La pedana è appena finita. Le tavole di pino trattato sono ancora chiare e profumano di segheria, in alcuni punti si vedono i nodi e gli schizzi di cantiere. Dietro c’è un muro di mattoni rossi con i giunti chiari, e in mezzo al muro una grande finestra a due ante col telaio bianco. Davanti a quella finestra, a un palmo dal davanzale, sale un montante squadrato in legno: quello che dovrebbe reggere il parapetto. Taglia l’anta sinistra da cima a fondo. Da dentro, chi suona la tastiera appoggiata sotto la finestra adesso ha un palo al centro del panorama.
Di casi così ne ho visti parecchi, e quasi mai dipendono da un errore di calcolo. Il problema è che nessuno si è messo dietro quel vetro prima di fissare il palo. In questo caso, poi, non si tratta nemmeno di una recinzione di confine: è il parapetto di un deck addossato alla casa. Il ragionamento però è lo stesso, ed è un ottimo spunto per capire che un recinto, oltre a segnare un limite, decide cosa si vede da dentro casa.
Cosa racconta davvero questa foto
Partiamo da quello che si vede. La pedana è costruita a filo del muro e corre lungo la facciata fino all’angolo. I montanti sono in legno massiccio di sezione quadrata, probabilmente 9 x 9 centimetri o giù di lì, impregnati in autoclave: lo dicono il tono bruno-verdastro e le venature. Il primo palo sta proprio davanti all’anta della finestra principale, il secondo è all’angolo esterno della pedana. Sotto l’angolo, quasi al livello del prato, c’è una seconda finestra più bassa, quella di un seminterrato con la sua bocca di lupo. Questo dettaglio pesa più di quanto sembri, perché impedisce di spostare la scala d’accesso verso il muro: la soluzione più ovvia è bloccata dalla casa stessa.
La pedana sembra anche piuttosto bassa rispetto al terreno, alla quota del davanzale della finestrella interrata. È un’informazione decisiva: in molti ordinamenti, Italia compresa, l’obbligo di parapetto dipende dal dislivello verso il vuoto. Prima di decidere qualsiasi rimedio conviene quindi misurare.
Perché un palo davanti al vetro dà così fastidio
Potrebbe sembrare un capriccio estetico, ma non lo è. La vista dall’interno verso l’esterno è uno dei fattori più studiati della qualità ambientale degli edifici. Lo studio più citato resta quello di Roger Ulrich, pubblicato su Science nel 1984. Analizzando le cartelle cliniche di pazienti operati alla cistifellea, Ulrich osservò che chi aveva una finestra affacciata su un gruppo di alberi aveva degenze più brevi e chiedeva meno antidolorifici di chi vedeva un muro di mattoni. Più o meno negli stessi anni Stephen Kaplan stava formulando la teoria del recupero dell’attenzione, poi sistematizzata sul Journal of Environmental Psychology nel 1995: guardare elementi naturali dà riposo all’attenzione diretta, quella che ci stanca quando lavoriamo o studiamo.
La ricerca più recente è andata oltre. Il gruppo di Won Hee Ko e Stefano Schiavon, a Berkeley, ha proposto su LEUKOS (la rivista dell’Illuminating Engineering Society) un quadro di valutazione della qualità della vista basato su tre componenti: il contenuto (cielo, verde, orizzonte), l’accesso (quanta parte del campo visivo è libera) e la nitidezza. Un palo verticale piantato a mezzo metro dal vetro non toglie quasi niente al contenuto, ma colpisce l’accesso proprio nel punto peggiore, perché divide la scena in due metà che l’occhio deve ricucire. Anche la norma europea EN 17037 sulla luce naturale negli edifici considera la vista verso l’esterno un requisito a sé, accanto alla quantità di luce, al soleggiamento e all’abbagliamento.
Lo shakkei: la finestra come cornice di un paesaggio preso in prestito
Quando spiego questi errori ai clienti racconto sempre lo shakkei. Nel giardino giapponese il termine indica il paesaggio preso in prestito: il giardino viene composto in modo che un monte, un bosco o un tetto lontano, anche se fuori dai suoi confini, sembrino farne parte. Il nome originario era ancora più eloquente, ikedori, cioè catturato vivo. L’esempio di scuola è il tempio Entsū-ji a Kyoto, dove una siepe bassa e i tronchi di pochi alberi inquadrano il monte Hiei come se fosse dipinto sul fondale.
La lezione che serve qui è semplice. Nello shakkei gli elementi verticali in primo piano, come tronchi, pilastri o montanti della veranda, non vengono mai messi a caso: diventano i bordi del quadro. Un palo davanti a una finestra non è sbagliato in sé. È sbagliato se cade nel mezzo della scena invece che sul suo margine. Spostato di mezzo metro, quello stesso montante può diventare la cornice laterale del giardino visto da dentro.
E in Italia? Quello che dice il Codice civile sulle vedute
Mi chiedono spesso se una recinzione davanti alla finestra violi il diritto di veduta. Facciamo chiarezza. Gli articoli 905, 906 e 907 del Codice civile regolano i rapporti tra vicini, non quello che fai a casa tua. L’articolo 905 vieta di aprire vedute dirette sul fondo del vicino a meno di un metro e mezzo dal confine. L’articolo 906 fissa 75 centimetri per le vedute laterali od oblique. L’articolo 907 protegge chi ha già acquisito il diritto di veduta: il vicino non può costruire a meno di tre metri dalla finestra e, se si appoggia al muro in cui è aperta, deve fermarsi almeno tre metri sotto la soglia. La giurisprudenza ha chiarito che in certi casi anche un manufatto non abitabile può contare come costruzione.
Tradotto: se il palo è tuo e sta sulla tua pedana, il Codice civile non ti aiuta e non ti condanna. Se invece la recinzione la pianta il vicino sul confine a ridosso della tua finestra, allora vale la pena farsi consigliare da un tecnico o da un legale. Il caso della foto è il primo, ed è un problema di progetto, non di diritto.
Il parapetto serve davvero?
Prima di spostare qualcosa chiediamoci se quel parapetto è obbligatorio. Negli Stati Uniti la guida prescrittiva dell’American Wood Council per i deck residenziali in legno, la DCA6, lo richiede quando il piano supera i 30 pollici dal terreno, circa 76 centimetri. In Italia le regole sui parapetti, a partire dal D.M. 236/1989 (altezza minima di un metro e non attraversabili da una sfera di 10 centimetri), si combinano con i regolamenti edilizi comunali, che spesso stabiliscono da quale dislivello scatta l’obbligo. Su una pedana alta quaranta centimetri il parapetto può essere facoltativo. Se però ci sono bambini piccoli, io lo metterei comunque, anche basso.
Tre rimedi a confronto
1. Spostare il palo
È la soluzione più pulita, se la struttura lo consente. Se il montante è avvitato alla trave di bordo e non poggia su un plinto proprio, spostarlo di 40-60 centimetri verso l’angolo, fino al montante dell’anta, costa una mattina di lavoro e qualche foro da stuccare. Se invece è un palo strutturale che porta la pedana, va rifatto l’appoggio, e allora conviene valutare le altre opzioni.
2. Deviare a 45 gradi e ricavare una fioriera triangolare
È il rimedio che preferisco quando lo spazio lo permette. Si lascia il palo d’angolo dov’è e si fa partire il parapetto dal muro, non dalla finestra, con un tratto inclinato a 45 gradi che taglia l’angolo. Nel triangolo che resta tra il muro, la diagonale e il bordo della pedana si costruisce una fioriera in legno, della stessa specie delle tavole, alta più o meno quanto la seduta. Io la riempirei con graminacee ornamentali o aromatiche: rosmarino, salvia, timo, lavanda, che con la terrazza al sole stanno benissimo. La pianta copre la base del parapetto, la diagonale allarga visivamente la pedana e la finestra torna libera. Un accorgimento: la fioriera deve avere un fondo drenante e restare staccata dal muro di qualche centimetro, altrimenti l’umidità finisce nei mattoni.
3. Abbassare quel tratto e farne un elemento voluto
Se il palo deve restare, la soluzione è smettere di nasconderlo. Si può accorciare il montante appena sotto il davanzale e costruire in quel tratto un parapetto basso con una fioriera lunga sopra, a patto di verificare l’altezza minima prevista dal regolamento locale. In alternativa lo si allunga e lo si collega a una seconda colonna per creare l’attacco di un pergolato con un rampicante leggero, oppure ci si monta sopra una lanterna o una mangiatoia per uccelli. In quel caso il palo diventa un soggetto nella vista, non un intralcio. Funziona solo se l’intenzione si vede: mezze misure sembrano sempre una toppa.
L’altro errore della foto: la pedana a filo del muro
C’è un dettaglio che chi è del mestiere nota subito. Le tavole arrivano a contatto con i mattoni, senza un distacco visibile. Le guide tecniche sui deck in legno, a partire dalla DCA6, insistono su un punto: dove la pedana si attacca alla casa serve una scossalina continua che impedisca all’acqua di infilarsi dietro la trave di appoggio. Altrimenti il legno marcisce dove non si vede e il muro si bagna. Se la pedana è appoggiata e non fissata alla facciata, lasciare uno o due centimetri d’aria tra l’ultima tavola e il muro aiuta comunque il deflusso dell’acqua e l’asciugatura. È meno fotogenico del palo davanti al vetro, ma a lungo andare conta di più.
Il test da fare prima di piantare un palo
Da anni prima di ogni recinzione o parapetto faccio la stessa prova, e la consiglio a chiunque. Si piantano dei picchetti o si tende uno spago dove andranno i montanti, poi si rientra in casa. Prima si guarda dalla finestra in piedi, poi seduti, all’altezza degli occhi di chi lavorerà, mangerà o suonerà in quella stanza: circa 115-125 centimetri da terra seduti, 155-165 in piedi. Se un picchetto cade nel centro del vetro, si sposta subito, quando costa zero. Basta un quarto d’ora, ed è la differenza tra una pedana che allarga la casa verso il giardino e una che le mette una sbarra davanti agli occhi.
In fondo è la stessa idea dello shakkei: il paesaggio non lo possiedi, lo prendi in prestito. Il minimo è non metterci un palo davanti.
Fonti
- Ulrich R.S. (1984). View through a window may influence recovery from surgery. Science, 224, 420-421.
- Kaplan S. (1995). The restorative benefits of nature: Toward an integrative framework. Journal of Environmental Psychology, 15(3).
- Ko W.H., Schiavon S., Zhang H., Graham L.T., Brager G. et al. (2022). A window view quality assessment framework. LEUKOS, Illuminating Engineering Society.
- Autori vari (2022). Window View Quality: Why It Matters and What We Should Do. LEUKOS.
- CEN (2018). EN 17037 Daylight in buildings. BSI Standards.
- North American Japanese Garden Association. Looking Beyond: Borrowed Scenery. NAJGA.
- Repubblica Italiana (1942). Codice civile, art. 905 Distanza per l’apertura di vedute dirette e balconi. Gazzetta Ufficiale.
- Legislazione Tecnica. Diritto di veduta in verticale e distanze prescritte dal Codice civile (art. 907).
- Certifico. Parapetti permanenti: requisiti dimensionali e geometrici.
- American Wood Council (2018). DCA6 Prescriptive Residential Wood Deck Construction Guide, 2015 IRC. AWC.
