Prima di noi, l'unico vero 'neo' della fiction Rai: spacca l'Italia in due, impossibile non accorgersene

Ieri sera è andata in onda la prima puntata di Prima di noi, la nuova fiction Rai ambientata nel 1917 con protagonisti Andrea Arcangeli, Linda Caridi, Matteo Martari e Maurizio Lastrico. La serie, pur entusiasmando la maggior parte dei telespettatori, presenterebbe - secondo alcuni - un piccolo difetto in grado di rovinarne la visione. Ecco di cosa si tratta e perché non sono tutti d'accordo sulla medesima posizione rispetto ad altre volte.

La prima puntata di Prima di noi ha introdotto una bella saga familiare che comincia dalla ritirata dal fronte del soldato italiano Maurizio Sartori nel corso della Prima guerra mondiale, in seguito al caos della fuga di Caporetto. Da qui la nascita del suo rapporto con Nadia (l'unica alla quale racconterà della sua fuga). Questo legame genererà tre figli e, a livello simbolico, più di 60 anni di storia del nostro Paese.​ Gabriele, Domenico e Renzo - i tre ragazzi - già dalla prima puntata sono stati caratterizzati come 'diverse vie possibili' nell'ambito del Novecento italiano.

Uno dei figli è responsabile e studioso, un altro fragile e idealista, mentre un altro ancora è ribelle e irrequieto. La puntata ha impostato così le due facce dello stesso racconto. Da un lato vedremo la storia personale dei Sartori e del grosso segreto di Maurizio, dall’altro vedremo la Storia, quella nazionale, con la S maiuscola. D'altro canto, le vicende dei personaggi iniziano a diventare metafora di quello che succede all'intero popolo italiano, sospeso tra passato e futuro.

Prima di noi, cosa non funziona della fiction Rai con Andrea Arcangeli e Linda Caridi: non è un problema di Storia

Prima di noi racconta un “romanzo nazionale” contemporaneo, lungo 10 episodi, distribuiti in cinque serate, e destinati a vivere anche su RaiPlay. In regia ci sono Daniele Luchetti e Valia Santella, mentre la scrittura è firmata da Giulia Calenda e la stessa Santella, a partire dal romanzo di Giorgio Fontana. La serie è stata anche presentata alla Festa del Cinema di Roma come titolo di punta del 2026. Cosa significa tutto questo? Che ha un biglietto da visita importante, sostenuto - come sempre - da Rai Fiction. Eppure, la prima cosa che ha fatto discutere non è stata una svolta nella trama o un colpo di scena.

Invece, a 'spaccare l'Italia in due' è il dialetto scelto per la narrazione: il friulano. Sui social, soprattutto su X, la discussione si è accesa in poche ore con commenti del tipo Si capisce poco il dialetto" oppure “Molto bella, tutti bravi, ma purtroppo l’accento friulano è respingente". Nonostante ciò, c'è chi parla di una nuova inclusività dato che “ormai nelle serie italiane parlano solo romano e napoletano" e quindi diventa interessante ascoltare 'altre identità linguistiche'.

Prima di noi
Commenti su X a Prima di noi

Ci sono poi coloro che hanno trasformato l’insofferenza in una richiesta: “Ma mettere i sottotitoli in italiano quando parlano in dialetto…?” e c’è chi, ancora prima di scegliere se continuare, ha chiesto una garanzia: “Ma sarà tutto narrato con questo accento?”. Il punto è che l’Italia, davanti alla cadenza friulana, si è scoperta fragile e ancora una volta divisa perché da una parte c’è chi si è sentito finalmente visto dopo anni di Mare Fuori e Montalbano, dall'altra chi ha vissuto questa scelta come un ostacolo alla visione. Non c'è chi ha ragione e chi ha torto, ovviamente. Resta solo da capire come la questione influenzerà gli ascolti.

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