nel momento in cui deve approcciarsi a un documentario e quando invece si trova di fronte a un “biografilm”. La sua buona riuscita è proprio quella di mixare i due aspetti, da un lato dunque diventa necessario essere attenti a ogni minimo particolare e dall’altro invece si deve proporre uno stile cinematografico. Lo si è visto anche qualche anno fa con “Fabrizio De André: Il principe libero”, un “biografilm” che è destinato a rimanere un cult anche per gli appassionati più integralisti di Faber.




