C'è un fenomeno silenzioso che si consuma nella seconda serata Rai, e riguarda un comico che sta attraversando una metamorfosi sotto gli occhi di tutti senza che nessuno ne parli seriamente. Carlo Amleto, nel contesto di Stasera Tutto È Possibile, ha smesso di essere semplicemente uno dei tanti volti rotanti del varietà di Stefano De Martino per diventare qualcos'altro. Qualcosa che merita attenzione critica.
Carlo Amleto e la trasformazione dentro STEP
Stasera Tutto È Possibile è da anni una macchina perfettamente oliata di intrattenimento leggero, il tipo di programma che non pretende di cambiare la televisione ma che, nei suoi ingranaggi migliori, sa valorizzare i talenti che ci passano dentro. Carlo Amleto è uno di quei casi in cui il contenitore ha fatto da incubatore. Il comico napoletano classe 1990, cresciuto nel circuito dei comedy club e passato per Zelig, si è progressivamente trasformato da presenza comica affidabile a autentico catalizzatore di attenzione scenica. Non a caso, tra gli spettatori più fedeli del programma prevale l'idea che Amleto non dovrebbe più essere un ospite occasionale ma un elemento fisso del cast: la sua assenza, quando capita, si avverte come un vuoto nel meccanismo dello show.
Il fattore carisma: quando il comico supera la battuta
La domanda che circola con insistenza — "da quando Carlo Amleto è diventato così figo?" — è solo apparentemente frivola. In realtà fotografa un passaggio cruciale nella carriera di un performer: il momento in cui il pubblico smette di guardarlo solo per ridere e comincia a guardarlo, punto. È lo stesso scatto che fece Fiorello negli anni Novanta, quando da imitatore bravo diventò animale da palcoscenico totale. Le proporzioni sono diverse, ovviamente, ma la dinamica è identica.
Carlo Amleto ha evidentemente lavorato sulla presenza scenica, sulla fisicità, sulla consapevolezza di sé davanti alla telecamera. Il risultato è un performer che occupa lo spazio in modo diverso rispetto alle prime apparizioni: più sicuro, più padrone dei tempi, più — e non c'è altro modo per dirlo — magnetico. La comicità resta il veicolo, ma il carisma è diventato il motore. C'è chi lo definisce irresistibile e "fuori di testa" con ammirazione genuina, segno che l'imprevedibilità controllata è diventata il suo vero marchio di fabbrica.
La fisicità come linguaggio comico
Un aspetto che merita una sottolineatura a parte è la componente fisica della comicità di Amleto. Nei giochi di STEP — dalla Stanza Inclinata a Patapouf, fino alla celebre Rubagallina — il comico napoletano mette in campo un repertorio di acrobazie, cadute e gag corporee che ricorda la tradizione dei grandi clown televisivi. Proprio a Rubagallina, tra l'altro, Amleto si è preso una piccola rivincita personale: dopo una sconfitta bruciante nella passata edizione, quest'anno è riuscito a portare a casa la vittoria, un micro-arco narrativo che il pubblico più attento ha seguito con un coinvolgimento quasi sportivo. L'alchimia con i compagni di gioco, in particolare con il Maestro Luca Paolantoni e Giovanni Esposito, genera un caos scenico che sembra improvvisato ma funziona con la precisione di un meccanismo rodato.
STEP come palestra di personalità televisive
Va dato merito a Stasera Tutto È Possibile per una cosa che raramente le viene riconosciuta: è uno dei pochi programmi Rai che funziona come vero laboratorio di volti. L'anarchia controllata del format, con i suoi giochi fisici e le interazioni non scriptate, costringe i partecipanti a mostrare qualcosa di più del repertorio preparato. Chi ha personalità emerge, chi non ce l'ha si nasconde dietro la risata collettiva. Carlo Amleto, evidentemente, appartiene alla prima categoria.
Il punto è che la televisione generalista italiana ha un disperato bisogno di nuovi volti maschili che non siano né i soliti conduttori in giacca blu né i comici da tormentone a scadenza. Carlo Amleto si sta posizionando in una terra di mezzo interessante: troppo carismatico per restare solo un ospite fisso del varietà del martedì sera, ancora troppo acerbo nel percorso televisivo per fare il salto alla conduzione. Ma la traiettoria è quella, e chi programma i palinsesti Rai farebbe bene a prendere appunti — anche perché il suo approdo nel cast del GialappaShow suggerisce che non è solo la Rai ad aver fiutato il potenziale. Il rischio, semmai, è che la concorrenza se lo porti via prima che a Viale Mazzini decidano cosa farne davvero.




