Il finto piano sequenza di Sam Mendes torna stasera su Rai Movie e, come sempre, lascia lo spettatore con più domande che risposte. Quanto c’è di reale nella missione di Blake e Schofield? Come è stato girato davvero il film? E chi era il nonno del regista che ha ispirato tutto? Ecco i retroscena, le curiosità e le teorie dei fan che rendono 1917 uno dei war movie più discussi dell’ultimo decennio.
La storia vera dietro 1917: chi era Alfred Mendes, il nonno del regista
La domanda ricorrente al termine della proiezione è sempre la stessa: 1917 è una storia vera? La risposta è sfumata. Sam Mendes ha dedicato il film al nonno paterno, Alfred Hubert Mendes (1897-1991), scrittore trinidadiano che nel 1916, a soli diciannove anni, si arruolò come volontario nel 1° Battaglione dei Royal Rifles. Alfred prestò servizio come portaordini sul fronte occidentale e, essendo alto appena un metro e sessanta, riusciva a muoversi sotto il livello della nebbia mattutina, quando i corpi degli altri soldati emergevano visibili ai cecchini tedeschi. Il regista ha raccontato più volte di aver ascoltato da bambino il racconto di una missione in cui Alfred fu incaricato di attraversare la terra di nessuno per consegnare un messaggio ai commilitoni dispersi dopo un attacco. Nella sua autobiografia, pubblicata postuma nel 2002, Alfred descrive il tragitto tra crateri, filo spinato e cadaveri: un nucleo narrativo che ritroviamo intatto nel film. I personaggi di Blake e Schofield, tuttavia, sono di finzione, così come lo è l’ordine di fermare l’attacco del 2° Devons.
Cosa fu l’Operazione Alberich e perché il film la reinterpreta
Il contesto storico è concreto e documentato. Tra il 9 febbraio e il 20 marzo 1917 i tedeschi effettuarono l’Operazione Alberich, un arretramento strategico verso la linea Hindenburg, più corta e più difendibile. Durante la ritirata praticarono la tattica della terra bruciata: villaggi rasi al suolo (come Écoust-Saint-Mein, riconoscibile nel film), pozzi avvelenati, alberi da frutto abbattuti, trappole esplosive nascoste nei bunker abbandonati. La scena in cui il bunker crolla sotto i piedi di Schofield per via di un filo-trappola è quindi storicamente plausibile. Nel film l’arretramento viene presentato come una trappola per attirare gli inglesi in un’imboscata: nella realtà si trattò invece di un ripiegamento pianificato per liberare divisioni tedesche in vista dell’offensiva di primavera. La libertà narrativa serve a giustificare l’urgenza della missione, ma il paesaggio devastato che i due protagonisti attraversano è ricostruito con estrema fedeltà documentaria.
Il finto piano sequenza: quanti tagli nascosti ci sono davvero in 1917?
La leggenda del one shot è la prima cosa che gli spettatori vogliono capire. Il film non è girato in un’unica ripresa: Roger Deakins, direttore della fotografia premio Oscar per il lavoro su questo film (il suo secondo dopo Blade Runner 2049), ha spiegato in più interviste che le sequenze utilizzabili più lunghe durano circa otto-nove minuti. I fan su Reddit hanno provato a contare i tagli nascosti arrivando a stime che oscillano tra i 30 e i 40, ma il montatore Lee Smith ha confermato che i punti di giunzione realmente sfruttati sono all’incirca una trentina. I trucchi utilizzati sono di tre tipi: passaggi in ambienti bui (il bunker, la cantina, la corsa notturna tra le rovine), stacchi mascherati dal movimento attraverso porte o oggetti in primo piano, e il grande ellissi narrativo del blackout, quando Schofield viene colpito e perde i sensi. Quel dissolvenza al nero è l’unico taglio dichiarato del film e serve a giustificare il salto temporale dal pomeriggio alla notte. Le prove durarono sei mesi: gli attori dovettero imparare a camminare al ritmo esatto della cinepresa, montata su rig, dolly, gru, cavi teleferici e persino su una jeep in corsa.
Dove è stato girato il film e i dettagli che sfuggono
La produzione ha scavato oltre 5.200 metri di trincee reali sulla piana di Salisbury, nel Wiltshire, per riprodurre i due sistemi difensivi contrapposti. Il villaggio in rovina di Écoust è invece un set enorme costruito a Shepperton su circa quattro ettari, e la sequenza dei razzi illuminanti che si riflettono sui muri della chiesa è stata realizzata dal vivo, senza CGI, con illuminazione pratica. Altre location includono i Govan Graving Docks di Glasgow per la scena del ponte crollato sul canale, il fiume Tees nella contea di Durham per il tratto di fiume in cui Schofield si lascia trasportare dalla corrente, e la foresta di Hankley Common. Un dettaglio che pochi notano: gli alberi bianchi in fiore nella scena in cui Schofield incontra i camion in colonna sono stati piantati appositamente e fatti fiorire artificialmente per suggerire il ciclo della vita che resiste alla morte, un motivo visivo che Mendes ha ripreso dall’inizio del film, quando i due soldati riposano sotto un albero.
Il finale spiegato: cosa significa la foto della moglie di Schofield
Nel finale Schofield si siede sotto un albero, quasi identico a quello iniziale, ed estrae dalla giubba due fotografie della moglie e delle due figlie. Sul retro compare la scritta Come Back to Us. La sceneggiatrice Krysty Wilson-Cairns ha chiarito in diverse interviste che quella famiglia non è morta, come sostengono alcune teorie circolate sui forum: la reticenza di Schofield nel parlarne durante il film nasce dal senso di colpa di essere lontano e dalla superstizione dei soldati, secondo cui nominare i propri cari li rendeva più vulnerabili. La struttura circolare (albero-albero, lettera-fotografia) racconta la trasformazione del protagonista, inizialmente disilluso al punto da aver barattato la propria medaglia della Somme per una bottiglia di vino francese, in un uomo che ritrova un motivo per sopravvivere. Un dettaglio noto solo agli appassionati: quella medaglia scambiata è un riferimento diretto al nonno Alfred, che nella realtà rifiutò di indossare le proprie decorazioni per il resto della vita.
Errori, anacronismi e curiosità dai forum
Nonostante la maniacale ricerca storica, i fan hanno individuato alcune imprecisioni. Su IMDb la sezione goofs segnala che i caschi Brodie indossati dai soldati britannici presentano in alcune inquadrature una verniciatura opaca che entrò in uso solo verso la fine del 1917, mentre la vicenda si svolge il 6 aprile 1917, data esplicitamente indicata nella scena di apertura. Un altro appunto ricorrente riguarda il pilota tedesco dell’aereo abbattuto: il velivolo somiglia a un Albatros D.III, ma i dettagli della fusoliera sono stati modificati per esigenze narrative. I ciliegi tagliati dai tedeschi, invece, non sono un’invenzione: la distruzione dei frutteti fu effettivamente parte dell’Operazione Alberich e provocò indignazione anche nell’opinione pubblica tedesca. Curiosità finale per i più attenti: il generale Erinmore che affida la missione è interpretato da Colin Firth, mentre il colonnello Mackenzie è Benedict Cumberbatch; entrambi accettarono ruoli minimi perché volevano semplicemente far parte del progetto, girando le loro scene in pochi giorni.
Perché 1917 continua a essere studiato
A distanza di diversi anni dall’uscita, il film resta un caso di studio nelle scuole di cinema per l’uso del tempo reale, la coreografia degli attori e la fotografia naturalistica di Deakins. Vinse tre premi Oscar (fotografia, effetti visivi, sonoro) su dieci nomination, oltre al Golden Globe per il miglior film drammatico. La sua eredità va oltre la tecnica: è uno dei pochi film sulla Prima guerra mondiale a mettere in scena la fatica fisica del singolo soldato più che le grandi battaglie, restituendo il conflitto alla sua dimensione umana e privata. Esattamente come voleva quel nonno che, nel salotto di casa Mendes, raccontava a un nipotino la sua corsa nella nebbia.
Fonti
- Imperial War Museums (2020). Sam Mendes on directing 1917.
- Academy of Motion Picture Arts and Sciences (2020). The 92nd Academy Awards | 2020.
- BAFTA (2020). Winners announced: EE British Academy Film Awards 2020.
- 1914-1918-online International Encyclopedia of the First World War (2014). Operation Alberich.
