Fuga da Alcatraz su Iris, la storia vera dietro il film è sbalorditiva: Frank Morris umiliò l’FBI nel 1962

La storia vera dietro Fuga da Alcatraz stasera su Iris. Frank Morris e i fratelli Anglin umiliarono l'FBI nel 1962: ecco come evasero.

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Francesca Niespolo scrive, parla e intervista per L'Architetto della TV dal 2022. Laureata in Scienze della Comunicazione – con specializzazione in radio, cinema e TV – ha un’ossessione conclamata per il mondo dello spettacolo. Che si tratti di musica, serie cult o film che fanno discutere, non si limita a raccontarli: li viviseziona con passione e una buona dose di ironia.

Stasera il canale Iris trasmette un capolavoro del cinema d’azione e di tensione: Fuga da Alcatraz, diretto da Don Siegel e interpretato da Clint Eastwood, non è solo una sceneggiatura brillante ma una storia vera. La pellicola ricostruisce con precisione i fatti accaduti l’11 giugno 1962. In quella notte, Frank Lee Morris e i fratelli John e Clarence Anglin lasciarono le loro celle nel penitenziario di massima sicurezza più famoso al mondo.

Il carcere di Alcatraz sorge su un’isola rocciosa nella baia di San Francisco. Negli anni Sessanta, le autorità lo consideravano un luogo inespugnabile. Le acque gelide dell’Oceano Pacifico e le correnti violente scoraggiavano chiunque. Eppure, Morris e i suoi complici trovarono una falla nel sistema. Frank Morris era un detenuto con un quoziente intellettivo superiore alla media. Aveva alle spalle una lunga carriera criminale tra Louisiana e Georgia. Il gruppo iniziò la preparazione nel dicembre 1961. Oltre ai fratelli Anglin, partecipò al piano anche Allen West. Quest’ultimo, però, non riuscì a uscire in tempo dalla sua cella la notte fatidica. I prigionieri utilizzarono strumenti rudimentali per scavare. Recuperarono cucchiai di metallo e lame di fortuna dall’officina del carcere. Lavorarono per mesi nel corridoio di servizio dietro le celle del Blocco B. Il cemento, corroso dalla salsedine e dall’umidità, cedette lentamente sotto i loro colpi ritmici.

Per nascondere il rumore, Morris sfruttava l’ora della musica. Il frastuono delle radio e degli strumenti copriva il suono degli scavi. I detriti venivano nascosti nelle tasche o smaltiti durante le ore d’aria nel cortile. Parallelamente, gli evasi costruirono teste di manichino incredibilmente realistiche. Usarono una miscela di sapone, carta igienica e gesso. Per rendere l’inganno perfetto, applicarono capelli veri recuperati dal barbiere del penitenziario. Le autorità del Bureau of Prisons non sospettarono nulla fino all’alba. Le guardie notturne videro le sagome nei letti e proseguirono il giro di ronda. Morris e gli Anglin avevano già raggiunto il tetto attraverso il sistema di ventilazione. Da lì, scesero lungo un tubo di scarico verso la costa dell’isola. Avevano con sé una zattera improvvisata, costruita unendo oltre cinquanta impermeabili di gomma rubati.

Fuga da Alcatraz: la storia vera del destino di Frank Morris e il mistero delle indagini dell’FBI

La caccia all’uomo scattò immediatamente dopo la scoperta delle teste di cartapesta. L’FBI mobilitò centinaia di agenti e mezzi navali. Le ricerche si estesero a Angel Island e lungo tutta la costa della California. Gli investigatori trovarono resti di impermeabili e un remo rudimentale vicino alla riva. Tuttavia, i corpi di Frank Morris e dei fratelli Anglin non riemersero mai dalle acque della baia. L’indagine ufficiale si concluse nel 1979. Il governo degli Stati Uniti dichiarò i tre uomini ufficialmente morti per annegamento. Le statistiche mediche supportavano questa tesi. La temperatura dell’acqua in quella zona non permette una sopravvivenza prolungata senza attrezzatura termica. Nonostante ciò, il dossier non venne mai archiviato definitivamente. Il caso passò nelle mani dello United States Marshals Service.

Nel corso dei decenni sono emerse testimonianze contrastanti. I familiari degli Anglin sostengono di aver ricevuto cartoline dal Brasile negli anni Settanta. Esistono fotografie che ritrarrebbero i due fratelli in una fattoria sudamericana. Nel 2013, la polizia di San Francisco ricevette una lettera firmata da un presunto John Anglin. L’autore dichiarava di essere malato di cancro e chiedeva cure in cambio di una breve reclusione.

Il laboratorio dell’FBI analizzò la calligrafia della lettera senza ottenere risultati certi. La tecnologia moderna ha permesso di simulare l’invecchiamento dei volti dei fuggitivi. Questi identikit circolano ancora oggi negli uffici dei Marshals. Se fossero vivi, Morris e gli Anglin avrebbero ormai superato i novant’anni. Il carcere di Alcatraz fu chiuso definitivamente nel 1963, appena un anno dopo la loro impresa.

Oggi l’isola è una meta turistica gestita dal National Park Service. I visitatori possono osservare i fori nelle celle e il corridoio di servizio. La precisione tecnica dei fuggitivi rimane un oggetto di studio per gli storici della criminologia. Il film con Clint Eastwood rispetta quasi totalmente la dinamica dei fatti. La pellicola omette solo alcuni dettagli burocratici per mantenere il ritmo narrativo serrato. La realtà dei fatti dimostra come la determinazione umana possa superare barriere ritenute invalicabili.

Tag:Fuga da Alcatraz

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