Umberto Smaila non è tipo da nascondere nulla. E quando a Fanpage.it si lascia sfuggire che "c'è un produttore romano che sta lavorando a una fiction su Colpo Grosso", la bomba è servita. Quarant'anni dopo il programma più scandaloso e chiacchierato della tv commerciale italiana, quello che fece imbestialire i bacchettoni e incollò al video milioni di italiani dopo cena, potrebbe diventare materia da serie televisiva. Smaila frena per scaramanzia, ma non troppo: "Se si concretizzasse parteciperei sicuramente alla sceneggiatura, o come voce narrante".
La fiction su Colpo Grosso che nessuno si aspettava
Ottocento puntate, quattro stagioni, un'emittente semi-clandestina come Italia 7 gestita indirettamente dalla Fininvest e un pubblico maschile che si moltiplicava di settimana in settimana. Andato in onda dal 1987 al 1992 in seconda serata, secondo quanto ricordano gli appassionati il programma arrivò a toccare picchi oltre i due milioni di telespettatori, un dato impressionante per una rete così piccola. Colpo Grosso è stato molto più di un quiz erotico: è stato un fenomeno sociologico che ha diviso l'Italia tra chi lo guardava di nascosto e chi lo attaccava in pubblico. Smaila, che ne fu il padrone di casa dal 1987, oggi conferma che qualcuno a Roma sta lavorando per trasformarlo in fiction. Un'operazione nostalgia che rischia di essere esplosiva, considerando che il programma viene oggi studiato nelle università come caso emblematico della tv berlusconiana delle origini.
"Registravo 4-5 puntate al giorno, avevo un mal di piedi impressionante", ricorda il conduttore veronese. "Qualcuno obietterà: con quel ben di Dio che avevi attorno ti lamenti? Credimi, in quelle condizioni a quello che avevi attorno ci pensavi relativamente". Tra le curiosità, un dettaglio che pochi ricordano: il suo segretario sul set era un giovanissimo Valerio Staffelli, oggi volto storico di Striscia la Notizia. "Era il mio factotum. Lo introdussi negli ambienti televisivi. Se non mi avesse incontrato sarebbe finito a gestire il negozio di stoffe del padre".

La profezia che si è avverata
Quando lasciò il programma alla fine della quarta stagione, Smaila pronunciò una frase che suona oggi come una profezia: "Tra quarant'anni del nostro spettacolo non si potrà che sorridere". Quarant'anni sono passati davvero. "Mi fa piacere che tu abbia recuperato queste mie parole. È accaduto esattamente questo. Oggi si guarda a Colpo Grosso con una certa comprensione, non mi sbagliavo affatto". E in effetti il programma è tornato prepotentemente nell'immaginario collettivo: non è raro sentirlo citare ancora oggi come termine di paragone, tanto per criticare certo giornalismo sportivo ridotto ad avanspettacolo quanto per evocare, con una punta di nostalgia, un'epoca televisiva in cui mandare in onda certi contenuti non richiedeva i filtri e le restrizioni di oggi. Quanto al testimone passato a Maurizia Paradiso, la sentenza è netta: "A Maurizia vogliamo bene, ma onestamente nessuno si ricorda di lei per Colpo Grosso. Era una storia praticamente chiusa".
Quella volta che Tarantino mise la sua musica in Jackie Brown
C'è un'altra rivelazione che Smaila tira fuori con il sorriso di chi sa di avere una carta pazzesca. È accreditato nei titoli di coda di un film di Quentin Tarantino. "È la prova che in questo mondo può succederti di tutto, anche di comparire nei titoli di coda di Jackie Brown". La storia è cinefilissima: in una scena del film, Robert De Niro, Samuel L. Jackson, Michael Keaton e Bridget Fonda guardano in tv La belva col mitra, b-movie italiano del 1977 per cui Smaila compose la sua primissima colonna sonora. "In quello spezzone non ci sono dialoghi, solo la mia musica. Incasso i diritti ad ogni riproposizione. Lo 0,00001%, ma mi arriva anche quello".

L'amicizia con Verdone e lo strappo con Jerry Calà
Prima di Colpo Grosso c'erano stati i Gatti di Vicolo Miracoli, con Jerry Calà, Franco Oppini e Nini Salerno. E c'era stato Non Stop nel 1977, la fucina dove sbocciarono Carlo Verdone, Massimo Troisi, la Smorfia. Proprio Verdone nella sua autobiografia La carezza della memoria ha dedicato parole bellissime a Smaila: "Umberto mi faceva tanto ridere, tirava sempre su il morale a tutti". Smaila confessa: "Sono caduto dalle nuvole. Gli facevo provare gli sketch in camerino, consigliandolo sulle gag da portare in scena".
Lo strappo vero fu con Jerry Calà, che nel 1981 lasciò i Gatti per la carriera solista. "Non ci parlammo per cinque anni. Fu una botta in testa. Avevamo già mogli e figli, bisognava far quadrare i conti". Poi il chiarimento e le collaborazioni successive, con Smaila autore delle colonne sonore dei film dell'amico.
Berlusconi, i baffi e le canzoni in francese
Ultima chicca, sull'amicizia con Silvio Berlusconi. Gli ordinò mai di tagliarsi i baffi, come faceva con molti suoi uomini? "So che non li amava in generale, ma a me non disse mai niente. L'unica richiesta fu andare a casa sua a fare delle prove perché voleva che lo accompagnassi a cantare canzoni in francese. Per lui ho provato un affetto immenso, probabilmente il mio baffetto non lo infastidiva". La fiction su Colpo Grosso, se arriverà, dovrà raccontare anche questo: un pezzo di Italia che oggi fa sorridere, esattamente come aveva previsto Smaila nel 1991. E a giudicare da quanto il titolo resti ancora vivo nel linguaggio comune — usato come sinonimo di mossa audace, persino nei titoli di cronaca televisiva di oggi — il pubblico sembra già pronto a ritrovarlo.



