Entrando dal portico meridionale, quello che si apre sul Cassaro e da cui oggi passano tutti i visitatori, la prima colonna a sinistra sembra una delle tante. Fusto liscio, capitello rimontato, la patina grigia che il calcare palermitano prende dopo qualche secolo di scirocco. Poi si alza lo sguardo e si notano dei segni incisi che non sono decorazione: sono lettere arabe. Il testo, secondo la lettura corrente, corrisponde al versetto 54 della settima sura del Corano, quella detta al-A’raf, in cui si parla della notte che insegue il giorno e del sole, della luna e delle stelle sottomessi all’ordine divino. È il pezzo più eloquente della cattedrale, e quasi nessuno lo guarda.
Quella colonna non è un souvenir esotico incastrato per capriccio. È il segno materiale di ciò che stava lì prima. Sull’area dell’attuale cattedrale sorgeva una basilica cristiana, dedicata alla Vergine, che dopo la conquista islamica di Palermo nel IX secolo divenne la moschea maggiore della città. Nel 1072, con l’arrivo dei Normanni, l’edificio tornò al culto cristiano. Chi ha visitato il Duomo di Siracusa, dove le colonne del tempio greco di Atena sono ancora dentro i muri della chiesa, riconosce subito il meccanismo: a Palermo il riuso è più discreto, ma racconta una stratificazione ancora più fitta.
Un arcivescovo, un re bambino e una guerra combattuta a colpi di cantieri
La cattedrale che vediamo nasce da un conflitto di potere, non da un atto di devozione tranquilla. Il protagonista è Gualtiero Offamilio, arcivescovo di Palermo, personaggio la cui identità è tuttora discussa: la tradizione lo vuole inglese, Walter of the Mill, italianizzato appunto in Offamilio, mentre altre ricostruzioni contestano l’origine britannica e lo collegano all’ambiente della corte. Su un punto le fonti concordano: fu precettore di Guglielmo II, salito al trono nel 1166 a tredici anni dopo l’assassinio del padre Guglielmo I, e durante la minore età del sovrano accumulò un’autorità enorme, tale da inquietare tanto la corona quanto il papato.
Quando il re divenne maggiorenne, lo scontro esplose. E prese una forma singolare: invece di congiure e battaglie, una gara di edifici. Guglielmo II avviò negli anni Settanta del XII secolo il cantiere di Monreale, sulla collina che domina la Conca d’Oro, dotandolo di un’abbazia benedettina, di mosaici a fondo oro per oltre seimila metri quadrati e, nel 1183, con la bolla di Lucio III, addirittura di una sede arcivescovile autonoma: una seconda metropolia a pochi chilometri da Palermo, cioè una mutilazione politica del potere di Offamilio. L’arcivescovo rispose ricostruendo da capo la propria cattedrale, abbattendo l’edificio precedente, danneggiato anche dal terremoto del 1169, e alzando in pochissimi anni una fabbrica imponente. La consacrazione è fissata al 1185; il cantiere, avviato attorno al 1184 secondo alcune ricostruzioni, secondo altre già nel decennio precedente, era ancora incompiuto quando Offamilio morì nel 1190, un anno dopo il suo antagonista.
Vale la pena fermarsi sul dettaglio: mentre i due si sfidavano, i muratori che lavoravano nei due cantieri erano gli stessi maestri che avevano costruito la Palermo islamica e le sue chiese greche. Da qui l’esito paradossale della rivalità: due edifici cristiani costruiti con grammatica araba e bizantina, archi ogivali intrecciati, tarsie laviche, merlature. L’UNESCO ha riconosciuto questo intreccio nel 2015 iscrivendo nella Lista del Patrimonio Mondiale il sito seriale Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale, nove monumenti che documentano la convivenza fra culture occidentale, islamica e bizantina nel Regno normanno.
Cinque secoli di aggiunte: il portico catalano e i Gagini
La cattedrale non ha mai smesso di cambiare pelle. Il fronte più famoso, quello meridionale su piazza Duomo, non è normanno: è un portico a tre arcate ogivali di gusto gotico-catalano, con capitelli fioriti, realizzato nel Quattrocento e attribuito ad Antonio (o Antonino) Gambara, che vi firmò anche il portale interno del 1426, ricchissimo di motivi vegetali e figure, sormontato da un mosaico duecentesco con la Madonna. Il portale, secondo la tradizione locale, fu approntato in occasione dell’incoronazione di Alfonso il Magnanimo. Le colonne che reggono le arcate provengono con ogni probabilità dallo smontaggio della moschea, e la prima a sinistra con l’iscrizione coranica è l’indizio che ha convinto generazioni di studiosi.
Poi arrivano i Gagini, la dinastia di scultori che tra Quattro e Cinquecento riempì mezza Sicilia di marmi. Domenico e i suoi eredi lavorano in cattedrale; Antonello Gagini e i figli costruiscono tra il 1510 e il 1574 una gigantesca tribuna marmorea che riveste per intero il catino absidale, una specie di parete-reliquiario alta fino alla volta. Nel 1537 si aggiunge il portico settentrionale, nel 1589 le cappelle lungo le navate, nel 1635 la cappella di Santa Rosalia, che dopo la peste del 1624 diventa il cuore devozionale della città.
Fuga, o come si smonta una cattedrale per salvarla
Il colpo più duro arriva alla fine del Settecento. Dopo i danni del terremoto del 1726 e i problemi statici accumulati, nel 1767 l’arcivescovo Filangieri incarica Ferdinando Fuga, l’architetto fiorentino allora attivo a Napoli, di un intervento pensato inizialmente come consolidamento. I lavori partono solo nel 1781 e si chiudono nel 1801, e in vent’anni l’interno viene riscritto: pianta trasformata in croce latina, allargamento sui fianchi, cappelle rimodellate, cupola neoclassica sull’incrocio, cupolini con lanternini sulle navate laterali. Sul cantiere non ci fu Fuga in persona: le fonti divergono sui nomi degli esecutori, indicando il palermitano Carlo Chenchi con l’assistenza di Giuseppe Venanzio Marvuglia, oppure direttamente Marvuglia, e concordano invece nel dire che il risultato andò ben oltre le intenzioni conservative iniziali. Durante i lavori il Capitolo e gli uffici parrocchiali traslocarono alla chiesa del Gesù a Casa Professa, che per vent’anni fece da concattedrale.
La vittima più illustre fu la tribuna dei Gagini, smontata pezzo per pezzo. Alcuni rilievi si salvarono, e nel 1950 furono recuperate le statue superstiti: oggi stanno su mensole lungo i pilastri della navata centrale, e i quattro Evangelisti sono finiti perfino nel portico e nelle nicchie esterne. Guardando quelle figure isolate in alto, si capisce che sono i frammenti di un’unica grande macchina scultorea andata in pezzi. Anche le colonne di granito incastonate nelle facce interne dei piloni vengono dallo smontaggio dell’assetto precedente: la cattedrale, ancora una volta, si è ricostruita con se stessa.
La meridiana di Piazzi, un raggio di sole che riforma l’orologio della città
Il grande cantiere offrì l’occasione a un’altra impresa. Giuseppe Piazzi, fondatore e primo direttore dell’Osservatorio Astronomico di Palermo, ottenne dall’arcivescovo Lopez y Royo l’incarico di tracciare una meridiana sul pavimento della chiesa metropolitana. L’anno è il 1801, lo stesso in cui, nella notte del primo gennaio, Piazzi aveva individuato dal suo osservatorio l’oggetto che sarebbe stato battezzato Cerere.
La linea corre da nord a sud, dalla cappella di San Francesco di Paola a quella del Crocifisso, tagliando obliquamente la navata centrale davanti all’altare maggiore: una barra prismatica di ottone lunga poco meno di ventidue metri, orlata di marmo bianco, con i segni zodiacali in tarsie di marmi policromi. Un foro gnomonico ricavato in uno dei cupolini lascia entrare il raggio che a mezzogiorno vero colpisce il segno del mese. L’inaugurazione avvenne il 4 giugno 1801, festa del Corpus Domini, giorno in cui la cattedrale riapriva al culto dopo vent’anni di lavori.
Lo scopo non era simbolico ma pratico e quasi politico: dare ai palermitani uno strumento pubblico per misurare il tempo all’europea, cioè a partire dal mezzogiorno solare, contro l’abitudine locale del tempo all’italiana, che contava le ore dal tramonto. La città oppose resistenza e continuò a lungo con il vecchio sistema. La meridiana rimase lì, a segnare l’ora giusta a chi voleva ascoltarla.
Cosa si vede oggi e come si visita
La cattedrale è aperta al culto e alla visita, in piazza Duomo, sul Cassaro, l’asse antico che attraversa il centro storico. L’ingresso in chiesa è libero; sono a pagamento i percorsi che valgono davvero il biglietto: le tombe reali, la cripta, il Tesoro e il camminamento sui tetti, da cui si guardano da vicino le merlature, le torri angolari e la Conca d’Oro.
Nella cappella delle tombe reali si concentra la storia dinastica del Mezzogiorno: i sarcofagi di porfido rosso che Ruggero II aveva fatto preparare per sé a Cefalù e che il nipote Federico II fece traslare a Palermo nel 1215, il sepolcro dello stesso Federico retto da leoni, la tomba di Costanza d’Altavilla, quella di Enrico VI, e il sarcofago romano di riuso con scena di caccia che accoglie Costanza d’Aragona, prima moglie di Federico: da lì proviene la corona oggi esposta nel Tesoro. All’esterno, il prospetto meridionale conserva i due monumenti che commemorano le incoronazioni di Vittorio Amedeo II di Savoia nel 1713 e di Carlo III di Borbone nel 1735, memoria dei rapidi cambi di sovranità che l’isola conobbe nel Settecento.
Chi arriva qui cercando la Palermo dei mosaici resterà spiazzato dall’interno bianco e neoclassico, e farà bene a mettere in conto una salita a Monreale per completare il discorso. Ma il vero cortocircuito sta all’ingresso, in quella colonna che nessuno guarda: un versetto sul sole, la luna e le stelle, inciso da un lapicida musulmano, che regge da secoli l’arco di una cattedrale cristiana, sotto una cupola progettata per misurare il passaggio del sole. Non è una metafora costruita a posteriori: è semplicemente quello che è successo, in ordine cronologico.
Fonti
- UNESCO World Heritage Centre (2015). Arab-Norman Palermo and the Cathedral Churches of Cefalú and Monreale. UNESCO.
- Ministero della Cultura. Palermo Arabo-Normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale. Unesco Beni Culturali.
- Cattedrale di Palermo. La visita virtuale. Sito ufficiale della Cattedrale.
- Cattedrale di Palermo. Il prospetto meridionale e il portale di Antonio Gambara. Sito ufficiale della Cattedrale.
- Cattedrale di Palermo. La cappella di San Francesco di Paola e la meridiana. Sito ufficiale della Cattedrale.
- Osservatorio Astronomico di Palermo, Università degli Studi di Palermo. La meridiana della Cattedrale.
- Arcidiocesi di Monreale. Storia del Duomo.
- Italia Medievale. L’arte decorativa e le iscrizioni arabe nei monumenti arabo-normanni in Sicilia.
- FAI – Fondo Ambiente Italiano. Cattedrale di Palermo, Vergine Maria Santissima Assunta. I Luoghi del Cuore.
- Arte.it. Cattedrale di Palermo, scheda del monumento.
- La Sicilia in Rete. Prospetti e cronologia della Cattedrale di Palermo.
- Palermo Viva. La meridiana nella Cattedrale di Palermo.
- Palermo Viva. Le tombe reali della Cattedrale di Palermo.
