Un tubo verde lime scende in diagonale dal soffitto, punta dritto verso la seduta, poco prima del cuscino piega di colpo, corre in orizzontale davanti al posto lato finestrino e poi scende fino al pavimento. Lì è imbullonato a una piastra, a pochi centimetri dal convettore del riscaldamento. A metà della diagonale, esattamente sulla linea che separa i due sedili, c’è un guscio grigio con un pulsante rosso. È il pulsante di prenotazione fermata dell’autobus, montato in un punto che chi ha disegnato gli interni ha scelto con cura. Visto così sembra quasi un errore: un corrimano che invade lo spazio dei sedili e si contorce senza motivo. Io, invece, ci leggo un piccolo trattato di ergonomia.
Per lavoro mi è capitato spesso di fare sopralluoghi su mezzi pubblici e di ragionare su dove mettere un pulsante, un sostegno, una seduta. Ho imparato che negli interni di un autobus non c’è niente di casuale. Ogni tubo risponde a una norma, a un rischio o a un passeggero che prima veniva escluso.
Cosa vediamo davvero in questa foto
Partiamo da quello che si vede. Due sedili affiancati con schienale alto e un rivestimento in moquette nera percorsa da onde verde acido e grigio chiaro, su un fondo di puntini bianchi. Il pavimento è grigio e antiscivolo, le pareti sono in pannelli chiari. Davanti al posto lato finestra il corrimano fa da barriera e da appiglio insieme. Il pulsante non è sotto il finestrino né sullo schienale davanti: sta sul tubo, sospeso a metà tra i due posti. Un altro pulsante si intravede sul lato corridoio, dalla parte opposta della fila.
Il contesto aiuta a capire. Davanti c’è una fila più stretta da quattro posti. Subito dietro si apre l’area per sedie a rotelle e passeggini, abbastanza grande per più carrozzine. Sul lato destro c’è una porta di uscita più larga del solito. Siamo cioè nella zona di passaggio tra posti a sedere, spazio per la mobilità ridotta e porta, cioè il punto più trafficato di tutto il mezzo.
Prima del pulsante: la corda e il campanello
Il gesto di avvisare chi guida per scendere è antico quanto il trasporto collettivo. Sui vecchi autobus con bigliettaio il segnale passava di solito per una corda o un campanello che il conducente o il passeggero azionava a mano. Era un codice acustico semplice, pensato per un mezzo con due persone di servizio e una clientela che si presumeva in piedi, agile e capace di raggiungere un cordino teso sopra la testa.
Quando il bigliettaio è sparito e il conducente è rimasto solo, il segnale è diventato elettrico e si è moltiplicato: tanti pulsanti distribuiti nel veicolo, una spia fermata prenotata accesa in cabina e un suono interno. Nelle specifiche più recenti dei grandi operatori la scelta tra campanello elettromeccanico e suono digitale riprodotto da un altoparlante è ormai un dettaglio tecnico. Quello che conta davvero è dove si trova il pulsante e chi riesce a premerlo.
Cosa dicono le regole europee: UNECE R107 e direttiva 2001/85/CE
In Europa gli interni degli autobus urbani sono regolati dal Regolamento UNECE n. 107, che ha raccolto e aggiornato i requisiti della direttiva 2001/85/CE. Sui veicoli di classe I, cioè quelli urbani con passeggeri in piedi, deve esserci un mezzo che permetta ai passeggeri di segnalare al conducente che vogliono scendere. I comandi di questi dispositivi devono avere pulsanti sporgenti, così da essere trovati e premuti anche senza precisione. L’allegato dedicato all’accessibilità aggiunge un requisito molto concreto: i dispositivi di comunicazione vanno collocati accanto ai posti riservati e dentro le aree per sedie a rotelle e passeggini, a un’altezza compresa tra 700 e 1200 millimetri dal pavimento. Gli emendamenti discussi in sede UNECE continuano a precisare proprio questi punti.
I produttori di componenti spiegano da anni come interpretano un aspetto della norma: il pulsante deve distinguersi dallo sfondo per colore e luminanza, altrimenti per chi vede poco semplicemente non c’è. Qui il pulsante rosso su guscio grigio, montato su un tubo verde lime, sembra seguire alla lettera questa logica a strati: il tubo si stacca dalla parete e il pulsante si stacca dal tubo.
Rosso o blu?
Su molti mezzi europei i pulsanti dell’area carrozzine sono blu, con il pittogramma della sedia a rotelle, e mandano al conducente una richiesta diversa, cioè il tempo in più o la pedana. Questo è rosso, quindi è una normale prenotazione di fermata. Non è un pulsante per la mobilità ridotta in senso stretto: è un pulsante messo in modo che anche chi fa fatica a muoversi possa usarlo senza alzarsi.
L’ergonomia della posizione: chi arriva e chi resta escluso
Il test che faccio sempre su un autobus è banale: mi siedo in ogni posto e provo a raggiungere il pulsante senza alzarmi e senza invadere lo spazio di qualcun altro. Ecco i casi tipici.
- Pulsante sotto il finestrino: comodissimo per chi siede lato finestra. Chi siede lato corridoio deve allungare il braccio davanti al vicino, e se il vicino è un estraneo con una borsa in grembo il gesto diventa imbarazzante. Molti preferiscono alzarsi in anticipo, con il mezzo ancora in movimento.
- Pulsante sul montante lato corridoio: perfetto per chi sta vicino al corridoio e per chi è in piedi, scomodo per chi sta alla finestra, che deve sporgersi sopra il vicino.
- Pulsante al centro, come in questa foto: è il compromesso più equo. Lo raggiungono con lo stesso sforzo entrambi i passeggeri seduti e, vista la diagonale, anche chi sta in piedi lì accanto o chi è seduto nella fila di fronte.
Il tubo, inoltre, cade alla giusta altezza. La parte con il pulsante si trova più o meno all’altezza delle spalle di una persona seduta, quindi nella fascia che la norma chiede per le aree accessibili, dove si arriva con il braccio poco piegato e senza ruotare il busto. Per chi ha dolori articolari o fatica ad alzarsi è un dettaglio che cambia il viaggio. In più il pulsante sporge dal guscio e si trova con le dita anche senza guardare. È la seconda metà del mio test: se chiudi gli occhi, sai ancora dov’è?
Perché il tubo è piegato così
Quella curva strana non serve solo a portare il pulsante dove serve. Fa anche altri lavori.
Il primo è la presa per chi sta in piedi. Gli studi sulle cadute in autobus, come quelli condotti in Svezia sugli incidenti senza collisione, dicono una cosa chiara: una parte rilevante degli infortuni non nasce da urti con altri veicoli, ma da frenate e accelerazioni che sbilanciano chi è in piedi o si sta muovendo verso la porta. Le analisi biomeccaniche sui passeggeri anziani confermano che la stabilità dipende molto dall’avere un appiglio sempre a portata di mano. Un tubo diagonale offre prese a tutte le altezze: chi è alto lo afferra in alto, un bambino o una persona bassa più in basso. Le specifiche di Transport for London, per esempio, chiedono espressamente corrimano dallo schienale al soffitto con pulsante integrato, proprio per questa continuità.
Il secondo è la protezione. Il tratto orizzontale davanti al posto lato finestra fa da paraurti: in una frenata il passeggero seduto non scivola in avanti verso la porta e il vano davanti. Chi siede lì, inoltre, ha un appiglio per tirarsi su.
Il terzo è strutturale. Scendere fino al pavimento e fissarsi con una piastra bullonata, invece di appoggiarsi alla parete, probabilmente evita di forare la fiancata in un punto occupato dal convettore e dalle canalizzazioni. È una supposizione, ma in casi simili l’ho vista fare spesso: l’impiantistica decide la geometria più di quanto si immagini.
Il colore: verde lime non è un vezzo
Chi entra in questo autobus vede prima di tutto i tubi. Ed è giusto così. Le linee guida britanniche sull’accessibilità dei trasporti e le ricerche delle associazioni per persone cieche e ipovedenti insistono sullo stesso punto: corrimano, bordi e comandi devono contrastare con lo sfondo, perché chi ha un residuo visivo si orienta per masse di colore e luminanza, non per dettagli. Nelle interviste ai passeggeri ipovedenti la mancanza di contrasto torna sempre tra i problemi principali, insieme alla scarsa manutenzione.
Il verde lime su pareti grigio chiaro e sedili scuri funziona: il percorso degli appigli si legge a colpo d’occhio, anche con la poca luce di una corsa serale. Anche la moquette segue un’idea precisa. I motivi fitti e ondulati su fondo scuro sono una scelta classica per i tessuti da trasporto, perché nascondono macchie e usura. Qui il verde delle onde riprende quello dei tubi e lega tutto l’interno in un’identità riconoscibile. Il rovescio della medaglia è che il guscio grigio del pulsante, da lontano, si confonde un po’ con le pareti. Il pulsante rosso lo salva, ma un anello chiaro attorno al bottone aiuterebbe ancora di più.
Igiene, urti e manutenzione: i costi nascosti di un buon pulsante
Un pulsante al centro della fila viene premuto da molte più mani di uno nascosto sotto il finestrino. Dal punto di vista dell’igiene è un punto di contatto molto frequentato, e per questo i gusci lisci e le superfici verniciate senza fessure, come quelle che si vedono qui, si puliscono in pochi secondi. Gli angoli vivi sono invece da evitare.
Poi c’è l’urto. Un pulsante che sporge da un tubo a metà altezza può essere colpito da zaini, gomiti e borse, come quella appoggiata sul pavimento nella parte bassa della foto. Il guscio sagomato che avvolge il tubo protegge il meccanismo e allo stesso tempo indica la direzione della pressione. È uno di quei dettagli che nessuno nota finché non si rompe.
Dove va il design dei mezzi pubblici
Le evoluzioni che vedo arrivare sono tre. La prima riguarda pulsanti con feedback più ricco: luce che si accende alla pressione, segnale tattile e, dove serve, scritte in Braille o in rilievo. La seconda è una distribuzione più fitta dei comandi, spinta dalle norme UNECE che chiedono un dispositivo vicino a ogni posto riservato. La terza è l’integrazione con le informazioni di bordo, perché chi preme il pulsante vuole sapere subito che la richiesta è arrivata.
La lezione di questa foto però vale già oggi e vale anche in Italia, dove il parco autobus si rinnova con mezzi omologati secondo le stesse regole europee. Un buon interno di autobus non si misura dall’estetica dei sedili, ma da quante persone riescono a usarlo senza chiedere aiuto. La prossima volta che salite, fate la prova: dal vostro posto arrivate al pulsante senza alzarvi o sporgervi su uno sconosciuto? E lo trovereste anche a occhi chiusi? Se la risposta è sì, qualcuno ha progettato bene.
Fonti
- UNECE (2015). Regulation No. 107 – Uniform provisions concerning the approval of category M2 or M3 vehicles. United Nations Economic Commission for Europe.
- UNECE WP.29 (2025). Proposal of amendments to UN Regulation No. 107 (M2 and M3 vehicles). Inland Transport Committee.
- Parlamento europeo e Consiglio (2001). Direttiva 2001/85/CE sulle disposizioni speciali per i veicoli adibiti al trasporto passeggeri. EUR-Lex.
- UNECE GRSG (2011). UN ECE Regulation No. 107 – Informal Group on Service Doors, Windows and Emergency Exits. United Nations Economic Commission for Europe.
- Transport for London (2025). New Bus Specification, Version 2.6. London Bus Services Limited.
- Autori vari (2019). Non-collision incidents on buses due to acceleration and braking manoeuvres leading to falling events among standing passengers. Studio scientifico.
- Autori vari (2017). Biomechanical demand analysis of older passengers in a standing position during bus transport. Journal of Transport and Health.
- Karekla X. (2016). The influence of double-decker bus acceleration on older passengers. University College London.
- Instituto de Biomecánica de Valencia, Universitat Politècnica de València (2012). Safety of standing passengers in urban buses. RUVID.
- Department for Transport (2021). Inclusive Mobility – A guide to best practice on access to pedestrian and transport infrastructure. UK Government.
- RNIB, Motability (2021). Inclusive Journeys – Improving the accessibility of public transport for blind and partially sighted people. Royal National Institute of Blind People.
