Michele Mari ha vinto l’80ª edizione del Premio Strega la sera del 9 luglio 2026, davanti a Palazzo Senatorio, in piazza del Campidoglio a Roma, in una serata trasmessa in diretta su Rai3. Il suo romanzo I convitati di pietra (Einaudi) si è imposto in una finale arrivata dopo settimane di polemiche furibonde per alcune frasi offensive che gli sarebbero state attribuite su Michela Murgia, la scrittrice sarda scomparsa nel 2023, e per uno scontro con la collega finalista Teresa Ciabatti. Ma la domanda che tutti si sono fatti, dai lettori ai 460 Amici della Domenica, è un’altra: quelle frasi choc sono vere o no, e soprattutto come ha fatto Mari a vincere lo stesso, a soli diciassette giorni da uno scandalo che sembrava potergli costare il premio della vita?
Cosa è successo davvero sul van diretto a Bisceglie
Tutto nasce durante una tappa dello Strega Tour, il giro d’Italia che ogni anno porta i finalisti a incontrare il pubblico nelle librerie e nei teatri. Durante un trasferimento in pulmino verso Bisceglie, in Puglia, con a bordo alcuni dei sei finalisti della sestina, sarebbe scoppiata una conversazione finita poi su tutti i giornali. Secondo le ricostruzioni circolate sulla stampa, a Michele Mari vengono attribuite frasi durissime su Michela Murgia, secondo cui la scrittrice sarebbe stata intransigente e violenta perché brutta, e che per questo avrebbe sfogato così la sua rabbia. Parole che, se confermate nella loro interezza, configurerebbero un giudizio sessista rivolto a una delle voci femministe più amate degli ultimi anni, morta il 10 agosto 2023.
Teresa Ciabatti, amica di Murgia e anche lei in gara con il romanzo Donnaregina (Mondadori), sarebbe stata protagonista di un confronto acceso con Mari proprio a bordo del van. È stata la stessa Ciabatti, dopo giorni di ricostruzioni contrastanti, a fare chiarezza pubblicamente: ha raccontato di aver assistito e poi preso parte a una conversazione, il cui oggetto era Michela Murgia, il suo corpo, precisando però che non c’è stato alcun litigio furioso tra lei e Michele Mari, ma un confronto diretto di idee profondamente diverse, dopo il quale lo scrittore si sarebbe scusato dicendo che non era sua intenzione ferirla. Una versione che conferma l’esistenza di una discussione sul corpo di Murgia, ma che ridimensiona la narrazione della lite furiosa uscita nei primi giorni.
Mari, dal canto suo, ha sempre smentito la parte più dura della ricostruzione. In una nota diffusa tramite il suo editore Einaudi ha tenuto a precisare di non aver mai parlato dell’aspetto fisico di Michela Murgia, né di essersi mai permesso di farlo, ammettendo però l’esistenza di un diverbio con Ciabatti e di un riferimento, definito in un contesto privato, a un lontano episodio di reciproca incomprensione con la scrittrice sarda. Una smentita parziale, dunque: nega la frase sulla bruttezza, ma non nega affatto di aver parlato di Murgia con toni critici.
La Fondazione Bellonci e il bivio dell’esclusione
Nei giorni immediatamente successivi allo scoppio del caso, si è fatta largo l’ipotesi più clamorosa: l’estromissione di Mari dalla sestina a poche settimane dalla finale. La Fondazione Bellonci, l’ente che organizza il Premio Strega, è stata costretta a intervenire pubblicamente per fare chiarezza sul destino del favorito assoluto. La Fondazione ha smentito categoricamente questa possibilità, spiegando che l’eventualità dell’esclusione non è consentita dal regolamento. Il motivo, spiegato nero su bianco in una nota ufficiale, è duplice: la titolarità del Premio Strega appartiene ai 460 Amici della Domenica, che propongono i libri candidati e determinano insieme alle altre componenti della giuria l’opera vincitrice, e soprattutto il regolamento prescrive che neppure l’autore, una volta acconsentito a iscrivere la propria opera, possa ritirarsi dalla gara.
La Fondazione ha comunque voluto marcare la distanza dalle frasi contestate, dichiarando di ritenere ogni espressione denigratoria e ogni giudizio lesivo della dignità delle persone incompatibili con lo spirito del Premio Strega, pur ribadendo che questo non ha alcun rapporto né con un giudizio di merito sui libri in gara né con la prosecuzione della gara stessa. In sostanza: si condanna la frase, ma si giudica il libro, non l’autore. Una linea che ha scontentato una parte del mondo letterario, spaccato tra chi chiedeva sanzioni più dure e chi, come alcuni scrittori intervenuti nel dibattito, rivendicava la separazione netta tra la vita privata di un autore e il valore della sua opera.
I numeri della vittoria: quanto ha vinto Mari e con che margine
Alla fine, in piazza del Campidoglio, i numeri hanno parlato chiaro. Michele Mari ha vinto il Premio Strega con I Convitati di Pietra, che ha ottenuto 190 voti nella serata finale. Un distacco netto rispetto al secondo classificato, Matteo Nucci, arrivato a 152 voti con Platone. Una storia d’amore (Feltrinelli): 38 voti di scarto, un margine ampio per gli standard dello Strega. Sul terzo gradino è salita Bianca Pitzorno con La sonnambula (Bompiani), che ha ottenuto 84 voti, seguita da Alcide Pierantozzi con Lo sbilico (Einaudi) a quota 78. Teresa Ciabatti, la scrittrice coinvolta nella polemica del van, ha chiuso quinta con 75 voti per Donnaregina, davanti soltanto a Elena Rui, sesta con 64 voti per Vedove di Camus (L’orma). In totale sono stati espressi 643 voti sugli 800 aventi diritto, pari all’80,4 per cento degli Amici della Domenica e degli altri componenti della giuria.
Un dato che restituisce tutta la dimensione del caso: Mari era già il favorito assoluto ben prima che la polemica esplodesse, avendo guidato la classifica sin dalla prima votazione al Teatro Romano di Benevento, il 3 giugno 2026, con 280 voti. Lo scandalo è arrivato dopo, a corsa già ampiamente indirizzata, e il margine finale di 38 voti sul secondo classificato suggerisce che la base dei votanti non ha sostanzialmente rovesciato il proprio giudizio sull’opera in base alla vicenda personale dell’autore.
Le parole di Mari sul palco del Campidoglio
Sul palco, ricevendo il premio dalle mani di Andrea D’Angelo, vicepresidente di Strega Alberti Benevento, Mari ha scelto l’autoironia per aprire il suo discorso di ringraziamento. Non sorrido quindi mi sottraggo perché ne verrebbe fuori un ghigno, un ictus poco adatto all’occasione, ha detto lo scrittore, per poi aggiungere di essere molto emozionato e molto contento. Ma è nel prosieguo del discorso che Mari ha toccato, senza mai nominarla esplicitamente, la vicenda che lo ha travolto nelle ultime settimane. Ringrazio tutti i lettori che mi hanno sostenuto, tutti i lettori che non mi hanno sostenuto e che comunque ho conosciuto in questo tour piuttosto impegnativo, per usare un eufemismo, ha detto lo scrittore, in un passaggio che tutti i presenti in piazza hanno interpretato come un riferimento diretto al caso esploso durante lo Strega Tour.
Una battuta amara ma misurata, che non ha negato l’esistenza della bufera né si è dilungata in ulteriori spiegazioni: dopo la nota diffusa da Einaudi nei giorni della polemica, Mari non è tornato pubblicamente sull’episodio del van, lasciando che a parlare, sul palco, fossero soprattutto i voti e il libro.
Chi altro è stato travolto dal caso: l’effetto domino su Ciabatti e sulla Fondazione
Lo scandalo non ha coinvolto solo Mari. Teresa Ciabatti si è ritrovata suo malgrado al centro della vicenda, prima come testimone e presunta contendente del diverbio sul van, poi come autrice costretta a spiegare pubblicamente, tramite l’Ansa, la propria versione dei fatti per correggere le ricostruzioni più sensazionalistiche circolate nei primi giorni. Il suo Donnaregina, che pure era stato accolto con interesse dalla critica, è arrivato quinto nella classifica finale con 75 voti, un piazzamento che la relega comunque a fondo classifica rispetto alle 190 preferenze del vincitore.
Anche la Fondazione Bellonci ha pagato un prezzo, se non altro in termini di esposizione mediatica: costretta a intervenire con due comunicati ufficiali nel giro di pochi giorni, prima per condannare le frasi attribuite a Mari e poi per chiarire in modo inequivocabile che l’esclusione non era un’opzione contemplata dal regolamento, l’ente organizzatore si è trovato improvvisamente a dover difendere pubblicamente le proprie regole del gioco, in una delle vigilie più turbolente della storia recente del premio letterario più importante d’Italia.
Perché lo scandalo non ha fermato Mari: si vota il libro, non la biografia
Il punto più interessante di questa storia, per chi si chiede come sia possibile che diciassette giorni di polemiche furibonde non abbiano scalfito il risultato finale, sta proprio nei numeri. Mari era il favorito assoluto già dal 3 giugno 2026, prima ancora che la vicenda del van finisse sui giornali, e ha chiuso la sua corsa con un vantaggio di 38 voti sul secondo classificato: uno scarto che, semplicemente, non racconta un crollo di consensi. La stessa Fondazione Bellonci, nel motivare la decisione di non escludere lo scrittore, aveva anticipato con chiarezza la logica che avrebbe guidato il voto finale: il Premio Strega è una competizione tra opere, non un tribunale sulla vita privata degli autori.
Per Mari si tratta di un traguardo che arriva al culmine di una carriera lunghissima: I Convitati di Pietra segna la sua prima candidatura allo Strega, dopo 23 libri pubblicati a partire dal 1989, anno di uscita del suo romanzo d’esordio Di bestia in bestia. Il libro vincitore, proposto al premio da Vittorio Lingiardi, racconta la storia di un gruppo di ex compagni di liceo milanesi legati da un patto crudele legato a una sorta di riffa della morte, e aveva già ottenuto un riconoscimento importante il 3 maggio 2026, aggiudicandosi il Premio Strega Giovani, votato dagli studenti delle scuole superiori. Un doppio successo, giovani e Amici della Domenica, che racconta quanto il romanzo abbia saputo imporsi al di là del rumore mediatico che ha accompagnato il suo autore fino all’ultima sera in piazza del Campidoglio.
Fonti
- Fondazione Bellonci (2026). La serata finale della ottantesima edizione del Premio Strega.
- Fondazione Bellonci (2026). I finalisti della ottantesima edizione del Premio Strega.
- Fondazione Bellonci (2026). Il regolamento del Premio Strega.
- Fondazione Bellonci (2026). Michele Mari vince la tredicesima edizione del Premio Strega Giovani.
