Ieri sera in onda su Rai 1 il film Tempi Supplementari per il ciclo Purché finisca bene. La storia e i protagonisti - in particolare Giuseppe Zeno - sono piaciuti parecchio al pubblico, eppure c'è un dettaglio che a molti ha disturbato (per qualcun altro invece è stato assolutamente giusto). Ma di cosa si tratta?
Tempi supplementari con la regia di Ago Panini, vede al centro lo sport, ma racconta - in verità - di seconde possibilità e pace familiare attraverso l'universo dell'hockey su ghiaccio. Un dettaglio interessante è che è stato prodotto da Pepito Produzioni grazie alla Film Commission del Veneto. Infatti è qui la chiave di volta per quanto riguarda cosa è piaciuto o meno ai telespettatori della televisione di Stato.
Nella storia, Sandro è un vecchio allenatore di hockey, chiamato nei suoi anni di gloria “Il Drago”. Tuttavia, la sua carriera è stata all'improvviso fermata da una squalifica, per colpa della quale è precipitato in disgrazia. Svariati anni dopo, riceve la sua ultima possibilità: allenare una squadra di ragazzi composta da giovani che provengono da contesti sociali complessi, all'interno di un palaghiaccio veneto che diviene il nuovo centro della propria esistenza. Quando meno se l'aspetta, su quella pista trova Thea, sua figlia, pattinatrice. Non vede e non parla con la ragazza da anni. La figlia viene allenata da Julia, in passato pattinatrice a sua volta, con cui Sandro inizia ad avere una progressiva chimica sentimentale mentre prova a ricostruire il legame con la figlia, ma soprattutto a portare i suoi ragazzi alla vittoria sul campo e nella vita.
Tempi Supplementari: cosa ha spaccato l'Italia in due
Il cast principale è costituito da Giuseppe Zeno nei panni del protagonista Sandro, mentre Clotilde Sabatino interpreta Julia, l'ex pattinatrice e personaggio femminile principale. Bianca Baglioni è Thea. Infine, Alvise Marascalchi rappresenta Christian, uno dei giovani del team di hockey. Il film è stato seguito anche grazie a loro e alla loro capacità interpretativa. Ma bellissimi sono anche i luoghi. L'opera è stata girata integralmente in Veneto: fra le location da menzionare Feltre, Arsiè, Pedavena, Sovramonte, l'area dell'Alpago nel Bellunese e principalmente Asiago, che fa da fulcro narrativo-emotivo della storia. Ma perché è così importante il territorio per la polemica nata nelle scorse ore?

A convincere alcuni spettatori - lasciandone da parte altri - è stato l'utilizzo del dialetto veneto da parte di un attore napoletano come Giuseppe Zeno. Alcuni infatti hanno elogiato la sua capacità di riprendere il suono di una 'lingua' completamente diversa dalla sua. Altri invece hanno criticato la scelta, asserendo che la produzione avrebbe potuto scegliere direttamente un interprete veneto. Ecco alcuni commenti che dimostrano ciò. "Questo dialetto veneto mi sta infastidendo come poche cose al mondo", "Che strano sentire parlare Giuseppe Zeno in veneto", "La parlata veneta esagerata".
