Milo Infante e la frase che smaschera l’AD Rai Rossi: cosa c’è dietro quella causa del 2012

Milo Infante replica a Rossi: riconoscente solo al tribunale, ecco la causa Rai del 2012-15

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Milo Infante replica pubblicamente all’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi il 14 luglio 2026, dopo che quest’ultimo si era detto colpito dalle sue recenti dichiarazioni sull’addio a Viale Mazzini: il conduttore, ora passato a Mediaset, chiarisce di essere riconoscente soltanto al tribunale di Milano e al suo avvocato, per le sentenze vinte contro l’azienda pubblica tra il 2012 e il 2015.

Perché Milo Infante rivendica solo il tribunale e non la Rai

La domanda che tutti si fanno è semplice: perché un giornalista che ha lavorato per oltre vent’anni in Rai sente il bisogno di specificare, quasi puntigliosamente, di dover la propria gratitudine a un giudice e a un legale, e non all’azienda che lo ha pagato per due decenni? La risposta arriva da una frase precisa pronunciata da Rossi, che aveva parlato di un’azienda che avrebbe sempre tutelato Infante anche nei momenti difficili. Ed è esattamente su quella parola, tutelato, che il conduttore ha deciso di intervenire pubblicamente, riportando alla memoria una vicenda giudiziaria che gli è costata anni di battaglie nelle aule di tribunale.

L’antefatto: la causa per demansionamento del 2012

Per capire la portata della replica bisogna tornare indietro di quattordici anni. Nel 2012 Milo Infante, allora conduttore de L’Italia sul 2 su Rai2 al fianco di Lorena Bianchetti, fece causa alla Rai dopo essere stato improvvisamente allontanato dal video, senza alcun preavviso, pur continuando a percepire regolarmente lo stipendio, allora pari a circa 150.000 euro lordi l’anno. Secondo la sua versione, l’esclusione sarebbe arrivata dopo aver segnalato ai vertici dell’epoca l’esistenza di una lista di ospiti sgraditi imposta dall’allora vicedirettore di Rai2.

Il tribunale, con un provvedimento immediatamente esecutivo, dispose il reintegro nelle mansioni precedenti e un risarcimento di 3.000 euro al mese sia per il periodo di inattività sia in caso di mancato reintegro. La sentenza di primo grado, pronunciata nel luglio 2014 dal giudice Di Lorenzo del Tribunale civile di Milano, stabilì dunque il reintegro immediato di Infante nel ruolo di conduttore o equivalente, oltre al risarcimento del danno. La vicenda non si fermò lì: nell’aprile 2016 la Corte d’Appello di Milano confermò la sentenza, accertando la dequalificazione professionale subita dal 1° settembre 2011 al 31 marzo 2012 e condannando nuovamente la Rai a garantire al giornalista mansioni compatibili con la sua professionalità.

Quanto vale in soldi la battaglia legale che Infante rivendica oggi

Non si tratta di una vicenda simbolica: i numeri raccontano una battaglia economica di lungo corso. Oltre allo stipendio da 150.000 euro lordi annui percepito da inattivo, il giudice riconobbe a Infante anche un risarcimento aggiuntivo di 3.000 euro al mese per un periodo di due anni. A questo si sono aggiunte, nel tempo, complessivamente quattro sentenze che hanno accertato la responsabilità della Rai per dequalificazione professionale nei suoi confronti, come lo stesso conduttore ha ricordato rispondendo a Rossi. Una somma di provvedimenti giudiziari che, secondo Infante, giustifica la sua scelta di indirizzare la gratitudine non all’azienda ma a chi materialmente gli ha fatto ottenere giustizia: il tribunale di Milano e l’avvocato Maurizio Borali, dello studio legale Fezzi di Milano, che lo ha assistito in tutte le fasi del contenzioso.

Cosa hanno detto Rossi e Infante nello scontro del 14 luglio

Tutto nasce da un’intervista che Giampaolo Rossi ha rilasciato ad AdnTalks. L’amministratore delegato della Rai ha raccontato di essere rimasto spiacevolmente colpito dall’intervista di Infante nei confronti della Rai e dei colleghi, aggiungendo che quando ci si avvia verso un’altra azienda non si dovrebbe parlare male di chi ti ha tutelato. Una frase che ha spinto il conduttore a rispondere pubblicamente a LaPresse, negando qualsiasi intento polemico: nessun attacco alla Rai, ha spiegato Infante, azienda alla quale ha sempre riconosciuto di aver dato molto e alla quale ritiene di aver restituito altrettanto, sapendo anche ricominciare da zero quando necessario. Ha poi confermato affetto e stima per l’AD, ma si è detto sorpreso dalle sue parole nel punto in cui si parla di una tutela che, a suo dire, non può che riferirsi al periodo 2012-15 e alle quattro sentenze che hanno condannato la Rai per dequalificazione professionale: in quel caso, ha precisato, la sua riconoscenza va esclusivamente al tribunale di Milano e all’avvocato Borali.

Non è la prima scintilla: il precedente con Salvo Sottile

La replica a Rossi non arriva dal nulla, ma si inserisce in una sequenza di dichiarazioni pubbliche che dura da giorni. Prima dello scontro con l’AD, Infante aveva rilasciato una lunga intervista al Messaggero in cui rivendicava di essersene andato dalla Rai di propria iniziativa, raccontando di aver rifiutato una proposta economica dell’azienda pubblica che parlava di un contratto tra 500 e 600 mila euro l’anno. Nella stessa intervista il conduttore aveva anche punzecchiato il suo successore alla guida di Ore 14, Salvo Sottile, dicendo di aspettarsi che il programma cambiasse titolo dopo il suo addio. Una battuta che non è passata inosservata: Sottile ha risposto pubblicamente ricordando come lui stesso, lasciando la conduzione di Quarto Grado, non avesse mai preteso che il programma cambiasse nome, sottolineando che i titoli restano marchi editoriali dell’azienda e non proprietà personale dei conduttori.

Dove va a lavorare ora Milo Infante: i nuovi programmi Mediaset

Mentre le parole volano tra Milano e Roma, il futuro professionale di Infante è già scritto nei palinsesti. Nella presentazione dei palinsesti Mediaset 2026/2027, avvenuta il 9 luglio a Cologno Monzese davanti alla stampa e illustrata da Pier Silvio Berlusconi, al conduttore sono stati affidati due programmi su Rete 4. Il primo è una striscia quotidiana con titolo provvisorio Ore 11, in onda dal lunedì al venerdì dalle 11 alle 13, che andrà in diretta concorrenza con Forum di Barbara Palombelli. Il secondo è un nuovo programma di approfondimento in prima serata, in onda il martedì, sempre su Rete 4. Un doppio impegno che segna in modo netto il passaggio di Infante dal servizio pubblico al Biscione, dopo oltre vent’anni passati a Viale Mazzini.

L’effetto domino: non solo Infante nell’intervista di Rossi

Le dichiarazioni dell’AD su Infante non sono isolate, ma si inseriscono in un’intervista più ampia in cui Rossi ha toccato altri fronti caldi dell’azienda pubblica. Nello stesso colloquio con AdnTalks, l’amministratore delegato è stato interpellato anche sul caso legato a Sigfrido Ranucci e a Report, difendendo la sospensione delle repliche del programma come una forma di cautela per il brand dell’azienda, oltre alla delicata questione dei rapporti con la Vigilanza Rai. Un contesto che suggerisce come le tensioni tra i vertici di Viale Mazzini e alcuni conduttori e giornalisti non riguardino soltanto il caso Infante, ma un più ampio nodo di rapporti interni all’azienda pubblica in questa fase.

La parola che ha acceso la miccia: perché ‘tutelato’ non convince Infante

C’è un dettaglio che, più di ogni altro, spiega la puntualizzazione di Infante. Rossi ha usato l’espressione di un’azienda che ti ha tutelato riferendosi al conduttore, ma è proprio sul terreno della tutela che Infante ha dovuto trascinare la Rai in tribunale, vincendo la causa in doppio grado di giudizio dopo essere stato allontanato dal video senza preavviso. La sua risposta, dunque, appare come un chiarimento mirato proprio a quella parola: la tutela che Rossi rivendica per l’azienda, secondo Infante, gliel’ha garantita in realtà la giustizia civile, con quattro sentenze favorevoli, e non una scelta spontanea dei vertici Rai. Un modo, insomma, di ricordare pubblicamente che dietro le buone parole di oggi ci sono stati anni in cui il suo posto di lavoro è stato difeso nelle aule di tribunale, non nei corridoi di Viale Mazzini.

Fonti

Tag:Milo Infante

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