Le scrivanie angolari pronte vibrano, due piani KARLBY di IKEA su cassettiere ALEX reggono quattro metri in due

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Lorenzo Ricci De Angelis è l'editore de L'Architetto e ne coordina la linea editoriale. Segue da anni i temi dell'abitare e del progetto: architettura contemporanea e storica, case e interni, design e trasformazione delle città. Coordina la linea editoriale della testata e il lavoro della redazione.

Lavorate in due da casa e avete una stanza sola. All’inizio si rimedia: una scrivania comprata anni fa contro una parete, una seconda recuperata sull’altra, due sedie diverse, i cavi che attraversano il pavimento. Funziona finché non serve davvero stare seduti insieme per otto ore.

Il problema non è estetico, è dimensionale. Le scrivanie angolari già pronte sono corte, hanno piani sottili che vibrano appena appoggi i gomiti e quasi mai un cassetto dove sparire penne, cavi e documenti. E un piano su misura da un falegname, per quattro metri lineari, costa quanto un piccolo intervento edilizio.

Qui la soluzione arriva da due prodotti IKEA molto comuni, i piani KARLBY e le cassettiere ALEX, montati però ragionando come si ragiona con una struttura: dove scaricano i pesi, dove si unisce l’angolo, ogni quanto serve un appoggio perché il piano non si imbarchi.

Due postazioni che non parlano fra loro

La bacheca in sughero e le stampe incorniciate erano già lì: l’intervento non ha toccato le pareti.

Il punto di partenza è una stanza chiara, con moquette nuova e un buon affaccio, ma con tre mobili che non c’entrano niente l’uno con l’altro: un tavolo scuro su cavalletti regolabili in un angolo, una consolle in vetro lungo la parete di destra, un piano chiaro tagliato fuori inquadratura a sinistra. Ognuno guarda in una direzione diversa.

Il vero limite si vede nelle profondità: il tavolo in vetro è strettissimo, di fatto regge un portatile e basta, e il piano scuro è troppo corto per due monitor. Le sedie appartengono a due mondi differenti e questo, in una stanza piccola, si legge subito come disordine.

Cosa non funziona qui: manca continuità. L’angolo, che è la risorsa più preziosa di una stanza quadrata, resta vuoto e sprecato, mentre i due postazioni si contendono le pareti.

L’angolo diventa il pezzo forte della stanza

I due manubri accanto alla cassettiera dicono che la stanza non è solo un ufficio, ed è giusto così.

Nella seconda immagine i due piani KARLBY in legno chiaro sono uniti a novanta gradi e occupano l’angolo fra la finestra e la parete dei quadri. Il bordo massello sul fronte è la ragione per cui questo piano sembra più costoso di quello che è: uno spessore pieno restituisce l’idea di un top da cucina, non di un pannello da ufficio.

Sotto il tratto vicino alla finestra si vede una cassettiera ALEX nera, che qui non è un accessorio ma un elemento portante: fa da gamba-contenitore all’estremità e allo stesso tempo assorbe la torsione del piano. Il resto scarica su gambe tubolari nere regolabili, allineate sul fronte così da lasciare le gambe libere sotto.

La regola da copiare: le cassettiere vanno alle estremità del piano, non al centro. All’estremo lavorano come appoggio rigido e come zavorra; al centro toglierebbero solo spazio alle sedie.

Quattro metri di piano che non ballano

La seconda postazione guadagna la parete cieca: nessuno lavora con il monitor controluce.

La vista d’insieme spiega la scala dell’intervento: due piani di lunghezza diversa, uno più corto verso la finestra e uno lungo che corre per tutta la parete, uniti nell’angolo e chiusi all’altro estremo da una seconda cassettiera ALEX. Il risultato sono due postazioni vere, affiancate ma indipendenti, ciascuna con monitor, portatile e lampada propria.

La rigidità non è un caso. L’unione dei due piani è realizzata sotto, con piastre di giunzione in acciaio avvitate a cavallo della linea di contatto: è quel dettaglio invisibile a impedire che i due top si muovano l’uno rispetto all’altro. Lungo lo sviluppo si contano poi appoggi intermedi ravvicinati, indicativamente uno ogni 60-70 cm: su una campata così lunga è la spaziatura che decide se il piano flette o resta fermo quando ci si appoggia.

Il punto ancora aperto è la gestione dei cavi: ciabatte e alimentatori restano a vista sulla moquette. Si risolve con canaline o vaschette avvitate sotto il piano, e conviene farlo prima di caricare tutto, non dopo. Un tavolo di lavoro secondo la norma EN 527-1 sta intorno ai 74 cm di altezza fissa: se in due avete stature molto diverse, meglio giocare sulle sedie e su un poggiapiedi.

Come rifarla a casa vostra senza sorprese

Prima di comprare, misurate le due pareti e sottraete 2-3 cm per parte: i muri non sono mai perfettamente ortogonali e un piano rigido non perdona. Scegliete le lunghezze dei top in modo che l’angolo cada dove serve, poi decidete quale dei due piani passa davanti e quale si accosta: quello che passa davanti determina la profondità utile dell’angolo.

In fase di montaggio l’ordine conta. Prima posizionate le cassettiere alle estremità, poi appoggiate i piani, verificate la bolla nelle due direzioni e solo alla fine avvitate le piastre in acciaio sotto la giunzione, con viti che non attraversino lo spessore. Aggiungete gli appoggi intermedi ogni 60-70 cm e provate a caricare il centro delle campate con il peso del corpo: se sentite un cedimento, un appoggio in più costa poco.

Ultima cosa, la luce. Su un piano lungo un solo punto luce a soffitto non basta: la norma UNI EN 12464-1 chiede livelli adeguati sul compito visivo, e nella pratica servono due lampade da tavolo orientabili, una per postazione, posizionate dal lato opposto alla mano che scrive per non farsi ombra.

Fonti

Tag:Scrivania fai da te

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