Nathalie Baye, una delle attrici più amate e poliedriche del cinema francese, si è spenta all'età di 77 anni. La notizia è stata comunicata sabato 18 aprile dalla famiglia all'Agence France-Presse: l'interprete è morta venerdì sera nella sua abitazione parigina, stroncata dalla malattia a corpi di Lewy, una patologia neurodegenerativa che l'aveva colpita duramente nell'ultimo anno.
Con oltre cinquant'anni di carriera, un centinaio di film all'attivo e quattro Premi César in bacheca, Nathalie Baye lascia un vuoto enorme nel panorama cinematografico europeo. La figlia Laura Smet, nata dalla storia d'amore con Johnny Hallyday, ha diffuso il comunicato insieme ai familiari più stretti. Tra chi ne ripercorre la parabola artistica prevale un sentimento condiviso: quello di aver perso un'interprete elegante, discreta e di grande talento, capace di illuminare i ruoli senza artifici, con una presenza naturale che non ricorreva mai all'enfasi.
Dagli esordi con Truffaut alla consacrazione
Nata il 6 luglio 1948 a Mainneville, in Normandia, figlia di pittori bohémien, Nathalie Baye abbandonò gli studi a 14 anni per inseguire la vocazione artistica. Dopo una parentesi alla scuola di danza di Monaco e un soggiorno a New York, tornò a Parigi per iscriversi al celebre Cours Simon e successivamente al Conservatorio nazionale d'arte drammatica.

Il grande incontro arrivò nel 1972 con François Truffaut, che la scelse per il ruolo della script-girl ne La nuit américaine (in Italia Effetto Notte). Un debutto folgorante al fianco di Jacqueline Bisset e Jean-Pierre Léaud. Proprio da quel film proviene una delle scene diventate iconiche nel ricordo dei cinefili: quella in cui il suo personaggio dichiara di preferire un film a un uomo, battuta che in molti oggi rievocano come sintesi perfetta della sua passione autentica per il cinema. Truffaut la richiamò anche per L'uomo che amava le donne nel 1977, dove prestò la sua voce suadente alla narratrice.
I quattro César e i ruoli indimenticabili
Gli anni Ottanta furono trionfali. La sua collezione di premi racconta una carriera straordinaria:
- César migliore attrice non protagonista 1981 per Si salvi chi può (la vita) di Jean-Luc Godard
- César migliore attrice non protagonista 1982 per Une étrange affaire di Pierre Granier-Deferre
- César migliore attrice 1983 per La Balance di Bob Swaim
- César migliore attrice 2006 per Le Petit Lieutenant di Xavier Beauvois
Memorabile la sua performance ne Il ritorno di Martin Guerre (1982) accanto a Gérard Depardieu, ruolo che un decennio dopo sarebbe stato ripreso da Jodie Foster nella versione hollywoodiana. Tra i titoli che vengono oggi più citati per ricordarla figura anche La Fleur du Mal di Claude Chabrol, a conferma di una filmografia eclettica e spesso coraggiosa nelle scelte.
Hollywood, Dolan e la serie Dix pour cent
Nathalie Baye seppe rinnovarsi costantemente. Nel 1999 conquistò pubblico e critica in Vénus Beauté (Institut) di Tonie Marshall, interpretando un'estetista insolente. Steven Spielberg la volle nel cast di Prova a prendermi nei panni della madre di Leonardo DiCaprio.
Negli anni Duemila incontrò il cinema di Xavier Dolan, recitando in Laurence Anyways (2012) e È solo la fine del mondo (2016). Memorabile anche la sua partecipazione alla serie Dix pour cent, che l'ha fatta riscoprire a una nuova generazione di spettatori. Una figura di classe e sincerità, dicono in molti, capace di interpretare donne forti e fragili con la medesima verità, senza mai scivolare nella maniera.
Amori, famiglia e impegno civile
La storia con Johnny Hallyday, iniziata nel 1982 dopo un incontro televisivo dai coniugi Carpentier, durò quattro anni e diede alla luce Laura Smet. Nel 2018 Baye recitò proprio nel film Thomas diretto dalla figlia, una scena finale che oggi assume il sapore di un commiato.
Nel marzo 2023 aveva firmato la tribuna di 109 personalità pubblicata su L'Obs per chiedere a Emmanuel Macron l'evoluzione della legge sul fine vita. Parole che oggi risuonano con forza commovente: "La vita ci appartiene. Anche la morte".



