Fabrizio Corona rompe il silenzio e lo fa nel modo più intimo possibile: parlando del figlio Carlos Maria, nato dalla relazione con Nina Moric. Nell’intervista al podcast Radici di Ughetta Di Carlo, diventata virale in Italia nella giornata del 22 giugno 2026, l’ex re dei paparazzi ha rivelato per la prima volta in maniera così diretta che il ragazzo, oggi venticinquenne, ha la sindrome di Asperger e da tempo vive in una comunità terapeutica. Una confessione lunga, a tratti commossa, in cui Corona ha mostrato un lato inedito: quello del padre.
La rivelazione su Carlos: ‘È un dono, un ragazzo straordinario’
Per anni Fabrizio Corona aveva sfiorato l’argomento senza mai chiamarlo per nome. Nel podcast Radici, invece, ha scelto le parole più chiare possibili: Carlos ha la sindrome di Asperger, una condizione che rientra nello spettro autistico ad alto funzionamento e che comporta difficoltà nelle relazioni sociali, nella comunicazione e nella gestione delle emozioni, pur preservando le capacità cognitive e spesso favorendo talenti specifici.
Corona lo descrive come ‘un ragazzo straordinario’ e si dice ‘fortunato ad avere un figlio così speciale’: per lui è ‘veramente un dono’. Il padre racconta che Carlos oggi vive in una struttura protetta, pur trascorrendo molto tempo con la famiglia, con il fratellino Thiago (avuto da Corona con Sara Barbieri) e con la stessa Sara, che ha costruito con il ragazzo un legame profondo. Una rete di affetti che, sottolinea l’ex agente fotografico, è stata fondamentale per stabilizzare il percorso di Carlos dopo anni complicati, segnati anche dall’esposizione mediatica della guerra giudiziaria fra i suoi genitori.
La scelta della comunità: una decisione ‘difficile ma giusta’
Quella di affidare Carlos a una comunità, spiega Corona, è stata una decisione sofferta ma necessaria. Il ragazzo aveva attraversato fasi di forte fragilità, con uscite pubbliche e gesti che avevano allarmato familiari e opinione pubblica, in particolare alcuni episodi raccontati dallo stesso Corona sui social tra il 2023 e il 2024. La struttura, secondo il racconto del padre, gli ha permesso di trovare un equilibrio, una routine e degli affetti stabili, evitando il cortocircuito mediatico che aveva accompagnato la sua adolescenza.
Carlos, classe 2002, era stato al centro del gossip italiano fin dalla nascita: figlio di due personaggi divisivi come Corona e la modella croata Nina Moric, era cresciuto in mezzo a separazioni, processi e telecamere. Negli ultimi anni, la sua presenza pubblica si era ridotta drasticamente. Ora, con le parole del padre, prende forma una storia diversa da quella raccontata per anni dai rotocalchi: non un ‘figlio difficile’, ma un ragazzo con una diagnosi precisa, accudito e protetto.
Le dipendenze e ‘l’adrenalina come unica droga’
Nel podcast Corona affronta anche il tema delle dipendenze, ricorrente nella sua biografia pubblica. L’ex re dei paparazzi rivendica un cambio di rotta: dice di non aver paura delle droghe come sostanza, ma di disprezzarne gli effetti, perché ‘distruggono la gente e si vede’. La sua vera dipendenza, ammette, è di altra natura: ‘Sono drogato di adrenalina’, confessa, raccontando che la tranquillità lo spaventa più di qualsiasi processo. Una chiave di lettura che spiega in parte le sue continue uscite mediatiche, le inchieste di Falsissimo e le polemiche degli ultimi anni.
Il padre scomparso e il ‘fiuto’ ereditato
Tra i passaggi più toccanti dell’intervista c’è il ricordo del padre Vittorio Corona, giornalista e autore televisivo morto nel 2000. Fabrizio confida di sentirne ancora la protezione ‘in tante occasioni particolari’ della vita e nei processi che lo hanno coinvolto. Al genitore attribuisce anche l’eredità professionale che ha segnato la sua parabola: il fiuto per la notizia, la capacità di costruire storie, l’attitudine a stare sul confine fra cronaca e spettacolo. Una figura paterna idealizzata che, dice, gli ha fatto da bussola anche nei momenti peggiori, dal carcere alle ricadute giudiziarie.
La causa Mediaset da 160 milioni e il dolore per i social
Nel podcast non manca un capitolo sulla guerra legale con il Biscione. Corona ricorda la causa civile da 160 milioni di euro avviata da Mediaset nel febbraio 2026, dopo le inchieste di Falsissimo e in particolare le puntate dedicate ad Alfonso Signorini, che avevano portato anche a un procedimento d’urgenza davanti al Tribunale di Milano. A fine marzo 2026 i giudici avevano accolto parzialmente il reclamo dell’ex paparazzo, riconoscendogli il diritto di esprimere il proprio pensiero pur con il limite della diffamazione.
La causa milionaria, però, non è il colpo che lo ha ferito di più. A pesargli sul morale, ammette, è stata la cancellazione dei suoi profili social da parte di Meta, avvenuta nei mesi scorsi: ‘Più dura della causa Mediaset da 160 milioni’. Per uno che del rapporto con il pubblico ha fatto un mestiere, perdere milioni di follower in una notte ha significato perdere uno strumento di lavoro, un canale di sfogo e – ammette tra le righe – una forma di identità.
Il caso Garlasco e l’attacco allo ‘sciacallaggio’
Nell’intervista trova spazio anche un’opinione sul caso Garlasco, tornato d’attualità con i nuovi sviluppi giudiziari. Corona si sbilancia: per lui il responsabile sarebbe Andrea Sempio, anche se non esclude che alla fine non venga rinviato a giudizio. Allo stesso tempo, attacca con durezza chi sui media costruisce share sulle tragedie, riprendendo il concetto di ‘guerra tra bande’ già espresso al podcast Non è la TV di Fanpage. Una critica che suona anche come un’autocritica, dopo anni passati a maneggiare scoop di cronaca nera.
Dopo le polemiche su Signorini, il ritorno con un volto diverso
L’intervista a Radici arriva al termine di un periodo di parziale silenzio social, seguito alle polemiche per le inchieste di Falsissimo su Alfonso Signorini e ai successivi strascichi legali. Negli scorsi mesi Corona aveva raccolto, a suo dire, oltre cento testimonianze contro il conduttore del Grande Fratello, scatenando una guerra mediatica e giudiziaria che si è incrociata con l’azione civile di Mediaset. Scegliere ora un podcast intimista, condotto da Ughetta Di Carlo e dedicato proprio alle ‘radici’ familiari, sembra un modo per riposizionarsi: meno scoop, più racconto personale.
Quel che resta, oltre alle polemiche, è la fotografia di un padre quarantaduenne che, per la prima volta, mette il volto di Carlos al centro della sua narrazione pubblica non come ‘figlio di’ ma come ragazzo con una storia sua, una diagnosi, un percorso e una famiglia allargata che lo tiene insieme. Un cambio di tono che, dopo anni di Corona-spettacolo, è la vera notizia di questa intervista.
