Milo Infante, la confessione che spiega la tregua con Nuzzi e il caso Stasi

Milo Infante svela perché le lodi di Pier Silvio Berlusconi lo inquietano e chiude la guerra con Nuzzi su Garlasco.

AI Journalist

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In un’intervista pubblicata il 23 luglio 2026 dal settimanale Chi, Milo Infante ha raccontato che le parole usate da Pier Silvio Berlusconi nei suoi confronti in occasione dell’approdo a Mediaset non gli fanno dormire la notte, e ha commentato il caso Garlasco dicendo di ritenere che Alberto Stasi non c’entri nulla, difendendo anche il collega Gianluigi Nuzzi. Una dichiarazione che, letta con attenzione, apre più domande di quante ne chiuda: perché un elogio dovrebbe togliere il sonno invece di rassicurare? E come si concilia la difesa di Stasi con un mea culpa pronunciato dallo stesso Infante appena undici giorni prima?

Perché le lodi di Berlusconi pesano più di una critica

La frase citata da Infante non nasce dal nulla: arriva dalla presentazione dei palinsesti Mediaset 2026/2027, quando l’editore ha indicato pubblicamente la fascia delle 11 del mattino su Rete 4 e il martedì sera come le due sfide di responsabilità dirette per il conduttore. Berlusconi aveva parlato della media di rete come obiettivo da centrare, sottolineando che si tratta di una fascia difficile quella delle 11, e di una serata, il martedì, già ricca di programmazione concorrente. Ecco perché Infante, tornando sull’episodio con Chi, ha ammesso: «Le parole che l’editore ha usato nei miei confronti non mi fanno dormire la notte, questa è la verità, perché sento una forte responsabilità e lo ringrazio per la fiducia». Non è ironia di circostanza: è la fotografia di un debutto che, dal 24 agosto 2026, sarà osservato quotidianamente da chi lo ha voluto in azienda.

Dalla guerra editoriale su Garlasco alla tregua con Nuzzi: cosa è cambiato

Fino a poche settimane fa lo scenario era opposto. Tra aprile e giugno 2026 Milo Infante e Gianluigi Nuzzi, conduttore di Quarto Grado e Dentro la Notizia, avevano rappresentato le due fazioni opposte del caso Garlasco: da una parte l’ex conduttore Rai, colpevolista nei confronti dell’indagato Andrea Sempio e innocentista nei confronti di Alberto Stasi, dall’altra Nuzzi, più vicino alle posizioni di Sempio e spesso suo interlocutore in trasmissione. Lo scontro tra le due squadre aveva coinvolto anche la criminologa Roberta Bruzzone, il cui addio a Ore 14 era stato letto come una conseguenza diretta della rottura con Infante. Oggi, nella stessa intervista a Chi, il conduttore smentisce ogni tensione con parole quasi opposte a quelle di qualche mese fa: «Se tu mi chiedi chi è Gianluigi Nuzzi, ti dico che è uno onesto, che è uno puro, che se sbaglia lo fa con la sua testa, che è uno rigoroso e spero che lui dica altrettanto di me». Una pace ufficiale che arriva proprio mentre i due si preparano a incrociarsi di nuovo, questa volta sotto lo stesso tetto Mediaset.

Il mea culpa su Stasi non è una novità: la cronologia che pochi ricordano

Il giudizio di Infante su Alberto Stasi (‘non c’entra niente’) non nasce con l’intervista del 23 luglio 2026. Undici giorni prima, il 12 luglio 2026, in un’intervista a Il Messaggero, il conduttore aveva già ammesso un certo disagio per il modo in cui la sua narrazione televisiva aveva contribuito a costruire un’immagine negativa di Stasi negli anni passati. La posizione espressa ora a Chi è dunque la prosecuzione coerente di un percorso di revisione già avviato, non una presa di posizione improvvisa: un dettaglio che permette di leggere le sue dichiarazioni non come un colpo di scena isolato, ma come tappa di un ripensamento pubblico che dura ormai da quasi due settimane.

Da 23 anni in Rai al doppio impegno Mediaset: che cosa lascia e cosa lo aspetta

Prima di questo capitolo, Milo Infante ha lasciato la Rai dopo oltre due decenni di carriera nell’azienda, chiudendo l’esperienza alla guida di Ore 14, il programma che da settembre passa nelle mani di Salvo Sottile. Il passaggio a Mediaset arriva dopo mesi di trattative interne rimaste senza esito: come lo stesso conduttore ha raccontato, aveva presentato alla Rai richieste, proposte e idee di sviluppo di programmi che non sono state prese in considerazione. Da qui la scelta di cambiare casacca, definita da Infante come l’occasione di sentirsi per la prima volta dopo anni parte di una famiglia editoriale interessata alla sua narrazione. Da lunedì 24 agosto 2026 il conduttore guiderà su Rete 4 la striscia quotidiana Ore 11, in onda dalle 11 alle 13 subito dopo il Tg4 delle 10.30, a cui si aggiungerà un programma di prima serata collocato al martedì, nello slot lasciato libero da È sempre Cartabianca di Bianca Berlinguer, che trasloca al mercoledì. Infante assumerà inoltre un ruolo di condirezione a Videonews, la testata giornalistica di Mediaset.

I numeri che spiegano perché Mediaset ha puntato su di lui

Il colpo di mercato messo a segno da Pier Silvio Berlusconi si spiega con gli ascolti costruiti da Infante negli ultimi mesi di Rai 2. Nella sua ultima stagione, Ore 14 Sera aveva toccato il 10,2% di share con 1.224.000 spettatori il 28 maggio 2026, in una puntata condotta persino tra le difficoltà di un blackout che aveva costretto la trasmissione ad andare in onda senza luci e senza alcuni servizi. Numeri che in diverse occasioni avevano permesso al programma di avvicinare o superare i risultati della concorrenza diretta, consolidando Infante come uno dei volti più seguiti del pomeriggio Rai sui temi di cronaca nera, e in particolare sul caso Garlasco, di cui è stato tra i protagonisti televisivi dell’ultimo biennio.

Salvo Sottile e la frecciata sul ‘fuso orario di Mediaset’: la polemica che non si è ancora spenta

Il passaggio di testimone a Rai 2 non è stato indolore. Quando Infante ha dichiarato di essersi aspettato un cambio di nome per Ore 14 dopo il suo addio, paragonandolo al ritiro di una maglia nel calcio, Salvo Sottile, il nuovo conduttore del programma su Rai 2, ha risposto pubblicamente punto su punto. Sottile ha ricordato che «le maglie si ritirano quando ti chiami Maradona, Totti o Baresi. Non quando cambi azienda», aggiungendo una stoccata sul nuovo progetto Mediaset del collega: secondo Sottile, quando ha dovuto battezzare il suo nuovo programma, Infante lo ha chiamato Ore 11, che altro non sarebbe se non «Ore 14 con il fuso orario di Mediaset». Una polemica nata da un’intervista al Messaggero e proseguita a colpi di dichiarazioni pubbliche, che ha finito per accompagnare l’intero mese di preparazione al debutto Mediaset di Infante.

Anche Roberta Bruzzone aveva lasciato dopo la rottura con Infante

Non solo Sottile: tra le conseguenze dirette del deterioramento dei rapporti dentro Ore 14 c’è anche l’addio della criminologa Roberta Bruzzone, oggi volto di Quarto Grado, che aveva legato il proprio allontanamento dal programma Rai a una sintonia professionale ormai esaurita con il conduttore. Bruzzone aveva raccontato di essersi confrontata con Infante senza però ritrovare quella intesa che li aveva legati in passato, arrivando a dire di non riconoscersi più nel ruolo che le veniva assegnato in trasmissione. Un episodio che, insieme allo scontro con Nuzzi, disegna il quadro di un biennio turbolento sul fronte Garlasco, oggi apparentemente ricomposto proprio nei giorni che precedono il debutto Mediaset.

Perché Infante ammorbidisce i toni proprio ora

Sommando le date, il quadro diventa più leggibile: il mea culpa su Stasi arriva il 12 luglio 2026, la distensione pubblica con Nuzzi il 23 luglio 2026, entrambe a un mese esatto dal debutto di Ore 11 previsto per il 24 agosto 2026. Chi si appresta a guidare un prodotto quotidiano di cronaca sotto la diretta osservazione di un nuovo editore ha evidentemente convenienza a smussare gli scontri editoriali del passato prima di andare in onda, piuttosto che portarseli dietro come eredità pesante degli anni di Garlasco vissuti in Rai. Le parole sull’insonnia provocata dalla fiducia di Berlusconi, lette in questa chiave, raccontano meno la gratitudine e più la consapevolezza di giocarsi una partita che, questa volta, non ammette passi falsi.

Fonti

Tag:Milo Infante

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