Mara Venier continua a presidiare la domenica pomeriggio di Rai1 con la consueta formula che ha trasformato Domenica In in un contenitore omnivoro: un po' di cinema, un po' di circo, un po' di canzone d'autore, un pizzico di attualità e una spolverata istituzionale. La puntata di domani, 12 aprile, non fa eccezione. Anzi, conferma una strategia precisa: mescolare nomi di richiamo con momenti celebrativi da servizio pubblico, nella speranza che il telecomando resti fermo sul primo canale. Una speranza che, va detto, non tutti i telespettatori sembrano voler assecondare: tra il pubblico prevale l'idea che il programma abbia bisogno di una ventata di freschezza, e non manca chi, nelle domeniche primaverili, preferisce sintonizzarsi sugli eventi sportivi in contemporanea — dal ciclismo al tennis — piuttosto che restare ancorato al salotto di Rai1.
Il cast della domenica: Scamarcio guida una lineup eterogenea
Riccardo Scamarcio è il nome di punta della puntata. L'attore pugliese, ormai stabilmente nella fascia alta del cinema italiano dopo la consacrazione con titoli come Tre metri sopra il cielo e il più recente percorso autoriale, garantisce quel minimo di glamour cinematografico che il salotto di Venier richiede per tenere agganciato il pubblico femminile della fascia 25-54.
Accanto a lui, un parterre che più eterogeneo non si potrebbe: Ambra Orfei, erede della storica dinastia circense, e Maurizio Ferrini, comico di lungo corso che evidentemente continua a godere di una rendita di simpatia televisiva costruita nei decenni. La componente musicale è affidata a Malika Ayane, una delle voci più raffinate del panorama italiano, che in un contesto del genere rischia sempre di essere compressa tra un aneddoto sul circo e una battuta da avanspettacolo.
Diaco, Bortone, Sottile: il blocco attualità si fa pesante
Poi c'è Pierluigi Diaco. Il conduttore, che con Rai ha un rapporto simbiotico e ciclico, torna nel salotto della domenica con un ruolo che resta da decifrare: ospite o quasi co-conduttore? La sua presenza è ormai una costante del palinsesto Rai in tutte le sue declinazioni.
Il segmento di attualità vede schierati Serena Bortone e Salvo Sottile, accompagnati dal professor Vittorio Occorsio. È la parte della trasmissione in cui Domenica In prova a vestire i panni del programma impegnato, con risultati che dipendono interamente dalla capacità di Venier di gestire i tempi senza trasformare l'approfondimento in una chiacchierata da bar. Proprio su questo punto, non mancano le critiche di chi ritiene che la trasmissione pecchi di eccessiva seriosità, scivolando a tratti in toni da necrologio anziché offrire la leggerezza che il pubblico della domenica pomeriggio cerca. C'è chi invocherebbe conduzioni più vivaci e ritmi diversi, e tra gli addetti ai lavori si ragiona già sul futuro della collocazione: il nome di Alberto Matano circola con insistenza come possibile erede della conduzione, in uno scenario che vedrebbe anche un riassetto complessivo del pomeriggio Rai.
I 174 anni della Polizia di Stato: il servizio pubblico che non può mancare
Il collegamento per i 174 anni della Polizia di Stato è il classico momento istituzionale che Rai1 inserisce con regolarità nelle sue trasmissioni di punta. Un tributo doveroso, certo, ma anche un segnale inequivocabile di quanto Domenica In sia ormai il braccio operativo della Rai quando si tratta di celebrazioni ufficiali. La domanda, semmai, è se il pubblico della domenica pomeriggio cerchi davvero questo tipo di contenuto o se lo subisca nell'attesa del prossimo ospite.
La formula Venier, in fondo, funziona proprio così: tiene tutti dentro, accontenta tutti, non scontenta quasi nessuno. È televisione che non rischia, ma che presidia. Eppure, tra gli spettatori sembra crescere una certa stanchezza verso un format percepito come immutabile, con un'ospitalità onnipresente della conduttrice che per alcuni ha perso spontaneità. Nel panorama attuale della domenica pomeriggio, presidiare è forse ancora vincere — ma la distanza tra chi presidia e chi conquista davvero il pubblico potrebbe farsi sempre più sottile.




