Claudio Amendola e il mondo Ultras: quel film che ha diviso una generazione

La figura di Claudio Amendola ha avuto una serie di trasformazioni nel corso della propria carriera, con Ultra' che ha segnato un'epoca.

La figura di Claudio Amendola ha avuto una serie di trasformazioni nel corso della propria carriera, con Ultra’ che ha segnato un’epoca.

Negli ultimi anni la maggior parte dei giovani hanno avuto modo di apprezzarlo prettamente nel ruolo di Giulio Cesaroni. Questo però sarebbe troppo riduttivo per un personaggio di spicco della televisione Italiana come Claudio Amendola, un uomo che ha vissuto varie vite artistiche con grandi risultati.

Uno dei suoi film più iconici è senza alcuna ombra di dubbio “Ultrà”, una pellicola che però ha diviso davvero tutti. Da un lato vi erano i tifosi più accaniti che volevano vedere un film che omaggiasse il loro stile di vita, mentre dall’altro si doveva cercare di dare un segnale forte sulla necessità di bloccare la violenza negli stadi.

Il film è girato nel 1991, un anno in cui Roma divenne famosa in tutto il mondo per la violenza attorno allo stadio Olimpico, con la doppia sfida nella finale di Coppa Uefa contro l’Inter che passò alla storia non solo per ciò che accadde in campo. Claudio Amendola rappresenta un tifoso della Brigata Veleno ed è proprio qui che si va a creare un importante spaccato anche della curva.

Tra curva e dissidenti: perché scagiona tutti “Ultrà”

Ultrà non si vuole schierare né da un lato né dall’altro, ma prova a far vedere la fetta di tifo violento e ci tiene a dimostrare come si tratti di un qualcosa spesso anche lontano dalla Curva “ufficiale”. Nel film si vede infatti come la “Brigata veleno” viaggi su di un treno speciale differente rispetto a quello del “Commando Ultras”, il principale della Curva romanista.

(Ultra')
(Ultra’)

Amendola in questa scena dice proprio “Loro cantano e stanno fermi, noi stiamo zitti e meniamo”. Ecco qui dunque una dimostrazione di come il collettivo della curva sia effettivamente formato da tutta una serie di gruppi, dove anche chi sta a capo della curva non riesce a controllare. Da un lato la dimostrazione di come la curva sia una componente essenziale nello stadio, dall’altro la difficoltà di isolare una minima componente violenta.

Perché non solo la curva è una piccola parte dei tifosi dello stadio, ma anche i violenti all’interno della curva sono una piccolissima fetta, spesso anche dissidente con chi ne è “a capo”. Purtroppo però non piacque a nessuno quel film, non fu capito al momento, con moltissime critiche. Rivedendolo dopo anni, quel film però sembra davvero aver fatto chiarezza sulla questione.

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