Falegname da quattro zeri per le nicchie del camino, con due IVAR di IKEA diventano cantinetta e angolo caffè

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Lorenzo Ricci De Angelis è l'editore de L'Architetto e ne coordina la linea editoriale. Segue da anni i temi dell'abitare e del progetto: architettura contemporanea e storica, case e interni, design e trasformazione delle città. Coordina la linea editoriale della testata e il lavoro della redazione.

Le due rientranze ai lati del camino sono lo spazio più sprecato della casa. Troppo strette per un mobile normale, troppo profonde per lasciarle vuote, e appena provi a misurarle scopri che le pareti non sono parallele, che il battiscopa sporge di un paio di centimetri e che la cornice del camino ruba altri due.

Il preventivo del falegname per due librerie a incasso arriva facilmente a cifre da quattro zeri, e la voce che pesa non è il legno: è il fatto che ogni pezzo va misurato, tagliato e montato in opera. Nel frattempo tutto ciò che si compra già fatto resta staccato dal muro di un dito, e quel dito si vede da tutto il soggiorno.

Qui la logica è stata ribaltata: la struttura costa poco e resta nascosta, i soldi vanno solo su quello che si vede. Due composizioni IKEA IVAR fanno da scheletro, il compensato le traveste, un piano in massello le chiude in alto. Il risultato passa per falegnameria su misura, ma la lista della spesa è tutta un’altra cosa.

Il lato del camino dove prima non entrava niente

Il vano stretto a sinistra del frigo cantina recupera i centimetri che di solito finiscono in un fianco cieco.

La rientranza accanto al camino è occupata da una colonna verticale che parte da terra e arriva quasi al soffitto. Sotto, un frigo cantina a incasso con anta in vetro; sopra, il piano di lavoro; più su, tre ripiani aperti con libri, oggetti e un vassoio a bordi alti. Il fondo è nero opaco, gli scaffali in pino chiaro sono lasciati al naturale: è il contrasto che fa sembrare il mobile molto più costoso di quanto sia.

Lo scheletro è un modulo IVAR nella versione profonda, quella che si avvicina al filo della sporgenza del camino: è questo che elimina il tipico scalino fra mobile e muratura. Fianchi e fronti sono rivestiti con un compensato sottile, sui 12 mm, incollato e inchiodato sulla carcassa e poi verniciato nero: sparisce la griglia di fori laterale dell’IVAR, che è il dettaglio che di solito tradisce l’origine del mobile. Il piano d’appoggio sembra un butcher block da grande distribuzione, spesso, in listelli incollati, tagliato in due per servire entrambi i lati del camino.

Tre cose da guardare bene, perché sono quelle che fanno la differenza:

  • la presa elettrica resta dentro il mobile, all’altezza del piano: i cavi non escono mai sul davanti;
  • il vassoio con le sponde trasforma un ripiano aperto in un contenitore, e tiene in ordine bottiglie e piccoli oggetti;
  • il vano basso a sinistra, stretto, è stato lasciato come portabottiglie invece di essere chiuso: niente spazio buttato.

Stessa struttura, funzione diversa: il lato coffee station

Tenere gli elettrodomestici bassi e i libri in alto è anche una questione di baricentro, non solo estetica.

Dall’altra parte del camino, verso la portafinestra, la seconda colonna ripete esattamente lo stesso linguaggio — fondo nero, ripiani in pino, piano continuo in massello — ma cambia mestiere. Qui il piano è una postazione caffè: macchina a capsule, tazzina, presa a filo del pannello posteriore. Sotto, due ripiani aperti raccolgono tazze, bollitore, caffettiera e tutto ciò che di solito ingombra il piano della cucina.

Il dettaglio da copiare è l’allineamento. Il piano in massello è alla stessa quota di quello dell’altro lato, e i ripiani superiori si leggono come se fossero due mobili gemelli visti da lontano: è questa simmetria, più del colore, a dare l’effetto incasso. Dove il modulo incontra il battiscopa esistente, serve un listello di sacrificio sul retro o sotto la base, spesso quanto il battiscopa: così il mobile appoggia dritto alla parete senza dover smontare niente.

Una nota di buon senso, perché una colonna alta e stretta caricata di libri è un mobile che può ribaltarsi: il fissaggio a muro non è opzionale. Gli standard sui mobili contenitori domestici prevedono prove di stabilità proprio per questo, e nel fai da te il vincolo va ritrovato con staffe avvitate nei montanti o tasselli adeguati al supporto. Se la postazione viene usata come piano di lavoro, vale la pena aggiungere una luce dedicata sotto il ripiano: la luce del soffitto, con il corpo davanti, lascia il piano in ombra.

Come si parte, concretamente

Misura le due nicchie in tre punti — a terra, a metà, in alto — e annota la sporgenza del camino e lo spessore del battiscopa. Da lì scegli la profondità IVAR più vicina al filo del camino: l’obiettivo non è riempire la nicchia, è che il fronte del mobile stia sullo stesso piano della muratura. La larghezza si corregge dopo, con i pannelli di rivestimento.

Il budget va speso in tre voci soltanto: compensato da circa 12 mm per fianchi e fronti, un piano in massello abbastanza lungo da tagliare in due e servire entrambi i lati, e la ferramenta di fissaggio a muro. Monta le carcasse a secco, verifica la verticalità con le zeppe, poi incolla e inchioda i pannelli a mobile già in posizione: è l’unico modo per far combaciare i fronti. Verniciare il fondo di scuro e lasciare i ripiani in legno naturale costa nulla e fa metà dell’effetto.

Tre errori che si pagano cari: saltare il listello che scavalca il battiscopa, dimenticare la presa interna prima di chiudere il retro, e stuccare le teste dei chiodi solo alla fine, quando il mobile è già carico. Il massello, infine, lavora con l’umidità: fissalo in modo che possa muoversi leggermente in larghezza, senza viti rigide su tutta la lunghezza.

Fonti

Tag:Libreria

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