Un piano di legno da 42 cm sopra la credenza KALLAX di IKEA e la cucina in affitto senza mobili base è risolta

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Lorenzo Ricci De Angelis è l'editore de L'Architetto e ne coordina la linea editoriale. Segue da anni i temi dell'abitare e del progetto: architettura contemporanea e storica, case e interni, design e trasformazione delle città. Coordina la linea editoriale della testata e il lavoro della redazione.

Ci sono appartamenti in affitto dove la cucina, in pratica, non esiste. C’è un lavello, c’è un piano cottura, c’è un frigo sotto il piano e finisce lì: nessun mobile base, nessuna superficie dove appoggiare un tagliere, nessun posto dove mettere le pentole se non dentro il forno o per terra.

Il problema non è estetico, è operativo: senza un piano di lavoro si cucina tenendo la ciotola in mano, e senza contenimento ogni oggetto resta in vista sul pavimento o dentro gli scatoloni. E chi affitta non può forare, non può murare, non può montare una cucina componibile che poi resterebbe lì.

Qui la risposta è arrivata con un cacciavite: una credenza IKEA KALLAX già in casa, quattro gambe avvitate sotto per portarla all’altezza di lavoro giusta, e un piano in legno da 42 cm di profondità appoggiato sopra. Vediamo come è fatto, pezzo per pezzo, e cosa serve verificare prima di rifarlo.

Il blocco cucina non è in cucina: è nel corridoio

Le luci a sfera appese in alto tengono il fascio lontano dal piano: sul piano di lavoro serve una luce dedicata, non l’illuminazione d’ambiente.

La prima cosa che si capisce è dove è stato messo il mobile: non nell’angolo cottura, che è la stanzetta verde in fondo, ma nel disimpegno che porta al bagno e all’ingresso. È una scelta che molti non farebbero e invece è la più sensata: il corridoio è l’unica superficie di parete libera e continua della casa.

Funziona per una ragione precisa: il mobile è basso, profondo poco e appoggiato sul lato lungo, quindi lascia il passaggio libero. Sopra il piano in legno c’è un fornetto elettrico, dietro si intravede la lavastoviglie compatta di appoggio: la zona di preparazione e cottura secondaria si è spostata fuori dalla cucina, mentre lavello e fuochi restano dentro.

Da copiare: prima di comprare qualsiasi cosa, misura i passaggi. Con un mobile profondo 42 cm su una parete di corridoio devi restare con almeno 75-80 cm liberi per camminare e per aprire le porte che danno su quel disimpegno, altrimenti il piano di lavoro guadagnato lo paghi in urti quotidiani.

La cucina di partenza: lavello, fornello, frigo e basta

Il piano in acciaio esistente resta la zona umida: sul legno vanno solo le lavorazioni a secco.

Questa inquadratura spiega il perché di tutto. L’angolo cottura è una nicchia stretta con pareti verdi e piastrelle bianche: si vedono un piano in acciaio con lavello, un frigo sottopiano bianco e appena lo spazio per stare in piedi. Non c’è un mobile base, non c’è un pensile, non c’è nemmeno mezzo metro di appoggio dove far raffreddare una pentola.

Il vano è talmente ridotto che qualunque mobile aggiuntivo lo renderebbe impraticabile: per questo il contenimento è uscito dalla stanza. Sul pavimento del corridoio, in gres scuro posato a correre, il mobile può stare senza appoggiarsi a nulla e senza toccare le pareti piastrellate.

Se la tua situazione è questa, la cosa utile da capire è che non devi arredare la cucina: devi arredare i due metri di parete più vicini alla cucina. La distanza fra lavello e nuovo piano deve restare percorribile in tre passi, altrimenti il triangolo di lavoro si spezza e il mobile diventa un ripiano dove accumuli roba.

Quattro gambe, un piano e nastro biadesivo: come è fatto davvero

Il nastro biadesivo al posto delle viti è la mossa che rende tutto reversibile: a fine locazione il piano si stacca e il mobile torna quello di prima.

Qui si vede il pezzo per quello che è: una credenza IKEA KALLAX orizzontale, quella a moduli quadrati, sollevata da terra su gambe avvitate e chiusa in alto da un piano in legno con bordo a vista. Il rialzo serve a portare la superficie all’altezza di lavoro adatta a chi la usa, che dichiara 1,78 m di statura; il piano, largo circa 42 cm, sporge appena sul fronte e regge il fornetto senza flettere.

I moduli sotto restano aperti: pentole in basso, cesti in fibra intrecciata per quello che non deve stare in vista, un cubo lasciato libero per le bottiglie. È contenimento a vista, quindi funziona solo se ci metti dentro oggetti che usi davvero. Il piano, per quanto si capisce, è stato fissato al mobile con del nastro biadesivo: tiene bene, ma il carico deve restare appoggiato, non appeso al bordo.

Le verifiche che nessuno racconta e che invece contano:

  • Altezza: la norma UNI EN 1116 fissa il piano di lavoro standard a 90 cm dal pavimento, ma l’altezza comoda dipende dal gomito di chi cucina: si lavora bene con il piano 10-15 cm sotto il gomito. Le gambe avvitabili servono proprio a scegliere la quota, non a fare bello.
  • Fissaggio delle gambe: il KALLAX è in truciolare alveolato, la vite tiene solo negli spigoli e nei nodi strutturali. Con più di quattro gambe, o con piastre larghe, il fondo lavora meglio.
  • Carico: distribuisci i pesi, tieni le pentole in basso e non appoggiare elettrodomestici pesanti a sbalzo sul bordo del piano.
  • Acqua e calore: il legno vicino a lavello e fornetto va oliato o verniciato, con particolare attenzione ai bordi tagliati; sotto un forno da appoggio serve un distanziale e aria libera intorno, secondo le distanze indicate dal costruttore.

Cosa puoi fare tu, questo fine settimana

Parti dalla tua misura, non da quella del catalogo: fatti misurare l’altezza del gomito a braccio rilassato e togli 10-15 cm. Quella è la quota del tuo piano. Sottrai lo spessore del ripiano e l’altezza della credenza che già hai: quello che resta è la lunghezza delle gambe da comprare.

Poi decidi la profondità. Sotto i 40 cm non lavori, sopra i 50 cm in un corridoio non passi: 40-45 cm è la fascia in cui il piano è utile e il passaggio resta libero. Fai tagliare il legno in negozio, chiedi di bordare i tagli e trattali con olio prima di appoggiarlo.

Ultimo passaggio, quello che ti fa dormire tranquillo in affitto: niente viti nel muro, niente colle definitive. Gambe avvitate sotto il mobile, piano appoggiato e bloccato con biadesivo, elettrodomestici da appoggio. A fine locazione smonti tutto in mezz’ora e la parete resta come l’hai trovata.

Fonti

Tag:Cucina

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