Sulla plaça del Mercadal di Reus, a un’ora di treno da Barcellona, per ottantasette anni c’è stato un vuoto che solo chi conosceva le fotografie antiche sapeva riconoscere. L’angolo della Casa Navàs finiva bruscamente, come tagliato con una lama: cornicione, ultimo piano rifatto in fretta, e sopra il cielo. Mancava la torratxa, la torretta d’angolo con il belvedere e la banderuola, l’elemento che secondo il disegno originale doveva far salire l’edificio verso l’alto come un pennacchio. La bomba che l’ha portata via è caduta il 26 marzo 1938. La torre è tornata al suo posto solo nel 2025.
Un mercante di tessuti con un budget senza limiti
Alla fine dell’Ottocento Reus era la seconda città della Catalogna per abitanti e una delle capitali europee del commercio di acquavite e tessuti. Le fortune si facevano in fretta e si mostravano volentieri. Joaquim Navàs, ricco commerciante di stoffe, e sua moglie Josepa Blasco, che tutti chiamavano Pepa, decisero che la loro casa-bottega dovesse stare in uno degli angoli della piazza del mercato, il salotto della città, e che a disegnarla dovesse essere Lluís Domènech i Montaner: il più autorevole degli architetti modernisti catalani, professore e poi direttore della Scuola di Architettura di Barcellona, deputato, teorico del modernisme, l’uomo che negli stessi anni stava costruendo l’Hospital de Sant Pau e che poco dopo avrebbe firmato il Palau de la Música Catalana.
La committenza aveva una caratteristica che gli architetti incontrano una o due volte nella vita: un budget praticamente senza limiti. È per questo che la Casa Navàs è, insieme al Palau, l’opera più lussuosa dell’architetto. Domènech i Montaner non si limitò a progettare la scatola: pensò la casa attorno alle abitudini della famiglia, stanza per stanza, mobile per mobile, con l’idea che l’edificio e il suo arredo fossero un unico oggetto. Il permesso comunale arriva nell’ottobre del 1901, nel 1903 il progetto viene modificato per aggiungere una terrazza con portico sul carrer de Jesús, nel 1907 i Navàs cominciano a abitarla, e gli ultimi lavori decorativi proseguono ancora dopo. Le date di conclusione non coincidono in tutte le fonti: quelle ufficiali della casa e degli enti catalani indicano il 1908, altre spingono le rifiniture fino al 1910. È una discrepanza normale per un cantiere in cui l’ultimo tappezziere arriva anni dopo il primo muratore.
C’è anche una questione che non ho trovato documentata in modo solido: circola la versione secondo cui Navàs e l’architetto si fossero conosciuti nell’ambiente del catalanismo politico degli anni Novanta dell’Ottocento, all’assemblea di Manresa del 1892. Plausibile, dato che Domènech i Montaner fu uno dei protagonisti di quel movimento, ma la lascio come ipotesi, non come fatto.
Un giardino di pietra artificiale con duecento metri quadri di vetrate
Dall’esterno la Casa Navàs è severa: pietra chiara, un grande arco al piano terra per la bottega, balconi scolpiti, una tribuna angolare. I reusenchi la chiamano la guapa del Mercadal, la bella della piazza. Ma il vero motivo per cui questa casa è studiata in tutta Europa sta dietro il portone.
Entrare al piano nobile è come entrare in un giardino costruito con materiali duri. Le pareti e le colonne sono un intreccio di foglie, fiori, viticci scolpiti nella pietra e nello stucco; il pavimento è un tappeto di mosaico; sopra la testa corrono lucernari colorati. Le vetrate, tra claristori, tramezzi, porte e finestre, superano i duecento metri quadri: numeri da chiesa, non da appartamento privato. E ogni pezzo porta la firma di una bottega precisa. I mobili sono di Gaspar Homar, il grande arredatore del modernismo, che qui lavora come vero coautore della casa e disegna anche i motivi floreali delle vetrate, realizzate nell’atelier Rigalt i Granell. I mosaici escono dal laboratorio di Lluís Bru. Le sculture e i marmi delle scale sono di Alfons Juyol, su indicazione di Eusebi Arnau. Le ceramiche vengono dalla fabbrica Pujol i Bausis, gli stucchi e le pitture murali da Tomàs Bergadà, i ferri battuti da una bottega di Vilaseca. Nulla è comprato a catalogo: ogni sedia, ogni lampada in ottone, ogni tenda, ogni tessuto di seta è pensato per un punto esatto della casa.
Il paragone che uso quando lo racconto a un pubblico italiano è con Casa Museo Boschi Di Stefano a Milano o con gli interni di Villa Igiea a Palermo, dove Basile fece la stessa operazione totale negli stessi anni. Con una differenza sostanziale: a Reus non è sopravvissuta una stanza o un ciclo decorativo, ma quasi l’intero apparato originale, mobili compresi. È per questo che la Casa Navàs viene presentata come l’unico edificio modernista d’Europa che conserva l’interno come il giorno in cui fu inaugurato. È un’affermazione forte, e va letta per quello che è: una rivendicazione della proprietà e degli enti turistici catalani. Ma dopo averla visitata, non conosco un altro caso in cui l’insieme sia arrivato così integro.
26 marzo 1938: la casa perde la testa, non il cuore
Reus, durante la guerra civile spagnola, è stata la terza città catalana più bombardata dopo Barcellona e Tarragona. Il primo attacco aereo è del 9 aprile 1937, l’ultimo del 15 gennaio 1939: in mezzo almeno sessantasette incursioni. La maggior parte fu opera dell’aviazione legionaria italiana decollata dalle basi di Maiorca, con l’aggiunta, nella fase finale, della Legione Condor tedesca. Le vittime documentate sono 214, e chi ha studiato quei registri avverte che la cifra reale non si conoscerà mai. Per un lettore italiano è un dato che dovrebbe fermare la lettura per un istante: i cieli sopra la piazza del Mercadal, in quegli anni, erano attraversati da aerei partiti dall’Italia fascista.
Il 26 marzo 1938 una bomba colpisce il cuore di Reus. Sulla Casa Navàs distrugge l’ultimo piano, sfonda il tetto e cancella due elementi che erano la firma di Domènech i Montaner sull’angolo della piazza: il capcer, il coronamento decorativo, e la torratxa, la torretta. Il piano nobile, incredibilmente, resta intatto. Mosaici, vetrate, mobili di Homar, ceramiche: tutto al suo posto, sotto un edificio decapitato. Non ho trovato una spiegazione tecnica convincente di questa fortuna, oltre alla geometria dell’esplosione e alla solidità delle volte.
Il seguito è una storia molto europea di povertà del dopoguerra. Tra il 1940 e il 1943 i proprietari, Joaquim Blasco e Maria Font de Rubinat, ricostruiscono il secondo piano e rimettono in ordine le stanze. Ma sugli elementi ornamentali si fermano: costano troppo. La casa continua a vivere, abitata dalla stessa famiglia per generazioni, con quel profilo mutilato che i reusenchi finiscono per considerare normale. Molti, crescendo davanti alla piazza, non hanno mai visto la casa con la sua torre.
La torre ricostruita: un milione di euro e un cantiere di artigiani
La svolta arriva nel 2017, quando l’imprenditore Xavier Martínez acquista l’edificio dalla famiglia Font de Rubinat, discendente dei proprietari originali, e avvia un progetto di restauro integrale con l’obiettivo dichiarato di restituire alla casa l’aspetto voluto dall’architetto. Nel 2020 viene rifatto il capcer. Nel 2023 la Commissione territoriale del Patrimonio Culturale del Camp de Tarragona approva il pezzo più delicato: la ricostruzione della torretta.
Il progetto è firmato dagli architetti Joan Tous e Pau Jansà con il conservatore-restauratore Pau Arroyo, i lavori sono affidati all’impresa Constècnia di La Selva del Camp, il finanziamento arriva dal gruppo MaserGrup per una cifra vicina al milione di euro. La regola che si sono dati i progettisti è chiara: non un’invenzione né una libera reinterpretazione, ma una ricostruzione fedele, basata sui disegni originali di Domènech i Montaner e sulle fotografie d’epoca, con gli stessi materiali e le stesse tecniche dei primi del Novecento. Significa scalpellini che lavorano la pietra a mano, vetrate floreali eseguite in bottega, ferri battuti su misura.
Il metodo di montaggio è la parte che trovo più interessante. La torretta è stata costruita per intero in officina tra il 2024 e il 2025, verificata pezzo per pezzo, e poi trasportata sulla piazza divisa in blocchi da rimontare in quota. Un lavoro di precisione millimetrica, come lo hanno definito dalla direzione della casa, che ha fatto slittare più volte il calendario: prima la Settimana Santa 2025, poi l’estate. I ponteggi sono comparsi sulla facciata nell’agosto 2025, l’inaugurazione pubblica è stata fissata per il 12 novembre in piazza, con la città invitata a vedere il ritorno della sua guglia, mentre alcune rifiniture — vetrate, forgiati e la riproduzione della nave di Giacomo I che corona la struttura come banderuola — sono state completate a seguire. Chi ha seguito il cantiere sa quanto sia raro un caso così: una ricostruzione filologica di un elemento perduto in guerra, pagata da un privato, su un edificio abitato e visitato ogni giorno.
Cosa si vede oggi, e la beffa di Gaudí
Oggi la Casa Navàs è di proprietà privata ma si visita con guida, all’indirizzo di plaça del Mercadal 7. Non è un museo nel senso classico: è una casa borghese rimasta accesa, dove i mobili stanno dove li aveva messi Homar e dove le stanze si spiegano in sequenza, dal negozio al piano nobile. Nel 2024 ha superato i cinquantamila visitatori, con un quarto di pubblico straniero, e ha aggiunto formule diverse dalla visita standard: percorsi negli spazi normalmente chiusi, visite teatralizzate, serate a lume acceso. Vale la pena prenotare, perché i gruppi sono contenuti.
Chi arriva a Reus per una giornata può completare il quadro con le altre opere che Domènech i Montaner lasciò in città: la Casa Rull, costruita per il notaio Pere Rull e acquistata dal comune nel 1925, e soprattutto l’Institut Pere Mata, il manicomio-giardino a pavilioni dove l’architetto sperimentò le soluzioni che poi portò all’Hospital de Sant Pau di Barcellona. La casa è tutelata come bene culturale d’interesse nazionale nel patrimonio della Generalitat.
E qui sta il paradosso che nessuno a Reus manca di raccontare. Reus è la città dove nel 1852 nacque Antoni Gaudí, l’architetto più famoso del mondo, e in città non esiste un solo edificio costruito da lui: la sua eredità sta in un centro di interpretazione, non in una pietra. Il capolavoro modernista che i reusenchi possono attraversare con le proprie gambe l’ha fatto un barcellonese. Nel 1938 una bomba gli ha tolto la testa; nel 2025 gliel’hanno ridata, blocco per blocco.
Fonti
- Casa Navàs. Casa Navàs History. Sito ufficiale Casa Navàs, Reus.
- Generalitat de Catalunya. Casa Navàs. Patrimoni Cultural.
- Ruta Domènech i Montaner. Casa Navàs.
- Reus Turisme. Casa Navàs, joia modernista.
- Cases Icòniques de Catalunya. Casa Navàs.
- Els refugis antiaeris de la Guerra Civil a Reus. Els bombardeigs sobre la població durant la Guerra Civil.
- Filella, C. (2024). La Casa Navàs restituirà la torratxa destruïda durant la Guerra Civil. El Punt Avui.
- Diari Més (2024). La Casa Navàs de Reus reconstruirà la torratxa destruïda per una bomba.
- Diari Més (2025). Comencen les obres de col·locació de la nova torratxa de la Casa Navàs.
- 3Cat Info. La Casa Navàs de Reus recupera la torratxa perduda per la Guerra Civil.
- Canal Reus (2025). La Casa Navàs inaugurarà la torratxa restaurada el 12 de novembre.
- Ara (2025). Casa Navàs wants to restore the tower. Diari Ara, Tarragona.
- El Temps. La Casa Navàs: entre vitralls i mosaics.
- Reus Digital (2024). La reconstrucció de la torratxa de la Casa Navàs serà una realitat l’any 2025.
