Quattro IVAR di IKEA nelle nicchie ai lati del camino e il soggiorno guadagna una parete attrezzata continua

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Lorenzo Ricci De Angelis è l'editore de L'Architetto e ne coordina la linea editoriale. Segue da anni i temi dell'abitare e del progetto: architettura contemporanea e storica, case e interni, design e trasformazione delle città. Coordina la linea editoriale della testata e il lavoro della redazione.

Ci sono pareti di soggiorno che sembrano fatte per essere arredate e invece ti fregano. Un pilastro, una canna fumaria, un vecchio camino chiuso: al centro resta un setto sporgente e ai lati due rientranze profonde una ventina di centimetri, troppo poco per un mobile normale, troppo per lasciarle vuote. Alla fine ci si appoggia una libreria comprata a caso, che resta lì come un ospite che non si è ancora tolto il cappotto.

Il preventivo del falegname per due mobili su misura fa passare la voglia in trenta secondi. Ma il problema non è la falegnameria: è che un mobile componibile appoggiato al pavimento si legge subito come mobile appoggiato. Manca lo zoccolo, manca il piano continuo, e tra il fianco e l’intonaco resta sempre quella fessura che tradisce tutto.

Qui la stessa parete è stata risolta con quattro mobiletti IKEA IVAR in pino massello, due per nicchia, e con tre accorgimenti che si possono rifare a casa: un basamento in listelli sotto le casse, uno zoccolo rientrante che nasconde il rialzo e un piano unico che mangia il gap con il muro. Il risultato sembra costruito insieme alla casa.

La prova del colpo d’occhio: dove finisce il muro e dove inizia il mobile

Parete di soggiorno con due nicchie occupate da mobili bassi in legno e mensole, TV al centro a sinistra
Il trucco meno visibile è il più efficace: nessun elemento arriva a metà parete, tutto si ferma alle stesse due quote.

Guardando la parete intera si capisce l’obiettivo dell’intervento: due rientranze ai lati di un setto centrale, riempite fino al filo con una base bassa e chiusa e con mensole aperte sopra. Il legno chiaro a venatura orizzontale, il rosa dell’intonaco e il verde della stanza accanto tengono insieme un registro mid-century senza scivolare nel finto vintage.

Il dettaglio che regge tutta la scena è la continuità delle quote: i due piani dei mobili bassi sono alla stessa altezza, il legno è lo stesso, e i fianchi arrivano a toccare l’intonaco. Non si vedono zampe, non si vedono fessure verticali: l’occhio legge un volume unico, non quattro scatole in fila.

Sopra, le mensole su cremagliere a parete alleggeriscono. È la logica classica della parete attrezzata modulare: massa chiusa in basso, aria in alto. La televisione, appoggiata sul piano e non staffata al muro, resta dentro il ritmo delle mensole invece di dominarlo.

L’angolo del giradischi: quando il piano è più profondo del mobile

Nicchia con mobile basso in legno, giradischi, vinili, mensole con libri, piante e specchio convesso
Il vinile in verticale accanto al piatto è comodo ma è anche il carico più pesante di tutta la parete.

Nella nicchia di destra il piano continuo diventa una superficie di lavoro vera: giradischi, vinili in verticale, un vassoio per i controller. Le ante scorrevoli degli IVAR restano chiuse e lisce, senza maniglie che sporgono, e la fila di dischi ha il suo appoggio senza bisogno di un mobile dedicato.

Qui si legge bene il secondo accorgimento. Il piano sporge oltre la profondità delle casse: pochi centimetri in più, giusto quelli che servono per far entrare un giradischi e, nello stesso gesto, per coprire il gioco fra fianco del mobile e intonaco. È il modo più economico di far sparire una parete non a piombo, senza stuccature.

Le mensole soprastanti sembrano tavole di pino appoggiate su cremagliere e reggimensola metallici a vista, una scelta coerente con le pareti attrezzate modulari degli anni Cinquanta e Sessanta oggi conservate nelle collezioni di design. Attenzione al carico: su una mensola così i vinili pesano molto più dei libri, e vanno tenuti vicino agli appoggi, non a metà campata.

Il vano aperto in mezzo: dove finiscono console, prese e cavi

Nicchia con mobile basso in legno, TV appoggiata sul piano, console nel vano centrale aperto e tre mensole
Il ripiano centrale a giorno è la presa multipla nascosta di questa parete: tutto si ricarica lì dentro.

Nella nicchia con la televisione si vede la mossa più furba: tra i due IVAR non c’è un fianco cieco, ma uno spazio aperto a giorno, alto quanto il mobile, con un ripiano intermedio. È lì che stanno la console, i giochi e l’alimentazione: elettronica ventilata, cavi che scendono dietro, niente ante da tenere aperte per il segnale del telecomando.

Sotto, all’altezza del battiscopa, si intravede una griglia di ventilazione inserita nello zoccolo. Quando in una nicchia c’è una bocchetta a pavimento non la si può chiudere: il flusso va deviato dentro l’intercapedine del basamento e fatto uscire davanti. Sembra un dettaglio da niente, ed è invece la differenza fra un mobile a incasso e un mobile che ti manda in tilt il riscaldamento.

Ultima osservazione: la TV appoggiata sul piano invece che a muro tiene lo schermo basso, vicino all’altezza degli occhi di chi è seduto. Meno riflessi dalle finestre laterali, meno collo tirato indietro, e un’immagine che convive con la luce naturale che entra da destra.

Le ante non sono di pino: cosa cambia una impiallacciatura

Sei pannelli in legno impiallacciato e tinto appoggiati su un telo in garage, rialzati su listelli
Rialzare i pannelli di due centimetri da terra evita l’alone di finish sul bordo, il difetto più comune di questi lavori.

Sul telo in garage stanno le ante scorrevoli in attesa che il finish asciughi. Non sono state semplicemente tinte: sopra il pannello originale è stata applicata una impiallacciatura in rovere, poi tinta e protetta a trasparente, con bordatura sui lati esposti. Da qui viene la venatura orizzontale che si vede nelle foto d’ambiente e che dà il carattere mid-century.

C’è un motivo tecnico, non solo estetico. Il pino massello degli IVAR prende la tinta a macchie, perché gli anelli di crescita assorbono in modo diseguale: chi ha provato a scurire una libreria di pino sa che il risultato è spesso nuvoloso. Rivestire le superfici a vista aggira il problema alla radice, e permette di tenere il legno grezzo dove non si vede.

Da copiare così com’è: si lavora a pezzi smontati, in orizzontale e all’aperto, con i pannelli rialzati su listelli di scarto perché il bordo inferiore non incolli al telo. E le ante si montano per ultime, a mobile già fissato: prima si allinea la struttura, poi si regola lo scorrimento.

Il momento in cui erano solo scatole di pino: il basamento fa tutto

Nicchia in lavorazione con casse in pino grezzo su basamento in listelli, senza ante, attrezzi a terra
È la fase in cui il lavoro sembra peggiorato: la struttura c’è, ma tutto ciò che si vedrà non è ancora stato messo.

Questa è la parete a lavori in corso e spiega l’ossatura dell’intervento. Le casse IVAR grezze poggiano su un telaio di listelli 2×4 costruito a pavimento, arretrato rispetto al filo anteriore. Nessun top, nessuna anta, nessuno zoccolo: da qui in poi è tutta rifinitura.

Il telaio serve a due cose insieme. Alza il mobile quanto basta a far sparire il battiscopa esistente, così la cassa arriva a toccare l’intonaco senza dover tagliare o smontare nulla, e crea il vuoto in cui si nasconde il rialzo dietro lo zoccolo rientrante. È lo stesso principio della base di una cucina componibile, applicato a un mobile da soggiorno.

Vale la pena guardare anche cosa manca in questa foto: la nicchia vuota a sinistra, larga poco più dei due moduli, e il pavimento su cui poggiano gli attrezzi. Prima di comprare, si misurano profondità della rientranza, larghezza al pavimento e larghezza a metà altezza: se i due numeri non coincidono, il muro è fuori piombo e il piano sporgente diventa obbligatorio, non un vezzo.

Come partire dalla tua nicchia, questo fine settimana

Primo passo, il metro. Misura la profondità della rientranza e scegli la profondità IVAR immediatamente inferiore, mai superiore: il gap davanti lo recupera il piano, quello dietro no. Poi misura la larghezza in tre punti, a terra, a metà e in alto, e prendi il valore più piccolo come riferimento per la somma dei moduli.

Secondo passo, la sequenza. Costruisci il basamento in listelli alto come il battiscopa e arretrato di due o tre centimetri, appoggia e fissa i moduli lasciando un vano aperto in mezzo per l’elettronica, incolla un piano unico che sporga davanti quanto serve a coprire la fessura col muro, chiudi con lo zoccolo rientrante e monta le ante per ultime. Se nella nicchia c’è una bocchetta d’aria, il canale va previsto nel basamento prima di chiudere.

Terzo passo, la finitura. Se vuoi un legno uniforme, non contare sulla tinta sul pino: rivesti le superfici a vista e bordane i lati, lavorando a pezzi smontati. E tieni presente che i mobili contenitori bassi vanno comunque ancorati alla parete: qui l’incasso aiuta, ma il fissaggio non è opzionale, soprattutto con la televisione appoggiata sopra.

Fonti

Tag:Soggiorno

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