Arredare la prima casa da soli partendo dalla vita vera: giochi del cane, cose di passaggio e un soggiorno che rilassa

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Lorenzo Ricci De Angelis è l'editore de L'Architetto e ne coordina la linea editoriale. Segue da anni i temi dell'abitare e del progetto: architettura contemporanea e storica, case e interni, design e trasformazione delle città. Coordina la linea editoriale della testata e il lavoro della redazione.

La foto è scattata dalla cucina, in penombra. In primo piano c’è il bordo di una penisola, con sopra un sacchetto colorato e qualche oggetto lasciato lì. Da sopra scendono due lampade a sospensione con paralume cilindrico in tessuto. Il corridoio è coperto da un tappeto chiaro a motivi geometrici e porta dritto al soggiorno, l’unico punto davvero luminoso, perché in fondo c’è una portafinestra con sopraluce che dà sul verde. Sulla sinistra si vedono un divano angolare verde petrolio, una parete fitta di cornici e piatti decorativi, un tavolino basso bianco e un grande tappeto scuro. In mezzo alla stanza c’è il cane, che guarda dritto verso chi fotografa. Per terra, uno sul tappeto e uno sul parquet, ci sono due suoi giochi. È una casa abitata da circa nove settimane e pensata con un obiettivo preciso: staccare appena si torna dal lavoro. Proprio perché nessuno l’ha messa in posa, è un ottimo caso di studio per chi deve arredare la prima casa da soli.

Perché una casa vissuta insegna più di una casa in posa

Nelle foto di arredamento di solito spariscono i giochi dell’animale, i sacchetti, la posta e le chiavi. Peccato che siano proprio queste le cose che ogni giorno decidono se una casa sembra in ordine oppure no. La ricerca di psicologia ambientale dà un indizio interessante. In uno studio pubblicato su Personality and Social Psychology Bulletin, alcune coppie hanno descritto a voce la propria casa. Le persone che usavano più parole legate a disordine e lavori lasciati a metà avevano un andamento del cortisolo durante la giornata meno sano e un umore più basso. Chi la descriveva come un luogo riposante mostrava invece un profilo migliore. Un altro studio, uscito sul Journal of Environmental Psychology, collega l’accumulo eccessivo di oggetti a un senso più debole di casa e a un benessere percepito più basso.

Queste ricerche non dicono che serve una casa da catalogo. Dicono che conta il rapporto tra le cose e lo spazio. Nella foto si vede bene: gli oggetti in giro sono pochi e finiscono quasi sempre negli stessi punti. Il lavoro da fare quindi non è nasconderli, ma dare un posto fisso a quello che già finisce lì.

I giochi del cane in soggiorno: un posto dove finiscono già

I due giochi si trovano dove il cane passa più tempo, cioè fra il tappeto scuro e il divano. Spostarli in un’altra stanza servirebbe a poco, perché tornerebbero comunque lì. Conviene mettere un contenitore proprio in quella zona.

  • Budget minimo: un cesto basso e morbido di feltro o corda, alto al massimo 25-30 cm, così il cane riesce a prendere i giochi da solo. Va messo accanto al bracciolo del divano o sotto il tavolino.
  • Budget medio: un pouf contenitore con coperchio, che fa anche da seduta in più. È la soluzione più pratica se si ricevono spesso ospiti.
  • Budget più alto: un mobile basso con un vano aperto riservato all’animale, nello stesso colore del tavolino bianco, così sembra parte dell’arredo e non un accessorio aggiunto.

In ogni caso la regola è la stessa: il contenitore va dove gli oggetti si fermano da soli, non dove ce li si immagina. Nella foto quel punto è il bordo del tappeto.

La zona svuotatasche: penisola e console come superfici di passaggio

Si vedono due superfici che lavorano come piani d’appoggio. La prima è la penisola della cucina, con il sacchetto e qualche oggetto sparso. La seconda è la console scura sulla destra del corridoio, carica di candele, piccoli contenitori e collane. È normale: in una casa abitata da una sola persona, il primo piano libero che si incontra entrando raccoglie tutto.

Invece di combattere questa abitudine, si può darle una forma:

  • sulla console, un vassoio o una ciotola larga per chiavi, portafoglio e occhiali. Il bordo rialzato fa capire con uno sguardo dove finisce la zona libera e dove inizia quella delle cose di passaggio;
  • sulla penisola, un cestino o una scatola per posta, scontrini e confezioni aperte, da svuotare una volta alla settimana;
  • sotto la console, se c’è spazio, una o due scatole chiuse per le borse riutilizzabili e quello che va portato fuori.

Il tappeto lungo e stretto del corridoio aiuta anche lui. Segna il percorso dall’ingresso al soggiorno e fa capire che quello è un passaggio, non un posto dove lasciare cose.

Raccolta differenziata in casa: dove metterla

In questa foto la differenziata non si vede, ed è proprio questo il punto. Di solito è la prima cosa che si nasconde prima di uno scatto. Per chi vive da solo il criterio più pratico è metterla tra il punto in cui si producono i rifiuti, cioè la cucina, e la porta da cui escono. In una pianta come questa, con la cucina aperta che dà sul corridoio, il posto naturale è il fianco della penisola rivolto verso l’ingresso, oppure un mobiletto chiuso con contenitori impilabili lungo lo stesso corridoio. Le soluzioni vanno dai secchi impilabili poco costosi, ai cassetti attrezzati sotto il lavello, fino a un piccolo mobile su misura vicino alla porta. L’importante è che il sacchetto pieno faccia la strada più corta possibile per uscire di casa.

La parete di cornici: personalizzare per sentirsi a casa

La parete dietro il divano è la parte più caratteristica della stanza: cornici di misure diverse, piatti decorativi, una sagoma scura appesa e qualche piccola mensola con le piante. Sulla parete in fondo c’è una seconda fila di quadri, più ordinata, ai lati della portafinestra. Accanto alla porta c’è una cornice con delle farfalle. Si capisce che la casa è stata arredata con l’aiuto di una persona cara, e la parete ha proprio l’aria di una raccolta di ricordi più che di una composizione studiata a tavolino.

Gli studi sull’attaccamento ai luoghi spiegano perché questo conta. Tra i benefici che le persone associano ai posti a cui sono legate ci sono ricordi, senso di appartenenza, rilassamento ed espressione di sé. Nella prima casa, dove manca ancora una storia, gli oggetti personali la costruiscono in fretta. Per replicare la parete:

  • si stendono le cornici sul pavimento per provare la composizione prima di fare i buchi;
  • si sceglie un elemento che si ripete, come il colore delle cornici o una linea orizzontale immaginaria, così la varietà non diventa caos;
  • se si è in affitto, si usano strisce adesive rimovibili oppure una mensola portaquadri, che permette di cambiare la disposizione senza forare.

Una palette che tiene insieme tutto

Gli oggetti sono tanti, eppure la stanza non sembra confusa. Il motivo è che pochi colori si ripetono. Il verde petrolio del divano ritorna nel verde delle piante e nel vaso in primo piano. Il tappeto scuro richiama il pavimento grigio antracite. Pareti e soffitto chiari fanno da sfondo neutro, e le cornici scure riprendono il nero del tappeto. Il cuscino rosa sul divano è uno dei pochi accenti caldi e proprio per questo si nota.

Arredare la prima casa da soli partendo dalla vita vera: giochi del cane, cose di passaggio e un soggiorno che rilassa

È la soluzione più economica in assoluto: si scelgono due o tre colori guida e si fa in modo che ognuno compaia in almeno tre punti della stanza. Così anche gli oggetti di passaggio, come un gioco del cane o un plaid lasciato sul divano, sembrano parte di un insieme invece di stonare.

Luce naturale e piante: l’angolo verde davanti alla portafinestra

La portafinestra con il sopraluce porta luce in tutto il soggiorno. Davanti al vetro c’è una scaffalatura a ripiani, che sembra di legno chiaro o bambù, piena di piante in vaso. Accanto ci sono una pianta più grande in un vaso verde e una panca bassa. Mettere le piante lì è la scelta più sensata perché hanno la luce migliore, e chi è seduto sul divano le vede sullo sfondo, contro il verde esterno.

Una rassegna critica su Building and Environment ricorda che finestre, luce naturale e vista sono tra i fattori più apprezzati dagli occupanti di un edificio. Uno studio randomizzato pubblicato sul Journal of Physiological Anthropology ha confrontato due attività in giovani adulti: travasare piante e lavorare al computer. Prendersi cura delle piante ha ridotto l’attività del sistema nervoso simpatico e la pressione diastolica, e i partecipanti si sentivano più a loro agio e più calmi. Non è un dettaglio da poco per chi cerca una casa in cui rilassarsi dopo il lavoro.

  • Budget minimo: una scaletta o un’étagère economica con piante facili come pothos e sansevieria.
  • Budget medio: una scaffalatura in legno o metallo con sottovasi impermeabili, così l’acqua non rovina il pavimento.
  • Budget più alto: una mensola su misura sotto il davanzale o una fioriera fissa con irrigazione a riserva d’acqua.

Bisogna solo controllare che piante e ripiani non blocchino l’apertura della portafinestra. Va scelto anche un mobile stretto, che lasci passare la luce invece di fare da schermo.

La luce artificiale: lucine e paralumi in tessuto

Lungo il perimetro del soggiorno corre una catena di lampadine appesa vicino al soffitto. Sopra la penisola pendono due lampade con paralume in tessuto chiaro. Al centro del soffitto si vede anche una plafoniera. È un piccolo esempio di illuminazione a strati: una luce generale, una luce sul piano di lavoro e una luce d’atmosfera per la sera.

Uno studio pubblicato su Lighting Research and Technology ha misurato le risposte emotive e fisiologiche al variare di temperatura di colore, intensità luminosa e colore del paralume. Conferma che questi parametri influiscono in modo misurabile su come ci si sente in una stanza. In pratica conviene usare lampadine a luce calda per le luci d’atmosfera, la sera preferire più punti luce bassi alla sola plafoniera e scegliere paralumi che diffondano la luce senza abbagliare. La catena di lucine costa poco, si appende anche in affitto e cambia il soggiorno appena si spegne la luce principale.

I principi da portare in qualunque prima casa

  1. Osserva prima di comprare: per qualche settimana nota dove finiscono davvero le cose, e metti lì i contenitori.
  2. Un posto per ogni categoria di passaggio: giochi dell’animale, chiavi e posta, rifiuti da portare fuori.
  3. Pochi colori ripetuti: tengono insieme anche una casa piena di oggetti.
  4. Le cose personali in vista: rendono tua la casa più in fretta di qualsiasi acquisto.
  5. Piante dove c’è luce e luci calde per la sera: sono i due modi più semplici per far riposare davvero la casa.

Una casa ordinata ma vissuta non è una casa senza oggetti in giro. È una casa in cui ogni oggetto sa dove tornare.

Fonti

Tag:Soggiorno

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