I delicati sotto il lavandino e i colorati per terra, con un TROFAST di IKEA a muro la lavatrice parte già divisa

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Lorenzo Ricci De Angelis è l'editore de L'Architetto e ne coordina la linea editoriale. Segue da anni i temi dell'abitare e del progetto: architettura contemporanea e storica, case e interni, design e trasformazione delle città. Coordina la linea editoriale della testata e il lavoro della redazione.

Il bucato sporco, in quasi tutte le case, non sta in un posto solo. Una cesta in bagno, una sacca dietro la porta della camera, i capi delicati in una bacinella sotto il lavandino e la pila dei colorati appoggiata per terra vicino alla lavatrice. Nessuno l’ha deciso: è successo, un pezzo alla volta.

Il costo di questo disordine non è estetico, è di tempo. Ogni volta che si deve lavare bisogna raccogliere il bucato in giro, rovesciarlo a terra e rifare la cernita da capo: lana da una parte, 30 gradi dall’altra, asciugamani e lenzuola a 60. E quasi sempre si finisce per avviare un carico a metà, perché capire a occhio quando la lavatrice è piena è difficile.

Qui la separazione è stata spostata a monte, nel momento in cui il capo viene tolto: non più un cesto unico da smistare, ma quattro contenitori già assegnati. Il mobile che lo rende possibile non arriva dal reparto lavanderia, ma dalla cameretta.

Quattro contenitori, quattro programmi di lavaggio

Telaio TROFAST in pino con piano bianco e quattro contenitori profondi etichettati con simboli di lavaggio
I simboli presi dalle etichette dei capi funzionano meglio di qualsiasi scritta: non vanno letti, si riconoscono.

Quello che si vede è un telaio TROFAST di IKEA, la struttura in pino massiccio che di solito ospita i giochi dei bambini, montata qui con i contenitori più profondi della serie al posto di quelli bassi. Sopra, un piano chiaro continuo chiude il mobile e diventa superficie d’appoggio per piegare. Sotto, quattro vasche bianche inclinate in avanti, ognuna con un cartellino applicato sul fronte.

I cartellini sono il cuore dell’intervento: non ci sono scritte, solo i simboli di manutenzione tessile che tutti abbiamo già cuciti nei capi. La bacinella con la mano per lana e lavaggio a mano, poi 30, poi 40, poi 60. Chi si spoglia non deve interpretare niente: cerca sull’etichetta lo stesso disegno e lascia cadere il capo nello scomparto giusto. È il motivo per cui un sistema del genere funziona anche con chi in casa non l’ha progettato.

Il contenitore extra profondo TROFAST dichiara una capienza intorno ai 45 litri, un valore molto vicino al volume utile di un cestello domestico da 8 chili. Tradotto: quando la vasca è piena, il carico c’è. Sparisce la stima a occhio e spariscono i lavaggi a mezzo carico, che sono il modo più semplice per sprecare acqua ed energia.

A due passi dall’oblò, e la pila per terra non si forma più

Il mobile TROFAST visto di lato, con la lavatrice a oblò aperto subito accanto, in un locale con pavimento giallo
Il piano superiore, libero e alla giusta altezza, è il posto dove si piega appena finito il ciclo: un mobile, due funzioni.

Da questa angolazione si capisce la scelta progettuale vera, che non è il mobile ma dove è stato messo. Il blocco corre lungo la parete sotto la finestra e finisce esattamente dove comincia la lavatrice, con l’oblò aperto a pochi passi. Il percorso del bucato è lineare: si apre un contenitore, lo si solleva, lo si rovescia nel cestello. Nessun passaggio intermedio sul pavimento.

Si nota anche che il piano superiore è composto da due parti accostate: si tratta con ogni probabilità di due telai affiancati, uno più lungo e uno più corto, uniti per coprire tutta la lunghezza disponibile fra lo stipite e l’elettrodomestico. È il modo più pulito di usare TROFAST: non cercare la misura perfetta, ma combinare due strutture standard fino a saturare la parete.

Chi non ha un locale dedicato può replicare lo stesso ragionamento in bagno o in cucina, mettendo il telaio più stretto nello spazio residuo accanto alla colonna lavatrice. La regola è una sola: la distanza fra il contenitore e l’oblò deve essere di un passo. Se ne servono tre, prima o poi il bucato tornerà a terra.

Sollevato da terra: il dettaglio che cambia la pulizia

Vista ravvicinata del telaio TROFAST fissato a parete con i contenitori sospesi sopra il pavimento
Niente gambe a terra significa anche nessun angolo in cui si accumula la polvere dietro le ceste.

Qui si vede quello che nelle altre due foto si intuisce appena: il mobile non poggia sul pavimento. Il telaio è fissato alla parete e i contenitori restano sospesi, con il fondo a qualche centimetro dal battiscopa. Il pavimento resta libero da capo a capo e si lava passando lo straccio sotto, senza spostare nulla. In un locale di servizio, dove si trascinano scarpe e si rovescia detersivo, è un vantaggio concreto.

La sospensione però sposta tutto il peso sui fissaggi. Un contenitore da 45 litri pieno di asciugamani bagnati pesa parecchio, e la struttura TROFAST è nata per carichi leggeri e appoggiata a terra: le guide laterali tendono a flettersi e il contenitore a inclinarsi. Due accorgimenti aiutano davvero: mantenere il traverso posteriore previsto dal kit invece di eliminarlo, e vincolare a quel traverso anche i montanti verticali interni, così che non lavorino da soli. Il fissaggio al muro va dimensionato sul tipo di parete: su laterizio forato o cartongesso servono tasselli specifici, non quelli in dotazione.

Resta un punto da non sottovalutare: la plastica piena non respira. Il bucato umido chiuso per giorni in una vasca cieca crea le condizioni di umidità in cui le muffe proliferano, con il cattivo odore che arriva molto prima della macchia. I capi bagnati vanno fatti asciugare prima di finire nel contenitore, e il locale va arieggiato: qui la finestra sopra il mobile aiuta.

Come rifarlo a casa propria questa settimana

Parti dal numero di programmi che usi davvero, non da quelli che esistono. Per la maggior parte delle famiglie sono tre o quattro: lana e lavaggio a mano, 30, 40, 60. Compra un telaio TROFAST della lunghezza che la tua parete permette e prendi solo i contenitori più profondi, non il mix di alti e bassi del set standard: i bassi si riempiono in due giorni e mandano all’aria il sistema.

Le etichette falle con i simboli di manutenzione, non con le parole, e incollale sul fronte della vasca all’altezza degli occhi di chi è in piedi. Se non vuoi forare, appoggia il telaio a terra e fissalo alla parete con una sola staffa antiribaltamento: perdi il pavimento libero, ma mantieni la stabilità, che con i carichi pesanti conta di più.

Poi applica l’unica regola che fa funzionare tutto: si lava quando un contenitore è pieno, non quando ti sembra ora. Quei 45 litri circa sono già la misura del tuo carico. E se in casa ci sono bambini, controlla le guide dopo le prime settimane di uso: un cassetto che comincia a inclinarsi ti sta dicendo che il peso è troppo e che quel contenitore va svuotato più spesso.

Fonti

Tag:Angolo lavanderia

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