L’armadio da 60 cm non entrava, il LASTARE da 40 di IKEA con due BILLY chiude la parete e libera il passaggio

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Lorenzo Ricci De Angelis è l'editore de L'Architetto e ne coordina la linea editoriale. Segue da anni i temi dell'abitare e del progetto: architettura contemporanea e storica, case e interni, design e trasformazione delle città. Coordina la linea editoriale della testata e il lavoro della redazione.

La camera è piccola. Il letto occupa il centro, la porta si apre verso l’interno e appena provi ad appoggiare un armadio alla parete ti accorgi che i 60 cm di profondità standard mangiano tutto il passaggio: resti con quaranta centimetri per camminare e i vestiti finiscono su una stampella appesa alla maniglia della finestra.

Nello stesso tempo, sopra la TV c’è un metro di muro vuoto che non serve a niente. È lo spazio più sprecato della casa: troppo alto per un mobile normale, troppo basso per essere ignorato.

Qui il problema è stato risolto ribaltando la logica: non un armadio più stretto, ma un armadio meno profondo, affiancato a due librerie della stessa altezza e collegato sopra la TV da un ponte con archi. Il risultato è una parete continua, dal battiscopa al soffitto, costruita con pezzi IKEA di catalogo e qualche pannello di pino.

Una parete intera dove prima c’era un muro vuoto e mezzo passaggio

Parete attrezzata blu con armadio a tutta altezza, vani ad arco sopra la TV e soffitto blu
La TV resta al centro, ma non è più il soggetto della parete: lo diventa il ritmo degli archi.

Questa è la fotografia che spiega tutto il progetto. A destra il corpo armadio, un IKEA LASTARE profondo 40 cm con elemento di prolunga che lo porta a filo soffitto; al centro e a sinistra due BILLY da 106 cm di larghezza usate come vani a ponte sopra la TV, con gli archi che ne mascherano la struttura. Tutto verniciato dello stesso blu-petrolio del soffitto e delle cornici.

Il punto tecnico è la profondità. In una camera sotto i 10 metri quadri il vero nemico non è la larghezza dell’armadio ma i 20 cm in più che sporgono nel corridoio di passaggio: con 40 cm si appendono comunque gli abiti su bastone frontale o con appendini girati, e si guadagna spazio dove si cammina davvero.

L’altra mossa che rende il mobile credibile è cromatica: mobile, parete e soffitto hanno lo stesso colore, quindi l’occhio legge un volume architettonico e non un mobile appoggiato. Sulla percezione dell’altezza incide la chiarezza delle superfici: superfici scure tendono a far percepire il soffitto più basso, quindi la scelta va fatta sapendo che si baratta ampiezza percepita con carattere.

Gli archi e la cornice: il dettaglio che fa sembrare tutto murato

Dettaglio dei vani ad arco blu con cornice decorativa e raccordo al cornicione del soffitto
La modanatura sul bordo dell’arco costa poco e vale metà dell’effetto finale.

Da vicino si capisce come è stato costruito l’inganno. Sopra i vani si vede una cornice decorativa continua che gira dal muro al mobile e si raccorda al cornicione del soffitto: è la continuità del profilo, più della falegnameria, che fa leggere il mobile come una nicchia esistente.

Gli archi sono ritagliati in un pannello sottile applicato davanti ai fianchi delle librerie: coprono la giunzione fra un elemento e l’altro e nascondono la base delle BILLY, che altrimenti mostrerebbe lo zoccolo. Il profilo a modanatura sul bordo dell’arco è quello che dà spessore alla curva.

Un limite si vede ed è utile saperlo prima: sul fondo dei vani restano visibili le linee di giunzione dei pannelli posteriori. Se il fondo resta a vista, conviene rivestirlo con un pannellino sottile o una carta pesante tinta dello stesso colore.

Guardando dalla porta si capisce quanto passaggio è rimasto

Vista laterale della parete armadio blu con ante a telaio, TV e mobile in legno chiaro
Le fasce delle ante allineate fra basso e alto sono un trucco gratuito di ordine visivo.

Questa inquadratura è la prova del nove del progetto: il fianco dell’armadio sporge poco, la TV resta appoggiata sul mobile in legno preesistente e davanti si cammina. Le ante arrivano a terra e continuano sopra con due sportelli alti, così la verticale non si interrompe mai.

Il disegno delle ante è di tipo shaker: telaio a rilievo e specchiatura piana. Le fasce orizzontali sono allineate fra anta bassa e anta alta, e questo allineamento è ciò che tiene insieme visivamente un mobile fatto di pezzi diversi.

Da notare la convivenza dichiarata fra il blu e il legno naturale della parete perlinata e del mobile TV. Non è stato nascosto tutto: due materiali che restano se stessi funzionano meglio di un rivestimento a metà.

Due pomelli e il mobile smette di sembrare IKEA

Pomelli in metallo dorato a forma di cavalluccio marino su ante blu opache
Maniglie e finitura opaca sono le due voci di spesa che si vedono da un metro di distanza.

I pomelli sono a forma di cavalluccio marino, in metallo dorato brunito. Costano poco, si cambiano in cinque minuti e sono l’unico elemento che il visitatore toccherà con le mani: è lì che conviene spendere la quota di budget dedicata al carattere.

La foto mostra anche la qualità della finitura: la pittura è completamente opaca. Su ante composite, dove il telaio è in compensato e la specchiatura in pannello liscio, una vernice semilucida rivela la differenza di texture appena la luce la sfiora. L’opaco appiattisce quella differenza e nasconde le piccole imperfezioni.

Se il mobile sta a un metro da un lampadario, come qui, la scelta dell’opaco non è estetica ma tecnica: meno riflessi speculari, meno abbagliamento fastidioso quando ci si gira nel letto. Il principio di preferire superfici a finitura opaca vicino alle sorgenti luminose è lo stesso che le norme di illuminotecnica applicano agli ambienti di lavoro.

Il segreto sta nei fianchi: perché un armadio da 40 cm va irrigidito

Cantiere: struttura dell armadio in piedi con pannello di pino sul fianco e scala a lato
Se il mobile non è ancorato in alto e irrigidito sui fianchi, il problema si presenta al secondo anno.

Qui il lavoro è ancora aperto: si vede il corpo armadio in piedi, il fianco rivestito con un pannello intero di pino e la struttura ancorata alla parete. Un mobile poco profondo e alto fino al soffitto è per definizione instabile e tende a imbarcarsi: il rapporto fra altezza e profondità lavora contro di lui.

La soluzione applicata è la più semplice ed è quella giusta: pannelli di fianco a tutta altezza avvitati sui lati, più traverse di rinforzo interne. Il pannello continuo irrigidisce la scatola e, come effetto collaterale, chiude la fuga verso il muro.

L’ancoraggio alla parete non è opzionale. Le norme sui mobili contenitori domestici prevedono verifiche di stabilità proprio perché un elemento alto e stretto può ribaltarsi; su un armadio a tutta altezza, tasselli adeguati al supporto e almeno due punti di fissaggio in alto sono il minimo.

Le BILLY non sono appese al muro: stanno su una mensola portante

Vani libreria verniciati di blu appoggiati su una trave in pino durante il montaggio
Il ripiano portante in pino va calcolato prima: è lui che regge il peso, non le staffe a muro.

In questa fase si vedono i vani già verniciati di blu e, sotto, la trave in pino che li sostiene. È il passaggio che quasi tutti sbagliano: le librerie sopra la TV non sono fissate al muro con staffe, appoggiano su un ripiano strutturale costruito prima e fissato alla parete e ai fianchi.

Si nota anche una scelta di cantiere efficiente: i pezzi sono stati verniciati smontati, solo sulle facce che restano visibili. Con vernici che chiedono molte ore di essiccazione fra le mani, dipingere prima del montaggio è la differenza fra un mese e tre.

Attenzione allo zoccolo delle BILLY: qui è stato segato per ottenere una base più sottile e allineata, ma dato che gli archi coprono la parte bassa si poteva anche semplicemente capovolgere la libreria. È il taglio che si può evitare.

L’arco in compensato: un solo taglio, nessuna seconda occasione

Arco in compensato grezzo appena montato davanti ai vani blu, pannello di chiusura al soffitto
Una sagoma di prova in cartone costa un euro e salva l’unico pannello che hai.

Qui si vede l’arco appena ritagliato, ancora in legno grezzo, applicato davanti ai vani già verniciati, e il pannello superiore che chiude lo spazio fino al soffitto. La curva è stata disegnata a mano e tagliata con il seghetto alternativo: nessuna forma complicata, solo un raggio grande e simmetrico ripetuto due volte.

Il consiglio pratico è banale e prezioso: prima disegna la curva su cartone, prova la sagoma in posizione, guardala da sotto e dal letto. La percezione di un arco cambia moltissimo con l’altezza dell’occhio, e il pannello buono in genere basta per un tentativo solo.

Il pannello che chiude verso l’alto elimina la fessura polverosa fra mobile e soffitto ed è quello che trasforma un mobile in una struttura fissa. Se il soffitto non è in bolla, si compensa con un listello sottile e poi si stucca il giunto.

Ante shaker fatte in casa con strisce di compensato

Ante appoggiate sul pavimento con strisce di compensato incollate a formare telai shaker
Fasce tutte identiche e giunti stuccati: qui si decide se il mobile sembrerà artigianale o fatto in casa.

Le ante sono a terra, in fase di preparazione: sulle facce lisce sono state incollate strisce di compensato che formano telaio e traverse. È il modo più economico di ottenere un fronte a specchiatura partendo da ante piatte, e funziona anche su porte di serie già in casa.

Due accortezze si leggono nella foto. La prima è che le fasce sono state tracciate e tagliate tutte della stessa larghezza, con la sega circolare da banco: se le strisce non sono parallele, l’occhio lo vede subito. La seconda è che i giunti vanno stuccati e carteggiati prima del fondo, altrimenti la linea di incollaggio resta visibile sotto la vernice.

Ultimo avvertimento, e non è cosmetico: compensato e pannello di fondo assorbono in modo diverso. Servono carteggiatura, primer adatto e almeno tre mani, e la finitura finale va scelta opaca. Con il satinato la differenza di texture fra telaio e specchiatura riemerge appena arriva la luce radente.

Come ricalcare questo schema nella tua camera

Parti dalla misura, non dal mobile. Segna sul pavimento con il nastro carta la profondità 40 cm e cammina: se il passaggio residuo ti sta bene, hai già deciso. Poi verifica l’altezza libera fra il piano del mobile TV e il soffitto: se hai almeno 90 cm, il ponte sopra la TV ci sta.

La lista minima è corta: un corpo armadio da 40 cm di profondità con elemento di prolunga, due librerie della stessa altezza per i vani a ponte, pannelli di pino o compensato per fianchi di rinforzo, ripiano portante e chiusura a soffitto, più modanature a metro. Lo zoccolo delle librerie lo taglii o, più semplicemente, capovolgi il mobile se la base resterà coperta.

Tre cose da non saltare: ancorare in alto alla parete, irrigidire i fianchi con pannelli interi e traverse interne, verniciare i pezzi smontati e finire in opaco. E se vuoi una sola spesa di carattere, mettila nei pomelli e nel colore, che è ciò che si vede dalla porta.

Fonti

Tag:Camera da letto

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