Stazione centrale di Helsinki: il pamphlet che costrinse Saarinen a rifare tutto

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Lorenzo Ricci De Angelis è l'editore de L'Architetto e ne coordina la linea editoriale. Segue da anni i temi dell'abitare e del progetto: architettura contemporanea e storica, case e interni, design e trasformazione delle città. Coordina la linea editoriale della testata e il lavoro della redazione.

Chi arriva a Helsinki dal treno esce sulla Rautatientori e li trova subito: quattro figure di granito, alte più di un uomo e mezzo, ferme ai lati del portale ad arco, ognuna con una sfera luminosa fra le mani. Le teste sono grandi, le mascelle quadrate, i capelli tagliati corti sulla fronte e più lunghi sui lati. Sembrano telamoni stanchi, o sentinelle che aspettano un ordine che non arriva mai. Sono lì dal 1914, cinque anni prima che la stazione aprisse, e sono la prova più visibile di una delle polemiche più feroci della storia dell architettura finlandese: perché al loro posto, nel progetto vincitore del concorso, c erano degli orsi.

Una stazione per la capitale del Granducato

Alla fine dell Ottocento Helsinki era una città che cresceva in fretta e la sua stazione, un padiglione degli anni Sessanta del secolo, era diventata ridicola rispetto al traffico. Soprattutto era diventata inadeguata a un ruolo nuovo: la linea per San Pietroburgo aveva trasformato lo scalo finlandese nel capolinea di un collegamento con una delle capitali più fastose d Europa, e la seconda città al mondo per numero di finlandesi residenti. Da un capolinea del genere si pretendeva un architettura continentale, rappresentativa.

Il committente era la Direzione delle Ferrovie di Stato, il Rautatiehallitus, che aveva già in casa un architetto capo di tutto rispetto, Bruno Granholm. La cosa che quasi nessuno nota è che il concorso non riguardava l edificio, ma la sua pelle. La pianta era già decisa dalla Direzione: un impianto a U che abbracciava il piazzale dei binari, con la stazione da un lato e l ala degli uffici dell amministrazione ferroviaria dall altro, uno schema molto vicino a quello della stazione di Francoforte del 1888. Ai concorrenti venne consegnata quella pianta e chiesto di disegnarne i fronti. In altre parole: dare un volto e un carattere a un organismo già formato.

Sulle date le fonti non vanno d accordo, e vale la pena dirlo: il sito ufficiale della stazione indica il 1902, il Museo della Città di Helsinki parla di un concorso svolto fra 1903 e 1904, la maggior parte della letteratura fissa l esito al 1904. La sostanza è chiara: la gara nasce dalla pressione dell Arkkitehtiklubi, il club degli architetti, che aveva organizzato un concorso di idee proprio per costringere le Ferrovie a bandirne uno pubblico. Fra i ventuno progetti presentati vinse Eliel Saarinen, trentunenne, già celebre per il padiglione finlandese all Esposizione di Parigi del 1900.

Torrette da saga e orsi di pietra

Il progetto vincitore era un manifesto di romanticismo nazionale finlandese: masse pesanti, granito, torrette, e animali scolpiti a presidiare l ingresso. Bisogna capire il clima. La Finlandia era un Granducato dell Impero russo, la russificazione stringeva, e gli architetti stavano cercando nella natura del Nord, nel Kalevala, nelle chiese di pietra medievali, un identità da opporre a Pietroburgo. Erano gli anni della villa Hvitträsk, dell atelier di Gallen-Kallela, delle chiese massicce di Lars Sonck. Un orso di pietra su una stazione, in quel contesto, non era folklore: era una dichiarazione politica.

Solo che il mondo intorno stava correndo altrove. Due colleghi appena laureati, Sigurd Frosterus e Gustaf Strengell, avevano uno studio in comune e idee molto precise. Frosterus aveva lavorato a Weimar nello studio di Henry van de Velde; Strengell era passato da Londra. Avevano partecipato al concorso con una proposta intitolata Eureka, e avevano perso. La loro risposta non fu una lettera privata, fu una guerra a mezzo stampa: nel 1904 pubblicarono, per le edizioni della rivista Euterpe, un libello dal titolo che non lasciava dubbi, Arkitektur. En stridsskrift våra motståndare tillägnad, ovvero: architettura, scritto di battaglia dedicato ai nostri avversari.

L accusa era semplice e devastante. Una stazione ferroviaria è il luogo delle locomotive a vapore, delle automobili, dei tram elettrici: costruirla come un castello di una preistoria immaginaria è un anacronismo. Al posto della nostalgia i due chiedevano ciò che chiamarono uno stile del cervello e del ferro: partire dalla dinamica della metropoli moderna, dalla scienza, dalle possibilità mai viste del calcestruzzo e dell acciaio. Un edificio, scriveva Frosterus, non deve essere una silhouette pittoresca e immobile, ma un organismo vivo che risponde a uno scopo. È il testo che in Finlandia si considera l atto di nascita della critica architettonica, e non era gentile con nessuno.

Il viaggio, e un architetto che demolisce se stesso

Qui la storia diventa interessante. Saarinen non rispose per le rime e non si arroccò. Partì. Andò a vedere le stazioni in Inghilterra, in Scozia, in Germania, dove il ferro e la ghisa avevano già prodotto cattedrali del traffico. Tornò e fece la cosa più difficile per un professionista che ha appena vinto un concorso: smontò il proprio progetto.

Le torrette romantiche spariscono. Gli orsi spariscono. Al loro posto arriva un composizione asciutta, tesa, giocata su pochi elementi: il grande arco vetrato dell ingresso che buca la parete di granito come una serranda alzata, la torre dell orologio spostata di lato con la sommità arretrata a gradoni, i fronti ridotti a superfici continue in cui la pietra non imita più la roccia ma è tagliata e squadrata. Il rivestimento in granito finlandese resta, ma cambia significato: non è più memoria del paesaggio, è materia lavorata a macchina. Dentro, i grandi ambienti sono coperti da volte in calcestruzzo armato. Tra la matita del 1904 e l edificio del 1919 c è il passaggio di un intero secolo di gusto, e lo stesso uomo ha firmato entrambi.

Il cantiere durò dodici anni e procedette per fasi. La prima parte a essere completata, nel 1909, fu l ala dell amministrazione ferroviaria: chi passa oggi da Vilhonkatu la vede ancora, un blocco severo che chiude la strada. Nel 1911 era pronta anche la sala d attesa imperiale, cinquanta metri quadrati di arredi disegnati da Saarinen fino all ultima maniglia, riservata allo zar. Lo zar non ci mise mai piede: la guerra, poi la rivoluzione, poi l indipendenza finlandese del 1917 resero quella stanza un residuo di un mondo scomparso prima ancora di essere inaugurato.

Quattro giganti e il giardiniere di Visavuori

Le statue arrivarono nel 1914 e sono la mossa più raffinata di tutta la revisione. Al posto degli orsi Saarinen chiamò lo scultore Emil Wikström e gli fece scolpire nel granito quattro Lyhdynkantajat, i portalanterna: figure maschili nude, immobili, che sostengono globi luminosi. Ufficialmente si chiamano così; a Helsinki li chiamano tutti Kivimiehet, gli uomini di pietra, o con più affetto gli uomini con le palle di luce.

Il dettaglio che sfugge a chi guarda una foto è la pettinatura. Non è un acconciatura classica: è il taglio dei körttiläiset, i fedeli del movimento del Risveglio della Chiesa luterana finlandese, contadini dell entroterra. E il modello, per quanto si racconta negli archivi della casa museo dello scultore, fu Jalmari Lehtinen, un piccolo affittuario nato a Sääksmäki, che a Visavuori faceva il giardiniere per Wikström e gli aveva già posato per altre sculture. A Visavuori si conservano diversi bozzetti in gesso dei portalanterna. Quindi: nel punto più esposto della capitale, come guardiani della modernità finlandese, ci sono quattro ritratti monumentali di un contadino, con il taglio di capelli di una comunità religiosa rurale. Il romanticismo nazionale non è stato cancellato, è stato riscritto in una forma che non chiedeva più il permesso al passato.

Nel 1919 la torre dell orologio, alta 48,5 metri, era la più alta della città e funzionava anche da punto panoramico a pagamento. Ancora oggi è uno dei riferimenti visivi con cui i finlandesi misurano il tempo: si alza lo sguardo attraversando la piazza e si sa se si è in ritardo.

Stazione centrale di Helsinki: il pamphlet che costrinse Saarinen a rifare tutto

Un inaugurazione con Mannerheim e la Finlandia di Sibelius

La stazione aprì mercoledì 5 marzo 1919, ancora incompleta, in un paese che aveva appena attraversato l indipendenza e una guerra civile. La cerimonia dice tutto sul valore politico dell edificio: l Orchestra della città di Helsinki, diretta da Robert Kajanus, suonò Finlandia di Sibelius; tra gli ospiti c erano Saarinen e il reggente Mannerheim. L edificio che era partito come monumento nostalgico venne consegnato come porta d ingresso di uno Stato nuovo.

Da allora la stazione ha visto praticamente tutto. La sala d attesa imperiale è diventata la sala presidenziale, e ci sono passati tutti i presidenti finlandesi e una lunga fila di capi di Stato stranieri. Il 19 dicembre 1940 il presidente Kyösti Kallio, appena dimessosi, stava partendo per Nivala: salutò Ryti e Mannerheim, attraversò la sala, uscì sui binari e mentre suonava la marcia dei Reggimenti di Björneborg si accasciò morto tra le braccia del suo aiutante di campo, pochi passi dopo la porta. Sul muro accanto all ingresso della sala presidenziale c è una targa che lo ricorda. Ci sono anche episodi meno solenni: il 28 agosto 1926 un treno passeggeri con i freni guasti sfondò un muro e finì sotto la tettoia di testa, spargendo il suo carico di mirtilli rossi per tutta la banchina. Il tratto da Pasila alla stazione è in leggera pendenza, e questo ha contribuito a più di un incidente.

Cosa si vede oggi, e come si visita

La stazione centrale è oggi l edificio più frequentato della Finlandia: intorno ai duecentomila passeggeri al giorno, un flusso che nessuna cattedrale o museo del paese si avvicina a sfiorare. È aperta ogni giorno dalle cinque del mattino alle due di notte, l ingresso è libero e non serve un biglietto: si entra dall arco centrale, si attraversa l atrio con le volte in calcestruzzo, si passa dalla vecchia sala del ristorante, i cui arredi Saarinen aveva disegnato personalmente e che è stata rimaneggiata più volte, con un intervento importante alla fine degli anni Settanta a cui partecipò il designer Antti Nurmesniemi. Sotto, il tunnel commerciale degli anni Sessanta collega la stazione alla metropolitana e ai negozi del centro.

La novità degli ultimi anni riguarda l ala del 1909. Le Ferrovie hanno spostato la sede a Pasila nel 2018, e l edificio amministrativo, tutelato per legge insieme al resto del complesso, è stato trasformato in un albergo di quasi cinquecento camere sotto la supervisione dell Agenzia nazionale per il patrimonio, con una nuova ala progettata a seguito di un concorso del 2017. Sono protetti l esterno, i tetti, gli atri, le scale e i corridoi storici, uno dei quali è lungo centocinquantanove metri. Significa che oggi si può dormire dentro un pezzo di stazione firmato Saarinen, e che perfino la sala d attesa presidenziale, per un secolo invisibile al pubblico, si può visitare affittandola per un evento. Vale la pena sapere che tutto il complesso poggia su pali di legno, e che la palificazione originale è ancora al suo posto e ancora funzionante.

Per un lettore italiano il confronto naturale è la Stazione Centrale di Milano: anche là un concorso dei primi del Novecento, anche là un cantiere infinito interrotto dalla guerra, anche là un architetto che ridisegna a lungo. Solo che a Milano l attesa produsse un monumento sempre più grandioso e retrospettivo, mentre a Helsinki i dodici anni di cantiere resero l edificio più asciutto, più moderno, meno decorato. È la differenza tra un architetto che si difende dalle critiche e uno che le usa.

Il finale ha un ironia perfetta. Sigurd Frosterus, il giovane che aveva umiliato Saarinen sui giornali, avrebbe poi costruito a poche decine di metri dalla stazione il grande magazzino Stockmann, mattone e razionalità, aperto nel 1930: il suo stile del cervello e del ferro tradotto in commercio urbano. Saarinen, invece, dopo il secondo premio al concorso per il Chicago Tribune del 1922 lasciò la Finlandia per gli Stati Uniti, dove insegnò e costruì a Cranbrook e dove suo figlio Eero avrebbe firmato un altro capolavoro di architettura del viaggio, il terminal TWA a New York. Il padre aveva imparato a trasformare una stazione in una soglia; il figlio ne fece una specialità di famiglia.

Chi vive a Helsinki sa che i quattro portalanterna, nelle grandi occasioni, vengono vestiti: maglie della nazionale di hockey, accessori a tema per concerti o serate di Eurovision. Fa sorridere, ma dice qualcosa di preciso. Un secolo dopo la polemica, quelle statue non sono più il simbolo di un identità da difendere: sono i quattro cittadini più pazienti della Finlandia, e reggono ancora la loro luce.

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Tag:Eliel Saarinen

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