Pareti colorate in ogni stanza: la scala con viola, giallo e fregio arcobaleno che tiene insieme tutta la casa

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Lorenzo Ricci De Angelis è l'editore de L'Architetto e ne coordina la linea editoriale. Segue da anni i temi dell'abitare e del progetto: architettura contemporanea e storica, case e interni, design e trasformazione delle città. Coordina la linea editoriale della testata e il lavoro della redazione.

Ci troviamo sul pianerottolo del piano di sopra e guardiamo giù verso la scala. Le pareti del disimpegno sono di un viola pieno e saturo, senza mezze misure. Il vano scala, sotto, cambia del tutto registro: un giallo caldo e tenue, quasi color paglia. A separare i due mondi corre una fascia che gira tutto intorno alla tromba delle scale, un fregio geometrico a triangoli che passa dal rosso all’arancio, al giallo, al verde e al blu, chiuso sopra e sotto da due modanature bianche. In un angolo c’è un’opera verticale a strisce arcobaleno, e giù in fondo, sulla parete gialla, si intravede una tela con gli stessi colori. È una casa in cui ogni stanza ha il suo colore. Eppure, guardando bene, non c’è nessun effetto arlecchino. Vediamo perché.

Due colori opposti, un ponte che li unisce

Viola e giallo stanno ai poli opposti del cerchio cromatico: sono complementari. Messi uno accanto all’altro senza mediazione potrebbero litigare. Qui invece non si toccano mai. Tra il viola del pianerottolo e il giallo del vano scala c’è il fregio arcobaleno, che contiene entrambi e tutti i passaggi intermedi. L’occhio non salta di colpo da un estremo all’altro: risale la fascia, la segue e riconosce nel giallo dei triangoli la parete di sotto, nelle sfumature blu-indaco il viola di sopra.

È il principio più utile per chi vuole pareti colorate in ogni stanza: quando due ambienti vicini hanno tinte lontane, serve un elemento di transizione che le contenga tutte e due. Può essere un fregio come questo, ma anche un tappeto, un quadro o il tessuto di una tenda che si vede da entrambe le soglie.

Chi ha progettato questa casa ha ragionato proprio così. La sequenza delle stanze è stata studiata perché, da qualunque punto si guardi, non comparissero accostamenti poco felici: niente rosso e giallo vicini, che fanno subito pensare a ketchup e senape, niente rosso e verde da addobbo natalizio. Ogni colore è stato scelto in base a quelli che si vedono passando da una stanza all’altra, non da solo.

Come replicarlo

  • Budget minimo: mettete in fila su un foglio i colori delle stanze nell’ordine in cui le attraversate e controllate le coppie adiacenti. Se due tinte complementari finiscono vicine, mettete in mezzo un ambiente neutro o con un colore intermedio.
  • Budget medio: un’opera, una stampa o un tappeto multicolore sistemati nel punto di passaggio, che riprendano entrambe le tinte.
  • Budget più alto: un fregio dipinto o in carta da parati lungo le pareti che collegano più ambienti, come in questa scala.

La saturazione: dove osare e dove frenare

Il viola del pianerottolo è intenso, il giallo del vano scala è molto più tenue. Non è un caso. Le ricerche di psicologia del colore distinguono tre dimensioni: tinta, saturazione e luminosità. Gli studi classici di Valdez e Mehrabian, e quelli più recenti di Wilms e Oberfeld, mostrano che a influenzare l’attivazione emotiva è soprattutto la saturazione, più della tinta: i colori molto saturi risultano più stimolanti, quelli più chiari e meno saturi più piacevoli e distensivi.

Qui la regola è applicata con buon senso. Il colore più acceso sta in un disimpegno, un luogo di passaggio in cui ci si ferma poco e la carica cromatica dà energia senza stancare. Il vano scala, che si percorre ogni giorno e collega i due piani, ha una tinta più morbida che fa riposare l’occhio dopo il viola. E il fregio arcobaleno, il punto più vivace della composizione, è limitato a una fascia di altezza contenuta: un accento, non una parete intera.

Da qui un’indicazione pratica per la vostra palette colori casa: tinte sature in corridoi, ingressi, studi e zone giorno dove si sta svegli e attivi; versioni più chiare o meno sature nelle camere da letto e negli ambienti dove si cerca calma. Se in camera volete comunque un colore deciso, sceglietelo profondo e poco brillante piuttosto che squillante.

Il bianco come filo comune

Provate a togliere mentalmente tutto il bianco dalla foto: il soffitto, le due modanature che incorniciano il fregio, la copertina del parapetto, il battiscopa, il corrimano e le colonnine tornite della ringhiera, il telaio della finestra. Resterebbero solo blocchi di colore in competizione. Il bianco, ripetuto in ogni punto, fa da grammatica comune: dice che pianerottolo e scala appartengono alla stessa casa, anche se il colore cambia.

Lo stesso vale per il pavimento: la moquette chiara e neutra continua senza interruzioni dal pianerottolo ai gradini. Le pareti cambiano, la base resta uguale. Il bianco del soffitto aiuta anche la percezione dello spazio: uno studio pubblicato su PLOS ONE da von Castell, Hecht e Oberfeld ha osservato che le superfici dipinte con colori più chiari tendono a sembrare più lontane. Un soffitto bianco sopra pareti scure dà quindi respiro verso l’alto.

Come replicarlo

  • Decidete uno o due elementi fissi per tutta la casa: soffitti bianchi, battiscopa e telai dello stesso colore, un unico pavimento o una sola essenza di legno.
  • Se avete porte e infissi in legno, possono essere loro il filo comune al posto del bianco: l’importante è che si ripetano uguali in ogni stanza.
  • Sulle modanature e sui battiscopa usate uno smalto satinato: si pulisce facilmente e il leggero riflesso fa risaltare il profilo rispetto alla pittura opaca delle pareti.

Le soglie sono cornici: progettare le visuali

In questa foto il vano scala è una specie di finestra interna: da sopra si vede il giallo di sotto, e dal basso si vedrà il viola e il fregio. Il parapetto con la copertina bianca funziona come una cornice, che ritaglia una porzione dell’ambiente vicino e la mette in scena.

Succede lo stesso con ogni porta aperta. Quando si scelgono colori pareti per stanze diverse, bisogna ragionare su cosa si vede da ogni soglia: dal corridoio si vedono insieme tre o quattro stanze? Allora quei tre o quattro colori devono funzionare insieme, come una piccola palette. Un trucco usato qui: le opere d’arte arcobaleno sono messe proprio sugli assi visivi, sulla parete di fondo della scala e nell’angolo del pianerottolo, così che dove si posa lo sguardo ci sia sempre un richiamo alla sequenza completa.

Carta da parati invece del murale

Il fregio geometrico sembra dipinto a mano, ma è una carta da parati. L’idea iniziale era un murale, poi ci si è resi conto che sarebbe stato un lavoro enorme. È una scelta concreta da tenere a mente: un motivo a triangoli con decine di campiture e linee di contorno nitide richiede giorni di nastro di carta e pennelli di precisione, mentre la carta da parati restituisce lo stesso effetto in un pomeriggio.

  • Budget basso: fasce geometriche dipinte con nastro di carta, scegliendo pochi triangoli grandi invece di tanti piccoli.
  • Budget medio: carta da parati adesiva rimovibile, comoda anche in affitto.
  • Budget più alto: carta in tessuto non tessuto o un murale commissionato a un decoratore.

Limitarla a una fascia orizzontale tra due modanature ha un altro vantaggio: la parte più delicata della parete, quella più in basso e soggetta a urti lungo la scala, resta dipinta e si ritocca facilmente.

Luce, ventilazione e il colore che cambia

La finestra del pianerottolo ha una tenda plissettata chiara che filtra la luce senza oscurare: d’estate smorza il sole diretto, e il viola resta saturo invece di sbiadirsi sotto i raggi. Al centro della tromba delle scale pende un ventilatore da soffitto con asta lunga e luci integrate. È una soluzione furba per un doppio volume, dove l’aria calda tende a ristagnare in alto: gli studi sul campo pubblicati su Energy and Buildings mostrano che il movimento d’aria generato dai ventilatori a soffitto migliora il comfort percepito e permette di ridurre l’uso del condizionatore.

Sul colore, ricordate che la stessa tinta cambia molto con l’esposizione. Un viola come questo, in una stanza esposta a nord, con luce fredda e diffusa, rischia di diventare cupo; a sud, con luce calda, resta brillante. I gialli caldi, al contrario, sono preziosi proprio negli ambienti meno luminosi.

Tre prove prima di comprare la vernice

  1. Campioni grandi. Dipingete un cartoncino di almeno 50 x 50 cm e spostatelo sulle diverse pareti della stanza, guardandolo al mattino, a mezzogiorno e la sera con le luci artificiali accese.
  2. Controllo dalla soglia. Mettetevi su ogni porta e su ogni pianerottolo con i campioni delle due stanze accostati: è da lì che vedrete davvero i colori insieme.
  3. Foto in bianco e nero. Fotografate i campioni affiancati e convertite l’immagine in scala di grigi. Se tutti hanno quasi lo stesso grigio, la casa sarà armoniosa ma un po’ piatta; se c’è un salto netto, come tra il viola scuro e il giallo chiaro di questa scala, saprete che quel passaggio va accompagnato con un elemento di mezzo.

I principi da portare a casa

Questa scala insegna che una casa arcobaleno non nasce mettendo un colore qualunque in ogni stanza, ma da poche regole chiare. Ogni ambiente si impegna su un solo colore, e così chi si sposta da una stanza all’altra lo percepisce come un cambio deciso, non come confusione. Le coppie vicine si scelgono pensando a cosa si vede dalle soglie. Le tinte più sature vanno nelle zone di passaggio e di attività, quelle più morbide dove si riposa. Bianco, legno o un unico pavimento ripetuti ovunque fanno da filo comune. E dove due colori sono troppo lontani, un elemento che li contiene entrambi, come questo fregio, li fa dialogare.

Fonti

Tag:Teoria del colore

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