Ieri sera su Rai 1 è andata in onda una nuova puntata della fiction Rai tratta dalla storia vera di Eugenia Carfora, La Preside, con Luisa Ranieri. Invece, domenica scorsa - ed eccezionalmente stasera - in tv un nuovo episodio di Prima di noi, la grande saga storica tratta dal romanzo di Giorgio Fontana.
I numeri dei due prodotti seriali della televisione di Stato parlano chiaro: Luisa Ranieri, nei panni di Eugenia Liguori, ha interessato quasi 5 milioni di telespettatori nelle prime due puntate, raggiungendo nel corso della prima uno share del 27% (non più così scontato in Rai da quando Mediaset ha risposto con La ruota della fortuna facendola terminare ben oltre l'access prime time). Invece, l'epopea della famiglia Sartori si è fermata a un bassissimo 11,2%.
Secondo molti il problema di questa differenza abissale risiederebbe nella differenza di trattamento nella promozione di un prodotto rispetto all'altro. Ma è davvero così? Proviamo a fare un'analisi. La Preside non è solo una fiction, ma viene dalla realtà, arriva direttamente da Caivano, dal cuore del Parco Verde, e porta in prima serata la lotta contro la dispersione scolastica e la camorra. Luisa Ranieri incarna perfettamente Eugenia Carfora. La sua battaglia tra i banchi di scuola la fa diventare una vera e propria eroina in cui tutti vorrebbero riconoscersi e di cui tutti apprezzano il coraggio. Mentre la regia de La Preside riguarda il presente, Prima di noi sembra 'già vecchia', ma perché?

La Preside 'vola', Prima di noi no: perché la fiction storica oggi fatica
Prima di noi attraversa il Novecento italiano, dal Friuli rurale alla Torino industriale. Sulla carta si tratta di un progetto importante - si sa che non si può vivere nel presente senza conoscere bene il proprio passato. Eppure, nonostante un investimento produttivo grosso per la televisione pubblica, la resa in termini di successo non è stata delle migliori. La distanza non solo temporale, ma anche emotiva tra i protagonisti e gli spettatori è rimasta irrecuperabile.
Il fatto che la narrazione sia corale implica una maggior attenzione che il pubblico generalista oggi non è sembrato disposto a concedere, preso dallo smartphone o da altre distrazioni durante la visione. Inoltre è mancato un viso di quelli più noti durante le prime puntate, malgrado la bravura indiscussa di Linda Caridi e Andrea Arcangeli. Infatti, Matteo Martari e Maurizio Lastrico che avrebbero potuto portare più ascolti grazie alla loro fama, sono apparsi solo per poco - ad oggi.
Perché un prodotto di alta qualità come Prima di noi viene percepito come "vecchio"? Forse la 'colpa' è anche di una messa in scena troppo tradizionale. Nonostante il cast eccellente, l'estetica ricorda la tv degli anni Novanta, ormai lontana dai ritmi del 2026. La Preside, pur mantenendo un impianto classico, dà subito un'energia contemporanea. Napoli - proprio come in Mare Fuori - è un personaggio vivo. Anche il conflitto è chiaro e il dolore dei protagonisti autentico. Forse Prima di noi paga il prezzo di essere una fiction "impegnativa" che avrebbe potuto trovare una via più lineare su Rai 3. Non resta che attendere per scoprire come andrà il finale.
