Idee home office colorato: lo studio lilla e rosa pensato per staccare dopo un lavoro difficile

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Lorenzo Ricci De Angelis è l'editore de L'Architetto e ne coordina la linea editoriale. Segue da anni i temi dell'abitare e del progetto: architettura contemporanea e storica, case e interni, design e trasformazione delle città. Coordina la linea editoriale della testata e il lavoro della redazione.

Le pareti sono lilla, quasi pervinca, e la luce che entra dalla finestra a ghigliottina le fa sembrare ancora più morbide. A sinistra c’è una parete intera di librerie bianche piene: si riconoscono le coste gialle di una lunga serie di gialli per ragazzi e romanzi letti e riletti. Sopra le librerie stanno seduti alcuni peluche. Al centro della stanza c’è una scrivania rosa con le gambe bianche in metallo e, dietro, una poltrona da ufficio rivestita in tessuto bouclé effetto agnellino, con un cuscino a macchie di mucca. Alla finestra pendono due vasi in macramè e su un lato è appeso un arazzo coloratissimo al posto della tenda. Chi lavora qui fa un mestiere tutt’altro che leggero: risponde a una linea di supporto per le crisi, quasi sempre da remoto, per circa quaranta ore a settimana. Lo studio è stato pensato proprio per questo, come contrappeso a giornate difficili. È un buon esempio per capire come un home office colorato e giocoso possa funzionare per un adulto senza diventare una cameretta.

Un colore guida: il lilla alle pareti, il rosa sugli arredi

La prima cosa che tiene insieme una stanza così piena è la palette. Il lilla copre tutte le pareti e fa da sfondo unico. Il rosa invece compare solo sugli oggetti: piano della scrivania, carrello, organizer in rete metallica, portapenne, vaso, cuscino a nodo. Il bianco delle librerie e dei telai fa da pausa tra i due. Il risultato è vivace ma coerente, perché i colori forti si ripetono e non si sommano a caso.

Perché funziona? Le ricerche sul colore negli ambienti di lavoro dicono che l’effetto di una tinta su umore e rendimento non è uguale per tutti. Gli studi di Kwallek e colleghi hanno messo a confronto uffici con schemi cromatici diversi e hanno visto che le persone più sensibili agli stimoli ambientali reagiscono di più, in positivo o in negativo, a interni molto saturi. Uno studio pubblicato su Building and Environment ha mostrato che tonalità e saturazione delle pareti influiscono sia sull’umore sia su alcune prove cognitive, e che le tinte meno sature tendono a essere percepite come più calme. Un lilla polveroso come questo, meno acceso di un viola puro, è un compromesso sensato: è un colore deciso, ma non aggressivo per chi ci passa otto ore.

Come replicarlo

  • Budget minimo: si dipingono le pareti con un pastello leggermente spento (lilla, salvia, cipria) e si sceglie un secondo colore da usare solo su tre o quattro accessori.
  • Budget medio: si aggiungono un piano scrivania o un carrello laccati nel colore d’accento, tenendo bianchi o chiari i contenitori grandi.
  • Budget più alto: librerie e boiserie su misura nel colore della parete, così le masse spariscono e restano in vista solo i libri e gli oggetti.

La libreria come archivio dei ricordi, non come mensola qualunque

Tre colonne di librerie bianche alte e semplici occupano tutta la parete. I libri sono messi in verticale per serie, mentre sui ripiani più bassi alcuni volumi sono impilati in orizzontale. Fra un ripiano e l’altro ci sono piccoli oggetti: due lampade a fungo bianche, una macchina fotografica istantanea rosa, un pupazzo, un cerchio da ricamo con una scritta. I peluche più grandi stanno in cima, sopra la linea degli occhi.

È qui che si gioca il dosaggio del tono giocoso. Gli oggetti divertenti ci sono, ma sono raccolti in un’unica zona e messi in ordine in un contenitore vero, la libreria. Non sono sparsi sulla scrivania. Nella foto, chi è seduto alla poltrona guarda la stanza e quindi vede la collezione: è una scelta consapevole, perché qui gli oggetti fanno compagnia. Chi invece fatica a concentrarsi può fare l’opposto e mettere la parete degli oggetti alle spalle o di lato, lasciando davanti agli occhi una superficie più calma.

Come replicarla

  • Si sceglie una sola zona per la collezione, invece di riempire ogni ripiano della casa.
  • Ai libri si alternano pochi oggetti, più o meno uno ogni due o tre file, così l’occhio ha delle pause.
  • Le cose più voluminose (peluche, scatole) vanno in alto, dove si vedono senza ingombrare la zona di lavoro.
  • Con un budget più alto, una libreria con ante in vetro o in tessuto sui ripiani bassi nasconde quello che non deve essere sempre in vista.

Una postazione rosa, ma organizzata con criterio

Sulla scrivania ogni oggetto ha un posto. Il portatile sta in un supporto metallico regolabile. Un ripiano in rete metallica rosa alza un vaso e una tazza portapenne e sotto nasconde un cassetto per fogli e quaderni. Un cestino in rete raccoglie la cancelleria. A fianco c’è un carrello a tre ripiani su ruote, utile perché si sposta dove serve e si allontana quando non serve. Su un lato della scrivania si vede anche un pannello forato, probabilmente pensato per appendere piccoli accessori.

L’ergonomia qui conta più dello stile. La norma ISO 9241-5 sulla disposizione della postazione e sulle posture davanti allo schermo parte da un principio semplice: un piano a altezza fissa non va bene per tutte le corporature. Per questo servono elementi regolabili, cioè la seduta, il supporto dello schermo e, se possibile, il piano stesso. Il supporto per portatile visto in foto va in questa direzione, perché alza lo schermo verso gli occhi. Per lavorarci a lungo, però, conviene abbinarlo a una tastiera e a un mouse esterni, altrimenti si finisce per tenere le braccia sollevate.

Scrivania in casa: idee a budget diversi

  • Basso: un tavolo semplice a cui si aggiungono un supporto per il portatile, una tastiera esterna e un organizer a ripiani.
  • Medio: una scrivania ad angolo, che separa il piano dove si scrive da quello dove si appoggiano oggetti e piante.
  • Alto: una scrivania regolabile in altezza con il piano laccato nel colore d’accento, così l’elemento più tecnico della stanza diventa anche quello più personale.

Una poltrona morbida, che però resta una seduta da lavoro

La poltrona è il pezzo che dà più carattere alla stanza: rivestimento soffice rosa chiaro, schienale alto imbottito, base a cinque razze con ruote. Chi la usa la descrive come molto comoda e molto grande, e ha i braccioli ribaltabili, che abbassati diventano un piano di appoggio. Ai piedi della scrivania si vedono un grande cuscino morbido a forma di personaggio e un cuscino annodato fucsia: sono sedute di fortuna e oggetti da tenere in mano, utili a cambiare posizione durante una telefonata lunga.

Il comfort tattile ha un peso reale in un lavoro dove si gestisce il dolore degli altri. Resta però un limite: una poltrona molto imbottita non sostituisce una seduta regolabile in altezza e con supporto lombare. Sempre per la ISO 9241-5, le regolazioni vanno adattate alla persona e non il contrario. Il consiglio è scegliere un rivestimento morbido e accogliente solo su una base che permetta di regolare altezza e inclinazione.

Verde, finestra e luce: le pause che riposano davvero

Alla finestra pendono due vasi in macramè rosa con piante ricadenti. Sulla scrivania c’è una piccola palma in un vaso a forma di dado con cuori traforati. Dalla finestra si vedono alberi. Per l’illuminazione artificiale, nella foto si vede soprattutto una lampada lava accesa, che fa una luce calda e decorativa. Non si nota invece una lampada da lavoro dedicata.

Il verde ha basi solide. Lo studio classico di Ulrich e colleghi sul Journal of Environmental Psychology ha mostrato che guardare scene naturali dopo uno stress accelera il recupero fisiologico rispetto a scene urbane. Anche ricerche più recenti, su ambienti d’ufficio, trovano che brevi pause con immagini e suoni della natura aiutano a scaricare la tensione. Sulle piante in ufficio i risultati sono più sfumati. Una revisione di Bringslimark, Hartig e Patil, e uno studio che ha confrontato laboratorio e uffici reali, indicano effetti positivi su ansia e benessere più chiari in laboratorio che nella vita di tutti i giorni. Quindi le piante aiutano, ma non fanno miracoli: conta soprattutto che ci sia una vista verde vera, come la finestra di questa stanza.

Sulla luce bisogna distinguere bene. Per il lavoro al computer e su carta, la norma EN 12464-1 indica per gli uffici un’illuminazione mantenuta di 500 lux sull’area del compito visivo. Una lampada lava o una lucina decorativa non ci arrivano nemmeno lontanamente. La luce calda d’atmosfera ha un altro ruolo. Uno studio sulla combinazione tra luce bianca calda o fredda e ambienti di colore caldo o freddo mostra che la temperatura della luce cambia il modo in cui percepiamo colori e umore. In una stanza lilla, una luce troppo fredda può rendere tutto più freddo e smorto.

Come organizzare luce da lavoro e luce calda

  • Luce da lavoro: una lampada da scrivania orientabile, con luce neutra, messa dal lato opposto alla mano con cui si scrive.
  • Luce per staccare: una o due fonti calde e basse (lampada lava, lampada a fungo, abat-jour) su un circuito diverso, da accendere a fine turno.
  • Verde: vasi sospesi vicino alla finestra se lo spazio a terra è poco, e una pianta da tavolo sola, per non ingombrare il piano.

Tessili e pareti: un arazzo al posto della tenda

Al posto di una tenda classica c’è un arazzo illustrato montato sul bastone, usato come pannello su un solo lato della finestra. Alle pareti ci sono un piatto decorativo a mandala, piccole stampe e un telo con una scritta. Insieme ai cuscini, questi tessili aggiungono colore e morbidezza senza occupare spazio a terra. Probabilmente aiutano anche a smorzare un po’ l’eco, cosa utile per chi passa la giornata al telefono. L’effetto, però, dipende molto da quanto è spesso il tessuto.

Per replicarlo: un telo stampato su un bastone esistente costa poco e si cambia con le stagioni. Una tenda doppia, con una parte filtrante e una oscurante, dà invece più controllo sulla luce e sui riflessi sullo schermo.

Postazione di lavoro e zona relax nella stessa stanza: segnare il confine

Lavorare da casa ha un rischio noto: il lavoro sconfina nella vita privata. Le ricerche sul telelavoro di Haun, Remmel e Haun mostrano che le strategie per separare tempi, spazi e strumenti di lavoro aiutano a staccare mentalmente la sera. Uno studio sui docenti in telelavoro obbligato ha trovato che, quando questi confini saltano, il benessere cala proprio perché si recupera peggio. In una stanza che è insieme ufficio e rifugio, il confine va creato con gli oggetti. In questo studio ci sono già gli elementi giusti: il carrello che si sposta, il cuscino a terra, la luce calda. Basterebbe dare a ciascuno un ruolo preciso, cioè spegnere la luce da lavoro e chiudere il portatile, accendere quella calda e spostarsi sulla seduta morbida, possibilmente lontana dalla scrivania. Chi ha un acquario o un terrario può trattarlo come un mobile vero e metterlo proprio in questa zona di riposo, invece che accanto allo schermo.

I principi da portare in qualunque casa

  • Un colore guida alle pareti e un solo colore d’accento sugli oggetti: così la stanza è allegra ma non confusa.
  • Gli oggetti allegri tutti in un posto: una libreria o una mensola, non sparsi sul piano di lavoro.
  • Due tipi di luce separati: una luce da lavoro adeguata al compito e una luce calda per la fine della giornata.
  • Il verde vero prima di quello decorativo: la vista dalla finestra conta più del numero di piante.
  • La morbidezza sopra una base ergonomica: tessuti accoglienti sì, ma su una seduta e uno schermo regolabili.
  • Il test della chiusura: a fine turno, spento il computer, ci si siede sulla sedia e ci si chiede cosa si vede. Se l’occhio cade su pile di carte e cavi, il lavoro resta acceso. Se cade su libri amati, una pianta e una luce calda, la stanza sta facendo il suo mestiere.

Fonti

Tag:Teoria del colore

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