Barbara D'Urso ha deciso di rompere ogni indugio e portare Mediaset davanti a un giudice. Dopo quasi tre anni dall'addio forzato agli studi di Cologno Monzese e dopo un tentativo di mediazione naufragato, la conduttrice napoletana ha scelto la via legale per far valere quelli che, attraverso i suoi avvocati, definisce diritti calpestati. La notizia, anticipata da La Stampa con un retroscena firmato da Maria Corbi, sta già scuotendo i piani alti della televisione italiana e promette di trasformarsi in uno dei casi televisivo-giudiziari più caldi della stagione.
La rottura tra Carmelita e il Biscione risale alla primavera del 2023, quando l'addio a Pomeriggio 5 venne comunicato in modo improvviso, lasciando la conduttrice senza il suo storico palcoscenico pomeridiano dopo oltre vent'anni di onorato servizio. Da allora, silenzi, indiscrezioni e tentativi di ricucitura non hanno portato a nulla. Oggi quello strappo diventa materia da tribunale.

Le accuse di Barbara D'Urso a Mediaset poggiano, secondo quanto ricostruito, su tre pilastri ben precisi. Il primo riguarda un post social del marzo 2023 pubblicato dal profilo ufficiale "Qui Mediaset", ritenuto dai legali della conduttrice pesantemente ingiurioso. L'azienda all'epoca parlò di un presunto hackeraggio dell'account, ma le scuse formali che la D'Urso attendeva non sarebbero mai arrivate. Per i suoi avvocati si tratterebbe di una violazione del Codice Etico interno del gruppo.
Il secondo fronte è strettamente economico e creativo: il mancato corrispettivo dei diritti d'autore maturati in sedici anni di attività non solo come conduttrice, ma anche come autrice di programmi. Tra questi spicca il format Live – Non è la D'Urso, che secondo la ricostruzione apparterrebbe a tutti gli effetti alla conduttrice, che ne rivendica oggi la piena paternità.
Il terzo capitolo è forse il più delicato dal punto di vista degli equilibri interni a Cologno Monzese. Secondo La Stampa, la D'Urso avrebbe avuto l'obbligo di sottoporre preventivamente l'elenco degli ospiti delle sue trasmissioni alle produzioni di altre due regine dell'intrattenimento Mediaset.
Ecco i punti cardine del contenzioso sintetizzati:
- Scuse mai ricevute per il post offensivo del profilo "Qui Mediaset"
- Diritti d'autore non corrisposti per 16 anni di lavoro come autrice
- Proprietà del format Live – Non è la D'Urso
- Presunto obbligo di far approvare gli ospiti ad altre produzioni
Maria De Filippi e Silvia Toffanin entrano così, loro malgrado, nel racconto giudiziario. Nell'articolo di La Stampa le due vengono descritte come figure molto ascoltate da Pier Silvio Berlusconi, definite "consulenti fidate e vere antagoniste" della D'Urso. Una ricostruzione che, va ribadito, resta tutta da dimostrare nelle sedi competenti e che al momento rappresenta il punto di vista della parte ricorrente.
Intanto Barbara non è rimasta con le mani in mano: il grande ritorno in prima serata con il tour teatrale Taratatà e le voci su possibili progetti con altre reti hanno tenuto acceso il suo nome. Ma la battaglia vera, ora, si sposta nelle aule di giustizia. Una vicenda che ridisegna i rapporti di forza nella tv italiana e che tiene con il fiato sospeso milioni di telespettatori affezionati alla "Carmelita" nazionale.



