Isabelle Huppert torna protagonista al cinema con La donna più ricca del mondo, il nuovo film diretto da Thierry Klifa che racconta, con nomi di fantasia, una delle vicende più clamorose della cronaca francese: il caso Bettencourt. La pellicola, passata fuori concorso al Festival di Cannes 2025 e presentata al Festival del nuovo cinema francese di Roma, è in arrivo nelle sale italiane e promette di far discutere.

La vera storia dietro il film: Liliane Bettencourt e l'affaire che sconvolse la Francia
Il film si ispira alla vicenda reale di Liliane Bettencourt (1922-2017), ereditiera dell'impero L'Oréal e a lungo considerata la donna più ricca del pianeta, con un patrimonio stimato intorno ai 40 miliardi di dollari. Nella pellicola il suo nome diventa Marianne Farrère, ma la sostanza resta identica.
Al centro della trama c'è il rapporto tra la miliardaria e un fotografo spregiudicato, ispirato a François-Marie Banier, che nella realtà fu condannato nel 2015 per circonvenzione d'incapace dopo essersi fatto elargire circa 300 milioni di euro dalla signora L'Oréal. Una storia già raccontata nel documentario Netflix L'affaire Bettencourt: uno scandalo miliardario del 2023.
Isabelle Huppert e Laurent Lafitte: un duetto di altissimo livello
La Huppert interpreta Marianne con quella che i critici definiscono una "ferocia controllata": algida, magnetica, capace di dominare ogni scena con tempi e toni impeccabili. Del resto, si tratta di un'attrice la cui versatilità e intensità sono ormai unanimemente riconosciute, al punto che in molti la considerano una delle interpreti più sottovalutate in ambito internazionale — tra gli appassionati di cinema prevale ancora l'idea che avrebbe meritato l'Oscar per Elle di Paul Verhoeven, ruolo per cui ottenne la candidatura nel 2017 senza poi vincere la statuetta. La sua capacità camaleontica di abitare personaggi complessi e solitari — dalla pianista tormentata di Haneke alla vedova errante di Sidonie au Japon — trova in Marianne Farrère un nuovo terreno fertile.
Accanto a lei, Laurent Lafitte — premiato con il César per questa interpretazione — dà vita al fotografo arrivista, gay, vanesio e irresistibile, abile nel conquistare la fiducia della protagonista.

Il cast comprende anche Marina Foïs nel ruolo della figlia e Raphaël Personnaz in quello del fido maggiordomo, personaggi chiave nella battaglia familiare che esploderà quando le donazioni diventeranno insostenibili.
Cosa funziona e cosa no: la recensione
La sceneggiatura, firmata da Klifa insieme a Cédric Anger e Jacques Fieschi, sceglie una struttura originale per interviste e flashback, quasi da documentario. Il film si apre con la retata della guardia di finanza e procede a ritroso. Tra i punti di forza:
- La straordinaria presenza scenica della Huppert, splendida a 73 anni
- La riflessione sul rapporto tra immagine, potere e denaro nel capitalismo moderno
Tuttavia, la narrazione soffre di alcuni limiti evidenti:
- Un andamento da bolero a velocità calante, con situazioni che si ripetono perdendo energia
- Un'eccessiva lunghezza rispetto a ciò che il film ha effettivamente da raccontare
Il paradosso è che la grandezza della Huppert diventa contemporaneamente forza e debolezza del film. Nessuno può davvero credere che quella donna regale sia circonvenibile. Ogni scena le appartiene così totalmente da togliere tensione alla vicenda.

Un film "medio" che racconta la salute del cinema francese
Klifa tenta di emanciparsi dai codici convenzionali del dramma processuale, puntando invece sul ritratto intimo di una donna di potere e sulla sua ambigua relazione con un seduttore professionista. L'estetica da rotocalco scelta dal direttore della fotografia Hichame Alaouié è coerente con il discorso sull'apparenza, ma finisce per trattenere anche la narrazione in superficie.
La donna più ricca del mondo resta un prodotto dignitoso del cinema francese contemporaneo, impreziosito da interpreti di primissimo piano. Il film arriva peraltro in un momento di grande attività per la Huppert, che oltre al circuito festivaliero — compresa la partecipazione al Rendez-Vous del nuovo cinema francese — si sta cimentando anche nella produzione, avendo affiancato Julianne Moore nel cortometraggio Two People Exchanging Saliva, candidato agli Oscar 2026. Un'occasione, dunque, per ammirare ancora una volta un'icona del cinema al suo meglio, anche se il film attorno a lei non riesce a stare del tutto alla sua altezza.



