Su RaiPlay è disponibile un cortometraggio durissimo ma necessario con protagonisti Raoul Bova e Ambra Angiolini: "Ancora un'altra storia". Prima di vederlo indossare la tonaca in Don Matteo su Rai 1, l'attore ci ha regalato una delle sue interpretazioni più umane e dolorose.
L'opera è diretta da Gabriele Pignotta e prodotta da One More Pictures in collaborazione con Rai Cinema. Il corto affronta un tema tabù: l'alienazione parentale e il conflitto brutale nelle separazioni. Il cast vede svariati attori amatissimi: Chiara Francini, Vinicio Marchioni e Andrea Osvárt. Appaiono anche Rolando Ravello e Milena Mancini. Tutti questi attori hanno prestato il loro volto per una causa nobile supportata da Doppia Difesa Onlus, l'associazione fondata da Michelle Hunziker e Giulia Bongiorno.
Siamo abituati a vedere Raoul Bova come l'eroe romantico o il prete coraggioso. Qui lo troviamo come padre vulnerabile, sconfitto e quasi impotente. In un'altra storia Ambra Angiolini incarna con forza il rancore e la rabbia che spesso devastano le famiglie dopo un addio doloroso. Il corto dura pochissimo, circa 5 minuti, ma la sua densità emotiva è superiore a molti lungometraggi. È una narrazione che corre veloce verso un finale che non ammette repliche.

La violenza invisibile che nessuno vuole vedere: perché questo corto su RaiPlay con Raoul Bova e Ambra Angiolini è un pugno nello stomaco
Il regista Gabriele Pignotta usa la fotografia praticamente in bianco e nero per mostrare come l'amore possa trasformarsi in un'arma impropria e i bambini diventano un trofeo da contendere, non più un essere umano da proteggere. Non ci sono lividi sul corpo, ma ferite che restano nel cuore. Il pubblico fa da giudice e tenta di riportare l'attenzione sull'unica cosa che conta: il benessere del minore, ma sembra esserci alla fine solo tanta crudeltà.
L'originalità di questo lavoro su RaiPlay risiede nella sua capacità di sintesi. In soli 5 minuti di narrazione pura, comprendiamo il dramma di migliaia di famiglie italiane. Il messaggio è netto e privo di ipocrisia: i figli non sono strumenti di ricatto. Riscoprire oggi questo titolo è un dovere civico e dura talmente poco che non potrà essere fruito praticamente in qualsiasi momento.
Preparate i fazzoletti perché l'impatto potrebbe essere davvero violento. Ma è uno di quei dolori utili che servono a risvegliare le coscienze. La regia, le inquadrature e la recitazione intensa di tutto il cast rendono questo contenuto uno di quelli impossibili da perdere. È cinema che diventa impegno sociale e unisce bellezza artistica e denuncia civile in un mix perfetto. La brevità è un problema? Assolutamente no, anzi, a volte le storie più corte sono quelle più intense perché concentrate in un arco di tempo piccolissimo.
