Spesso guardando la Rai ci si imbatte in svariate pubblicità - soprattutto in determinati momenti dell'anno come durante il Festival di Sanremo - e ci si domanda quanto costi effettivamente passare uno spot. Ovviamente non c'è una risposta univoca, ma si tratta di un prezzo dinamico.
Quanto costa un minuto di pubblicità in Rai? Purtroppo non c'è una risposta unica a questa domanda perché ci sono in gioco tantissimi fattori. Ad esempio bisogna considerare l'audience stimata, che cambia dal daytime alla prima serata - solitamente più affollata, ma anche dalla settimana al weekend. E poi c'è il fattore stagionalità: in estate gli spettatori diminuiscono drasticamente a causa delle vacanze o del caldo che invita il pubblico a uscire. E non si deve dimenticare, ovviamente, la tipologia di programma: a titolo esemplificativo una puntata di Domenica In ha un pubblico più generalista rispetto a una partita di calcio.
Ma quali sono le stime medie nel 2026? Per il prime time (21:30/23:30) che è la fascia principale in cui si mandano in onda fiction, grandi eventi e varietà, un minuto di pubblicità può costare tra i 50.000 e i 90.000 euro. L'access (20:00/21:30), che è la fascia del TG1 e di Affari Tuoi, ha invece un costo che si aggira tra i 25.000 e i 45.00 euro. Il daytime (12:00/18:00) con cooking show, talk, informazione e soap opera è tra le fasce meno costose. Un minuto di pubblicità in questo caso costa tra gli 8.000 e i 18.000 euro. Fare pubblicità di notte (23:30 - 02:00) con repliche e approfondimenti ha un costo che varia dai 3.000 agli 8.000 euro. Infine gli eventi speciali come Sanremo o particolari finali sportive di Mondiali/Europei ecc... hanno prezzi compresi tra 100.000 e 500.000 euro.

Perché investire ancora su Rai 1 al giorno d'oggi?
Come mai conviene ancora oggi investire su Rai 1? Malgrado l'ascesa del digitale, la televisione di Stato - in particolare il primo canale della stessa - rimane un mezzo essenziale per avere una copertura ottimale generalista e adulta (quest'ultima è essenziale perché sono gli adulti a spendere di più, per ovvie ragioni). Basti pensare che almeno 3 milioni di persone (con picchi di 6/7 milioni a volte) in prima serata guardano la Rai. C'è poi da considerare l'autorevolezza. Essere in tv dà sempre al brand in questione una percezione istituzionale e un'immediata fiducia che sarebbe difficile da ottenere in altro modo - ad esempio sui social.
Si è già detto che la fascia oraria e la stagionalità sono molto importanti nella definizione del costo della pubblicità. Quello che non si è ancora detto però è che oltre ai classici spot da 30 secondi, esistono i cosiddetti billboard (ovvero sponsorizzazioni prima di una trasmissione) o i minispot da soli 10 secondi. Nel primo caso la spesa sale, nel secondo si riduce sensibilmente. Inoltre, c'è da considerare il cosiddetto 'volume di acquisto'. Rai Pubblicità dà sconti progressivi per campagne di lunga durata o pacchetti che prevedono più di uno spot.
In definitiva, guardando in maniera strategica ai costi e al palinsesto, per un discreto ritorno d'immagine una piccola e media impresa può guardare al daytime o alla notte. I prezzi sono simili a quelli di una buona campagna social, con la differenza che la propria pubblicità la si sta facendo in Rai, quindi ha una visibilità superiore. Se i costi prima enunciati risultano proibitivi, anche solo uno spot di 10 secondi può essere un tentativo di lancio.



