Chi arriva ad Aquisgrana dalla stazione e risale verso il centro se la trova davanti quasi senza preavviso, in fondo alla Franzstraße: due torri cilindriche di pietra scura, un corpo centrale più alto, un passaggio voltato che oggi ingoia il traffico. Il Marschiertor non ha piazze scenografiche a incorniciarlo né quinte urbane che lo preparino. Sta lì, incastrato nella città moderna, e la prima cosa che colpisce non è la mole ma un particolare minuscolo sul lato est: un piccolo aggetto in muratura sporgente dal torrione, appeso nel vuoto. È una latrina. Serviva alla guarnigione, e scaricava direttamente all’esterno, oltre il fossato. Da quel dettaglio, più che da qualsiasi cifra, si capisce che questo non è un monumento celebrativo: è una macchina da guerra abitata.
Un giuramento strappato dall’imperatore
La storia comincia nel 1165, quando Federico I di Svevia, il Barbarossa che gli italiani conoscono soprattutto per Legnano e per le città lombarde rase al suolo, concede all’abitato cresciuto attorno al palazzo di Carlo Magno il diritto di mercato e di zecca, promuovendolo a libera città imperiale. Sei anni dopo, nel 1171, l’imperatore soggiorna a lungo ad Aquisgrana e ottiene dai cittadini un impegno preciso, sancito da un giuramento solenne: cingere la città di mura entro quattro anni. Non era un regalo, era un obbligo. Le fortificazioni costavano, e a pagarle sarebbero stati i borghesi, non la corona.
La cerchia venne su in fretta, tra il 1171-1172 e il 1175, e da allora porta il nome del suo promotore: Barbarossamauer, il muro di Barbarossa. Circa due chilometri e mezzo di sviluppo, fino a quattro metri e mezzo di altezza, in certi tratti due metri e mezzo di spessore, a racchiudere una quarantina di ettari. Dieci porte. Oggi di quel primo anello restano briciole: qualche brano di paramento in Minoritenstraße, un lacerto in un cortile all’Hirschgraben, un altro al Driescher Gäßchen. Il tracciato però è sopravvissuto nel disegno stesso della città, perché la strada anulare interna — Templergraben, Seilgraben, Holzgraben, Kapuzinergraben, Löhergraben, Karlsgraben, tutti nomi che contengono la parola fossato — ne segue fedelmente il perimetro. È lo stesso meccanismo che a Milano ha trasformato i navigli e le mura in una circonvallazione: la fortificazione sparisce, la sua forma resta.
La città cresce, e il muro dell’imperatore non basta più
I privilegi concessi da Barbarossa funzionarono anche troppo bene. In ottant’anni la popolazione aumentò al punto che il recinto imperiale diventò stretto: interi quartieri erano ormai fuori, indifesi. E nel frattempo Aquisgrana aveva imparato sulla propria pelle cosa significhi avere mura insufficienti, perché nel 1248 la città subì un assedio e fu espugnata durante le lotte per il trono imperiale. Il 22 maggio 1257 il re Riccardo di Cornovaglia confermò agli aachenesi i loro diritti, e proprio attorno a quella data si colloca l’avvio del secondo anello, molto più ampio, con le sue porte maggiori.
Il Marschiertor è la porta sud di quel nuovo circuito. Il cantiere parte intorno al 1257 e si chiude, secondo la ricostruzione più accreditata, poco dopo il 1300: quasi mezzo secolo di lavori, con tutte le esitazioni e i cambi di programma che un tempo simile comporta. Il nome ha oscillato parecchio: fino al Seicento era la Mies(ch)ierspforte, poi Berseter Tor, poi Burtscheider Tor, perché di lì passava la strada per Burtscheid. Nell’anello interno esisteva una porta gemella e omonima, il Marschiermitteltor, citata per la prima volta nel 1215 e demolita probabilmente sul finire del Cinquecento: quando le due mura convivevano, chi entrava da sud doveva superare due sbarramenti in fila.
Come è fatta, e come ci si viveva dentro
La tipologia è quella della Doppelturm-Torburg, il castello-porta a due torri: due torrioni di quattro livelli che stringono un corpo centrale di cinque piani, con il fornice al centro. Lo stile è tardo romanico, la muratura pesante e severa, ma all’interno e all’esterno compaiono già archi acuti gotici: siamo esattamente sulla cerniera tra i due linguaggi, e la porta lo dichiara senza imbarazzo. L’altezza complessiva oggi è di 43 metri e mezzo, di cui 23 di solo tetto; prima della guerra arrivava a 48 metri e mezzo. A quota 20 metri e mezzo corre una piccola tettoia sporgente: sotto c’era un argano, e attraverso la finestra centrale del terzo piano si issavano i carichi. Il coronamento originario, con ogni probabilità, non era affatto il tetto a padiglione che vediamo adesso, ma una copertura piatta con una corona di merli, cioè un vero terrazzo di combattimento.
Sotto le sale di guardia c’erano le celle. La porta non era solo un varco controllato: era caserma, arsenale e prigione insieme, il presidio militare principale della città. Le undici porte della libera città imperiale erano sorvegliate dai soldati e dalle milizie cittadine, che il popolo chiamava Pennsoldaten. Il soprannome dice tutto sulla loro condizione economica: la paga non bastava, e nelle ore morte intagliavano Penn, i sottili cavicchi di legno con cui si fissavano le suole delle scarpe. Una guarnigione di calzolai a mezzo servizio. Sul retro della porta una statua in bronzo ricorda proprio uno di loro, con il suo cavicchio in mano.
Dalla fine del Quattrocento, con la diffusione delle armi da fuoco, le cinte medievali persero rapidamente senso militare. Per il Marschiertor cominciò una lunghissima decadenza: nei secoli successivi fu di volta in volta ripostiglio, ricovero per senzatetto, ostello della gioventù e infine, negli anni Trenta del Novecento, sede della Gioventù hitleriana. Una porta militare che non serve più a difendere nulla diventa un contenitore vuoto, e ci si mette dentro qualsiasi cosa.
La notte del 14 luglio 1943
Alle 1.45 della notte tra il 13 e il 14 luglio 1943 circa duecento aerei alleati scaricarono su Aquisgrana, in poco più di un’ora, oltre centomila tra bombe incendiarie, spezzoni al fosforo e ordigni di altro tipo. Morirono 294 persone, 745 rimasero ferite, più di tremila dovettero essere curate per lesioni oculari da fumo. Bruciarono il municipio, l’Elisenbrunnen, il teatro, molte chiese. E bruciò il tetto del Marschiertor: cinque metri di altezza persi in una notte, la struttura lignea consumata, le torri decapitate.
La ricostruzione della cuspide arrivò a fine anni Cinquanta, con il rifacimento completo dell’orditura del tetto concluso nel 1959. I fondi non vennero dallo Stato ma da due imprese cittadine: e in una città che è la patria storica di una delle più antiche compagnie tedesche di assicurazione contro gli incendi, il fatto che a rimettere il cappello alla porta bruciata siano stati i soldi privati di chi campa di incendi ha un suo sapore particolare. Il tetto ricostruito ripropose la forma a padiglione ottocentesca, non i merli medievali: una scelta di continuità con l’immagine che gli aachenesi avevano in testa, non con l’originale duecentesco.
I buffoni in uniforme prendono la fortezza
Il colpo di scena vero è del 1964. Il Marschiertor passa in gestione alla Stadtgarde Oecher Penn, una società carnevalesca aachenese che sfila in uniforme storica e prende il nome proprio da quei soldati intagliatori di cavicchi. Sulla carta è quasi una beffa: il presidio militare della libera città imperiale consegnato alla sua guardia burlesca. Nei fatti è stata la salvezza dell’edificio. I soci ci hanno messo migliaia di ore di lavoro volontario — la cifra che circola tra loro è cinquemila — e i contributi di sostenitori privati, e hanno recuperato gli interni stanza per stanza.
Oggi dentro la porta ci sono una sala d’armi che ospita fino a duecento persone, la stanza del comandante, gli archivi dell’associazione, una cantina dei vini, una mescita e la guardaroba delle uniformi. Dal 2009 il fortilizio è illuminato di notte. Non è un museo con biglietteria: l’accesso agli interni avviene in occasione di eventi, visite guidate e aperture organizzate, e chi passa di lì per caso deve accontentarsi dell’esterno. Vale comunque la deviazione, perché è considerata una delle porte urbiche medievali più imponenti sopravvissute nell’Europa occidentale.
Cosa resta oggi, e cosa si vede davvero
Della cinta esterna, smantellata a partire dall’età napoleonica per fare posto ai viali, oggi restano in piedi due porte e cinque torri: il Marschiertor a sud, il Ponttor a nord — l’altra grande porta gemella, con le sue caditoie ancora leggibili sopra il fornice — più la torre di guardia Lavenstein, il Lange Turm, il Marienturm, il Pfaffenturm e il piccolo Adalbertsturm. Il resto è diventato l’Alleenring, l’anello di viali alberati (Monheimsallee, Ludwigsallee, Heinrichsallee, Pontwall, Turmstraße) che ricalca il perimetro difensivo: camminandoci sopra si percorre esattamente la linea che i borghesi del Duecento avevano deciso di presidiare.
Un avvertimento pratico per chi ci va adesso: da qualche anno il tetto è avvolto da una rete di protezione, montata dopo che da un intervento parziale erano rimaste ardesie instabili pronte a staccarsi. Il restauro complessivo della copertura è ancora in attesa, e la rete — nata come misura temporanea — è diventata parte del paesaggio. Fa un certo effetto vedere una fortezza che ha attraversato assedi, occupazioni e bombe incendiarie tenuta a bada da una maglia di plastica in attesa di un appalto.
Il consiglio è di non fermarsi lì. Dal Marschiertor al Duomo di Aquisgrana ci sono dieci minuti a piedi, e la cappella palatina di Carlo Magno — ottagono che guarda dichiaratamente a San Vitale di Ravenna, poi inglobato in un coro gotico e in una corona di cappelle successive, al punto che l’insieme sembra tre chiese diverse fuse in una — è stata inserita nel 1978 nel primissimo elenco dei siti del patrimonio mondiale UNESCO. Le due cose vanno lette insieme: la cappella è il cuore sacro dell’impero, la porta è il muscolo che i cittadini si costruirono per difendere, e poi per rivendicare, la propria autonomia da quello stesso impero.
Fonti
- LVR – KuLaDiG, Kultur.Landschaft.Digital. Barbarossamauer im Bereich der RWTH Aachen. Landschaftsverband Rheinland.
- Heimatverein Haaren-Verlautenheide. Besichtigung Marschiertor. Relazione di visita guidata.
- Aachener Zeitung. 100.000 Bomben legen die Stadt in Schutt und Asche.
- Marschiertor. Voce enciclopedica con apparato bibliografico (Holtzhausen, Richard, Die Südstraße und das Reumont-Viertel, Aachen 2007).
- Stadtmauer Aachen. Scheda sulle cerchie murarie interna ed esterna di Aquisgrana.
- Marschiermitteltor. Scheda sulla porta gemella della cerchia di Barbarossa.
