Spigoli vivi o angoli arrotondati nel design: la lezione di uno stender minimalista in tubo nero

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Lorenzo Ricci De Angelis è l'editore de L'Architetto e ne coordina la linea editoriale. Segue da anni i temi dell'abitare e del progetto: architettura contemporanea e storica, case e interni, design e trasformazione delle città. Coordina la linea editoriale della testata e il lavoro della redazione.

Un portale di tubo tondo verniciato nero opaco, due montanti sottili, una traversa in alto e una piastra piatta appoggiata a terra che li tiene insieme. Nient’altro. Nella foto lo stender è nudo, senza un solo capo appeso, e proprio per questo si legge come quello che è davvero: un disegno di linee. Guardando da vicino si vedono i dettagli che contano più della silhouette — i manicotti a metà dei montanti, che tradiscono un montaggio a innesto e forse una regolazione in altezza, e i due gomiti in alto, dove il tubo cambia direzione con un angolo netto invece di curvare. Ho passato anni a disegnare e far produrre strutture così, e ogni volta la discussione finisce sempre lì: spigolo vivo o raggio morbido?

Il raggio non è gusto: è la macchina che decide

La prima cosa che vorrei far sapere a chi guarda un mobile in tubolare è che quella curva dolce agli angoli, nella maggior parte dei casi, non nasce da un capriccio estetico. Nasce dalla piegatrice. Quando pieghi a freddo un tubo a parete sottile, il materiale sulla parte esterna si assottiglia e quella interna tende a raggrinzirsi: la letteratura tecnica sulla piegatura rotativa con mandrino descrive esattamente questi due nemici, il calo di spessore e le pieghe interne, che diventano critici quando il raggio di piega si avvicina al diametro del tubo. Tradotto: sotto un certo raggio il tubo non si piega bene, si deforma. Ogni officina ha le sue matrici e ogni matrice ha il suo raggio minimo.

Ecco perché i mobili in tubolare metallico degli anni Venti hanno tutti quell’aria di famiglia. Il pezzo simbolo, la poltroncina B3 disegnata da Marcel Breuer al Bauhaus e oggi in collezione al MoMA, nasce dall’osservazione del manubrio di una bicicletta: acciaio tondo trafilato, curvato in continuità, giunzioni ridotte al minimo. Quel linguaggio è figlio del processo industriale disponibile, non di una teoria della bellezza. La curva era la strada più economica; il segmento retto con l’angolo netto, invece, richiedeva di tagliare, accostare, saldare e riprendere.

La controstoria: lo spigolo severo è il pezzo più artigianale

Da qui il paradosso che nella foto è ben visibile. Il telaio con gli angoli squadrati sembra il più tecnico, il più industriale, il più freddo. In realtà è quasi sempre il più costoso e il più manuale dei due: due tagli precisi in obliquo o un raccordo a gomito, la saldatura, la molatura del cordone, la ripresa e poi la verniciatura che deve coprire uniformemente una zona lavorata. Il telaio curvato in un unico pezzo, se hai la macchina giusta, è un ciclo solo.

Su un prodotto pensato per il montaggio a casa — e questo lo è, si vedono gli innesti — c’è anche una conseguenza industriale interessante: i montanti restano identici in entrambe le versioni. A variare sono soltanto la parte alta e la piastra a terra. È il tipo di scelta che permette di tenere in catalogo due grammatiche formali, quella squadrata e quella morbida, senza raddoppiare il magazzino. Molte volte, quando un cliente mi chiede quale delle due sviluppare, la risposta onesta è: entrambe, perché parlano a due case diverse.

Perché l’occhio legge la curva come qualcosa di sicuro

Sul fatto che il raggio cambi la temperatura percepita di un oggetto non stiamo nel campo delle opinioni. Uno studio classico di psicologia sperimentale ha mostrato che, a parità di tutto il resto, le persone preferiscono i contorni curvi rispetto a quelli angolosi, e che il contorno acuto veicola un’informazione implicita di potenziale minaccia. Sull’architettura, una ricerca pubblicata su PNAS ha misurato con risonanza magnetica funzionale la risposta a interni curvilinei e rettilinei: gli spazi con contorni morbidi vengono giudicati più belli e, nei compiti di scelta, ci si entra più volentieri, mentre gli ambienti spigolosi mostrano un coinvolgimento diverso delle aree legate alla valutazione della minaccia.

È lo stesso principio che, molto più prosaicamente, ha portato le norme sugli arredi a chiedere bordi e spigoli smussati o arrotondati e superfici prive di bave: lo troviamo nei requisiti di sicurezza dei contenitori domestici e nei mobili contenitori non domestici, e in modo ancora più severo negli standard dedicati alle sedute per bambini. Su un oggetto alto quasi due metri che sta in mezzo alla stanza, questo non è un dettaglio: la traversa in alto arriva più o meno all’altezza degli occhi di un adulto, e i quattro spigoli della piastra a terra stanno esattamente dove passano i piedi al buio.

Ma nel caso dello stender la curva ha un difetto funzionale

Detto tutto il bene possibile del raggio, qui c’è un contro-argomento che nasce dall’uso reale e che io metterei sul tavolo prima di scegliere. Uno stender a portale ha una sola funzione: tenere le grucce dove le hai messe. Se l’angolo in alto è raccordato con una curva ampia, il gancio della gruccia trova una rampa: appena qualcuno sposta i capi per cercare qualcosa, i primi due o tre scivolano verso il basso e si accumulano contro il montante. Con l’angolo netto, la gruccia si ferma. Su un negozio, su un guardaroba d’ingresso, su un armadio a vista in camera da letto, questa differenza si sente ogni giorno.

C’è anche una questione di composizione. Ciò che appendi è morbido: cotone, lana, pieghe, orli che oscillano. Un telaio a spigoli vivi funziona da cornice e per contrasto fa sembrare i tessuti ancora più morbidi; un telaio tutto raccordato entra in concorrenza con loro e il risultato è più indeciso. E poi c’è la coerenza: con un tubo nero opaco, sottile, senza alcun altro ammorbidimento, il raggio agli angoli rischia di sembrare un passo indietro, un tentativo di rendere accogliente qualcosa che ha già dichiarato di non volerlo essere. Se invece si scegliesse la strada morbida, allora andrebbe fatta fino in fondo: la piastra a terra dovrebbe avere gli stessi raggi del telaio, non angoli retti. Le due grammatiche non si mescolano, e nella foto la piastra rettangolare a spigoli vivi conferma che chi ha disegnato questa versione ha tenuto una linea sola.

Spigoli vivi o angoli arrotondati nel design: la lezione di uno stender minimalista in tubo nero

Come scegliere davvero, guardando la stanza e non l’oggetto

Quando mi chiedono quale delle due versioni prendere, non guardo mai lo stender. Guardo la stanza, perché un appendiabiti a stelo non sta contro il muro: sta in mezzo, si vede da tre lati e diventa un mobile-scultura. Il criterio che uso è semplice: cerco i raggi già presenti nell’ambiente. Battiscopa a profilo squadrato, cornici delle porte a spigolo, maniglie a barra, tappeto rettangolare, telai delle finestre in ferro: allora angolo netto e piastra rettangolare, senza esitazioni. Se invece la stanza ha modanature arrotondate, maniglie a bastone piegato, un tappeto ovale, una testiera imbottita, il raccordo tondo con base ovale entra in famiglia e sembra finito, intenzionale, meno da magazzino.

Le tre cose che decidono se funzionerà o resterà un attaccapanni triste

Il resto è mestiere, e vale per qualunque struttura di questo tipo.

  • Il fine corsa. In entrambe le versioni aggiungerei un piccolo fermo rialzato agli estremi della traversa: costa poco, evita che i capi finiscano tutti a un’estremità ed è l’unico modo per rendere accettabile la versione curva.
  • La densità visiva. Un portale a vista regge bene una selezione, non un armadio. La mia regola pratica: capi tutti nello stesso registro di colore e almeno un paio di centimetri di aria tra le spalle delle grucce. Oltre una certa densità l’oggetto smette di essere un disegno e diventa una pila.
  • L’appoggio a terra. Qui la piastra è stretta ma continua da un piede all’altro. Funziona se è spessa e pesante, perché è la massa a lavorare come contrappeso, mentre la profondità ridotta è quella che ti frega quando tiri via un cappotto di corsa. Su un pezzo che porta carichi sospesi a due metri di altezza, la verifica di ribaltamento non è un dettaglio da manuale: è la differenza tra un mobile e un incidente. Se lo metto in una camera con bambini, o passo a una base più profonda, o lo vincolo alla parete.

Il pensiero che mi porto dietro da questo oggetto è che il raggio di curvatura è la più economica delle decisioni di progetto e la più visibile. Non cambia nulla nella funzione, cambia tutto in come la stanza ti parla. E in un’epoca in cui i raggi larghi hanno invaso tutto — dai prodotti industriali del dopoguerra fino alle icone che tocchiamo ogni giorno sullo schermo — scegliere consapevolmente lo spigolo vivo è diventato, curiosamente, la mossa più radicale.

Fonti

Tag:Design di oggetti

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