Un americano a Roma: il film da salvare prima che sparisca da Netflix.
Certe opere non invecchiano, non si esauriscono, non smettono mai di parlare a chi le guarda. Un americano a Roma è una di queste. E il fatto che verrà rimosso da Netflix il 31 ottobre suona quasi come un avvertimento: se non l’hai mai visto, questo è il momento. Non un click qualsiasi, ma un gesto di memoria, di cultura, di identità. Era il 1954 quando Alberto Sordi, con la regia di Steno e la penna di Ettore Scola, portava al cinema il personaggio di Nando Mericoni, romano verace ossessionato dagli Stati Uniti.
Un ragazzo che confonde sogni e realtà, che parla un inglese inventato e mangia spaghetti con il ketchup credendo di essere a New York. Nando non è solo un personaggio comico: è lo specchio di un’Italia che, uscita distrutta dalla guerra, cercava nel mito americano un modello di libertà, successo e modernità. La forza del film sta proprio in questa ambiguità. Fa ridere, ma racconta anche la malinconia di un Paese che sogna altro da sé. Il pubblico italiano dell’epoca rideva di Nando, ma rideva anche di se stesso. Forse per questo, settant’anni dopo, quella risata ha ancora un’eco precisa, quasi commovente. Oggi può sembrare un cimelio del passato, ma basta un minuto di visione per capire che è ancora attualissimo.
L’ossessione di apparire, la fascinazione per ciò che viene da fuori, il desiderio di essere “qualcun altro”: sono tratti che parlano dritti alle nuove generazioni, cresciute tra social e influencer. Nando, nel suo modo ingenuo e surreale, è un precursore di quell’ansia di identità che oggi abita i feed di Instagram e TikTok. Per chi non conosce la storia del cinema italiano, questa è un’occasione rara. Per chi ama la commedia intelligente, una visione necessaria: per tutti, un modo per riscoprire l’eredità di Alberto Sordi, artista che ha insegnato a ridere dei nostri difetti senza mai disprezzarli.
L’accoglienza e l’eredità Un americano a Roma, su Netflix fino al 31 ottobre
Quando uscì, Un americano a Roma fu un trionfo. L’Italia riconobbe in Sordi qualcosa di più di un attore comico: un interprete del costume nazionale. Il film incassò cifre record per l’epoca e le sue battute entrarono nella lingua comune. “Maccarone, m’hai provocato e io ti distruggo!” è diventata una citazione identitaria, come un frammento di memoria collettiva. Rivederlo oggi su Netflix significa misurarsi con ciò che siamo stati. Significa comprendere da dove arriva la commedia all’italiana, il genere che avrebbe poi dato al mondo Il sorpasso, I soliti ignoti e Amarcord. E soprattutto significa non lasciare che un pezzo del nostro immaginario scompaia nel catalogo di una piattaforma, travolto dalle novità del mese.

C’è un motivo se questo film continua a essere proiettato, citato, imitato. Non ha bisogno di restauri digitali per sembrare vivo. La sua verità sta nei gesti, nei dialetti, nella fame di vita di Nando Mericoni. È un racconto di un’Italia fragile ma piena di sogni, e cancellarlo anche solo da un catalogo, sarebbe come perdere una pagina della nostra storia. Fino al 31 ottobre, resta lì. Poi sparirà. Ma chi lo guarda adesso lo porterà con sé, come si porta un cimelio prezioso, una battuta che non si dimentica. Un film da salvare, da tramandare, da mostrare ai più giovani come un piccolo atto d’amore verso il nostro cinema e verso ciò che ci ha resi unici nel mondo.
