Oggi, mercoledì 29 aprile, in prima serata su La7, Aldo Cazzullo propone a "Una giornata particolare" quella che viene presentata come l’ultima intervista mai concessa da Gino Paoli. L'artista, venuto a mancare lo scorso 24 marzo, aveva incontrato il giornalista e presentatore alcuni mesi fa, consapevole forse che quella sarebbe stata l'ultima intervista mai concessa. In molti la considerano, inevitabilmente, un ritratto definitivo dell’artista. Nel corso del racconto emergono i temi più dolorosi e più intimi della sua vita, dal tentato suicidio alla riflessione sulla morte e su ciò che potrebbe esserci oltre.
Gino Paoli (e non solo lui) ospiti da Cazzullo
Non tutti sanno che Paoli, tra le ultime volontà, ha espresso quella di essere cremato. Le sue ceneri sono poi state rilasciate nel mare di Genova, quartiere Boccadasse. Cazzullo ha voluto ripercorrere novant’anni di vita italiana attraverso i ricordi, le canzoni e le confessioni di uno dei più grandi cantautori che l'Italia abbia mai potuto vantare. Oltre alle parole di Paoli ci sono anche le testimonianze di persone che hanno segnato la sua esistenza, come Antonio Ricci, Renzo Piano, Gianni Morandi, Ornella Vanoni e Stefania Sandrelli.

Tra i passaggi più forti dell’intervista c’è il ricordo del tentato suicidio avvenuto nel 1963, un episodio che ha accompagnato per decenni il mito e il dolore dell’artista. Paoli ne parla con il suo consueto tono spiazzante, senza cercare spiegazioni rassicuranti: come già spiegato più volte, anche a Cazzullo dice che una vera ragione non c’era, e proprio l’assenza di una ragione, secondo lui, rende comprensibile l’incomprensibile. Aveva successo, auto di lusso, donne che lo amavano, canzoni immortali già entrate nell’immaginario collettivo, eppure tutto questo non bastò a proteggerlo da quel gesto estremo. “Mi sono sparato. Pum”, racconta con crudezza, aggiungendo che la pallottola è rimasta nel suo corpo e che ancora i medici si stupivano del fatto che fosse sopravvissuto. Il fatto che poi abbia vissuto fino a 90 anni rende la sua vita ancora più interessante da raccontare.
Cosa pensa Gino Paoli dell'aldilà
Da qui il discorso si allarga naturalmente al tema della morte, che Paoli affronta senza retorica e senza particolare paura. Alla domanda se tema la fine, risponde in modo netto: “Assolutamente no”. È una frase che colpisce perché detta da un uomo che la morte l’ha sfiorata davvero, portandone addosso il segno fisico per tutta la vita. Quanto all’aldilà, Paoli non offre certezze religiose né definizioni consolatorie, ma due immagini opposte e ugualmente potenti. A volte immagina il dopo come “una specie di niente immenso”, un deserto sconfinato in cui ritrovarsi soli. Altre volte, invece, pensa che possa essere un luogo in cui attendono gli amici e tutte le persone amate, quasi una dimensione del ricongiungimento affettivo.
In questa oscillazione tra vuoto e incontro si coglie forse il tratto più autentico della sua visione: Gino Paoli non prova a insegnare come si debba morire, ma mostra come si possa guardare la fine con lucidità, dubbio e perfino serenità. È anche per questo che la puntata di stasera assume un valore speciale: più che una semplice intervista, sembra l’ultimo lascito umano e poetico di un artista che ha attraversato amore, scandalo, successo, eccessi e dolore senza mai smettere di interrogarsi sull’essenziale e sull'esistenza.




