Pedro Pascal in stato di grazia nel film più surreale di Netflix: pandemia, dinosauri e follia vera

Pedro Pascal in una commedia grottesca diretta da Judd Apatow: su Netflix il film che racconta la pandemia come non l'hai mai vista.

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Francesca Niespolo scrive, parla e intervista per L'Architetto della TV dal 2022. Laureata in Scienze della Comunicazione – con specializzazione in radio, cinema e TV – ha un’ossessione conclamata per il mondo dello spettacolo. Che si tratti di musica, serie cult o film che fanno discutere, non si limita a raccontarli: li viviseziona con passione e una buona dose di ironia.

Dinosauri, tamponi, ego da star e crisi esistenziali: la pandemia secondo Judd Apatow è un’esplosione di satira grottesca con Pedro Pascal in stato di grazia.

Un gruppo di attori bloccati in un hotel di lusso. Un film da girare a tutti i costi. E un mondo che, fuori, non è più lo stesso. Nella bolla (The Bubble), disponibile su Netflix, è una commedia fuori controllo che racconta il dietro le quinte di Hollywood ai tempi del COVID-19. Dirige Judd Apatow, autore di cult come Molto incinta e Funny People. Ma qui si supera, mettendo a nudo lo spettacolo stesso, con un’ironia feroce e autolesionista.

Pedro Pascal interpreta Dieter Bravo, star tossica e irresistibile del finto franchise Cliff Beasts, una saga con dinosauri che fa il verso a Jurassic World. Accanto a lui, un cast corale da applausi: Karen Gillan, Leslie Mann, David Duchovny, Fred Armisen, Keegan-Michael Key, Maria Bakalova, Iris Apatow. E poi le sorprese: James McAvoy e Daisy Ridley compaiono in due cameo esilaranti, completamente fuori copione.

Il film è ambientato in Inghilterra, in una location blindata. Qui, gli attori devono girare il sesto capitolo del franchise mentre rispettano rigide regole sanitarie. Il risultato? Un delirio tragicomico tra tamponi, crisi d’identità, flirt claustrofobici e tentativi di fuga più o meno riusciti. Apatow gioca con la finzione. Ma soprattutto con le sue regole, capovolgendole. Fa satira sui green pass e sulle call con gli psicologi, ma anche sul narcisismo delle star. E lo fa con ritmo, coraggio e un gusto per l’assurdo che colpisce. Anche quando non convince del tutto. Le emozioni sono vere, pur sotto strati di comicità. Il dolore dell’isolamento, la paura del fallimento, l’assurdità delle nuove routine: tutto trova spazio nella bolla narrativa del film. Netflix lo ha distribuito nel 2022. E anche se la critica non è stata tenera, il film resta un documento unico del tempo che abbiamo vissuto. Maria Bakalova, durante le riprese, ha scoperto in diretta la sua nomination all’Oscar. E non è uno scherzo.

Un frame di Nella bolla su Netflix

Satira, paura e metacinema: ecco perché vale la pena vedere Nella bolla su Netflix

Nella bolla non è un capolavoro classico. Ma è un film necessario. Perché parla di noi, e lo fa ridendo. Anche troppo. L’atmosfera è da reality impazzito. Le dinamiche, da set horror. Ma sotto l’apparente leggerezza c’è una domanda potente: come sopravvive lo spettacolo quando il mondo si ferma? La risposta di Apatow è chiara: male, ma comunque si ride. Nel caos, però, c’è anche bellezza. I momenti di umanità non mancano. E dietro gli eccessi si intravede la fragilità di chi vive per apparire. Il film è stato paragonato a Tropic Thunder, ma con meno precisione satirica e più energia disordinata. Una satira punk, che sbeffeggia anche se stessa.

La presenza della moglie e della figlia di Apatow nel cast aggiunge un livello meta ancora più spinto. È tutto dentro la bolla, finanche il nepotismo. L’ultimo fotogramma del film, con la troupe che cerca la libertà e finisce per accettare tutto, dice molto più di mille discorsi. Oggi, a distanza di tre anni, Nella bolla è un piccolo oggetto di culto. Non per come è girato, ma per ciò che racconta. Una testimonianza surreale, ma profondamente autentica, di un momento che nessuno dimenticherà. Neanche Hollywood. E se ti sembra tutto troppo, aspetta la scena post-crediti. Ti farà ridere. Ma anche pensare.

Tag:Netflix

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